<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780</id><updated>2011-04-21T11:26:21.724-07:00</updated><title type='text'>Foto di vita</title><subtitle type='html'>sviluppate scrivendo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://fotodivita.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>97</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-106502738516025309</id><published>2003-10-01T09:56:00.000-07:00</published><updated>2003-10-01T09:56:24.573-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://www.inter-rail.it/paolo/default.htm"&gt;&lt;strong&gt;Piccolo sito&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; per il mio nuovo romanzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-106502738516025309?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/106502738516025309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/106502738516025309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_09_28_archive.html#106502738516025309' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-106251515895095208</id><published>2003-09-02T08:05:00.000-07:00</published><updated>2003-09-02T08:05:58.993-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La fronte posata sul legno lucido della porta mentre la mano cerca le chiavi nello zaino a occhi chiusi. Stanco, stanco, stanco: nelle ultime trentasei ore, sedici di aula al neon, dopo trenta giorni su trenta al sole. Vorrebbe non dover parlare con nessuno, almeno per un po’; mandare giù la giornata, piano, prima di uscire di nuovo. Il motorino l’ha lasciato fuori, sul marciapiede sotto casa, dove sdraiata e arancione la luce fa il cemento più accettabile. Il cavalletto laterale, che quello centrale si è rotto in pieno delirio di fine luglio: –a settembre ci metto le mani- ma in fondo si regge pure così. Gira la chiave e sente già le urla della madre, si ferma a metà senza neanche aprire gli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelle cose che si erano detti in acqua, tutti e quattro con il mediterraneo fino al collo e il cielo sopra la testa che non sarebbe caduto per altri dieci giorno almeno. Il corso yoga, che l’anno che l’ho fatto stavo benissimo. Riuscire a iscrivermi subito in piscina e andare almeno due volte a settimana. Io quest’anno voglio stare più tranquilla, però il corso di francese che mi serve per lavoro… Io volontariato decentemente, che son due anni che non faccio niente senza guardarmi l’ombelico. Lui aveva detto solo: riuscire a sopportare i miei, ancora un anno, un anno e dopo la laurea scappare, e basta.&lt;br /&gt;Era rientrato nel palazzone della sua periferia sud domenica notte. Lunedì mattina il motorino lo portava all’università e faceva meno caldo che a luglio, forse qualche macchina in più in giro. Rivedersi, abbracci due, tre alla volta e ritrovarsi cinque minuti dopo zitti in un’aula, mezza giornata ognuno nei propri freschi ricordi. La strada del ritorno riconoscendo le curve, calibrando le frenate familiari, la prima cena tutti e tre assieme dove era riuscito a incastrare due aneddoti di pesca nel silenzio teso sopra il volume della tv. Poi la mattina col rumore dei piatti per terra, il fruscio del padre che si copre la testa col lenzuolo, il silenzio della madre mentre raccoglie i cocci e lui si scalda veloce il caffè. Niente abbracci oggi, cornetto, quattro ore di  lezione, neanche le bariste sorridono più, altre quattro ore, gli occhi chiusi contro la porta e la chiave ferma a metà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-106251515895095208?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/106251515895095208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/106251515895095208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_08_31_archive.html#106251515895095208' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-96010212</id><published>2003-06-25T02:13:00.000-07:00</published><updated>2003-06-25T02:13:59.663-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Da un incontro con uno scrittore molto in gamba, un frammento del suo discorso sulla scrittura.&lt;br /&gt;(non metto il nome altrimenti spunta fuori con google e poi magari si incazza pure).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Se siete qui, immagino che siate interessati alla scrittura. C´è sempre un dibattito sulle scuole di scrittura creativa, su quanto possano insegnare a scrivere, su quanto possano insegnare a migliorarsi. L´importante di queste scuole, oltre che la bravura dei docenti, siete proprio voi.&lt;br /&gt;Nel senso che chi entra qui dentro, e lo fa già da piccolo scrittore, ha un suo "ingombro" che va messo da parte: ognuno di voi avrà un suo romanzo e chissà cos´altro nei cassetti. Dimenticatelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domanda fondamentale che vi dovete fare è questa: io sono un dilettante o un professionista della scrittura?&lt;br /&gt;Non è che dovete rispondere adesso, o domani, prendetevi il vostro tempo. Ma è questa la domanda fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema di molti, troppi, nella scrittura è che scrivono quello che vivono nel momento in cui lo vivono.&lt;br /&gt;Nel senso che, siccome si scrive quasi sempre di botte in testa, di bastonate, di problemi, di rapporti umani, mentre li vivono o appena prima di viverli, si rifugiano nella macchina da scrivere, mentre il problema è ancora lì, irrisolto: io sono di là che scrivo, mentre nel mio tinello il problema è enorme, e probabilmente quando avrò finito di scrivere sarà anche difficile recuperarlo.&lt;br /&gt;Il dilettante fa questo. Nel senso che il dilettante scrive quello che vive, senza schermo. Rimette sul libro quello che sta vivendo.&lt;br /&gt;Il professionista no, prima risolve il problema, ne esce anche con le ossa rotte, se è il caso, ma non scrive quando prende le bastonate. Perché quello è il suo lavoro, e non può permettersi di portare sulla pagina i suoi problemi, perché la pagina rimane, e un domani si vedrà se ha fatto questo. Attenzione, non vuol dire che il professionista guadagni di più o sia più famoso, che ci sono tanti dilettanti che scrivono cose stupende, e che guadagnano un sacco di soldi: il problema è un problema di metodo.&lt;br /&gt;Non si scrive quando si ha il vento in faccia, tutto qui.&lt;br /&gt;Perché se scrivi credi di aver risolto il problema, in realtà non lo hai risolto, tu ti fai il tuo libro, lo porti a un editore: se te lo pubblica sei contento, e comunque non è cambiato un cazzo, perché tanto il problema sarà poi venderlo, e poi fare il libro dopo; se invece l´editore dice che il libro fa schifo, allora sei morto, ti ritrovi con un problema non risolto e un libro che fa schifo.&lt;br /&gt;Terribile."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-96010212?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/96010212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/96010212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_06_22_archive.html#96010212' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-95889870</id><published>2003-06-21T03:57:00.000-07:00</published><updated>2003-06-21T03:57:40.683-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;i&gt;Prima parte di un racconto patinato: &lt;b&gt;broken&lt;/b&gt;.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse ti ricordi ancora. &lt;br /&gt;Andrew stringeva il water con entrambe le braccia, parlava rivolto verso lo schifo che aveva appena buttato fuori. Guardavi i pantaloni di lui, le macchie di piscio e fango raccolte da terra, le ginocchia schiacciate contro il bianco della ceramica. Ti sei avvicinata alla tazza, gli hai stretto i capelli con entrambe le mani per sollevarlo:&lt;br /&gt;“che dici?”&lt;br /&gt;“cosa c’è dietro l’illusione?”&lt;br /&gt;“Andrew, ma quanto cazzo sei ubriaco?”&lt;br /&gt;“‘fanculo, lasciami stare”&lt;br /&gt;e ricadeva con la testa piegata, il volto chiuso fra le mani, gli occhi fissi sull’acqua: un brodo degli avanzi della cena, dritti dallo stomaco di lui.&lt;br /&gt;Presi la carta igienica, ne strappai un pezzo lungo, toccai la spalla di Andrew: “ehi”.&lt;br /&gt;Ma non si muoveva, nella bufera di quel cesso teneva stretto il suo salvagente e pensava solo a sé. “Andrew, pulisciti. Dagli retta” facesti eco, prima di aprire la porta sul corridoio deserto.&lt;br /&gt;Usciti che fummo, nell’aria densa di musica e fumo, presi da un tavolo una bottiglia di bianco gelata. Mentre ti offrivo il bicchiere guardavi l’Arno fuori dalla finestra, senza parole. Il padrone di casa entrò anche lui, disse solo “fantastico” in un’aria stralunata e alcolizzata; si lasciò cadere scivolando su una poltrona di pelle bianca, ad occhi chiusi. Ridemmo e ti guardai bere. Le tue mani piccole sul vetro appannato, vicine alla bocca rossa, gli occhi lucidi e distratti da qualcosa dall’altra parte delle stanza, i capelli così corti da farti sembrare adolescente. Radiosa, come in quei tre giorni di noi due.&lt;br /&gt;Presi la tua mano alzandola, ti feci girare appena su te stessa per raggiungere la sala, trovare un angolo lontano dallo sguardo degli altri su di te.&lt;br /&gt;Sui divani del salone, morta e lunga su tutta la pelle nera e lucida, trovammo la nostra festeggiata stordita, con la mano stretta dalle amiche più sue, fate fedeli e annoiate al capezzale di lei. Il nero del suo vestito copriva quello della poltrona; la gonna era salita ancora, scoprendole le gambe nude e brune. Ma nella sala pochi l’avevano notata, chiusi a bere in piccoli gruppi, cercando gli ultimi avvicinamenti prima della fine. Nella solitudine di quella piccola folla tentai di avvicinarti in un bacio lento, ma rispondevi con freddezza. Di nuovo posavo le labbra sulle tue spalle e ti allontanavi leggera. Per una settimana, ogni notte, mi chiesi se avevi già capito tutto. Se in quella serata eri ancora vicina a me o saremmo tornati colleghi. Lontani dalla fortezza e tutto quello che era stato.&lt;br /&gt;Posai il bicchiere e feci per tornare verso il bagno, raccogliere il corpo di Andrew per buttarlo su un letto. Non una mossa da te, lo sguardo su altro e la sigaretta stretta fra due dita, aspirata a fondo e in bordate di fumo scuro contro la parete bianca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrew era ancora abbracciato alla ceramica, la fronte posata sulla tavoletta, la carta scomparsa.&lt;br /&gt;-Andrew, vieni, dammi una mano. Hai vomitato tutto, basta.&lt;br /&gt;Dal bianco macchiato della sua anima sputata a forza, il corpo, spezzato ma ancora orgoglioso, si alzò spingendo con tutte le forze e ogni singolo muscolo, verso il lavandino. Lo tenevo per i capelli mentre lavava la faccia che non riconosceva. Mentre parlava di qualcosa dentro di sé, qualcosa che ascoltavo senza capire, presi un asciugamano da una cesta e glielo passai. Lo abbracciai trascinandolo verso la porta, barcollò fuori, lo lascia cadere in una stanza dove ancora arrivava solo la musica piano, un fragile riparo pronto ad ospitare la passeggera morte di lui.&lt;br /&gt;Pensavo che eri di là, pensavo che non mi cercavi. Presi del tabacco da una busta abbandonata, iniziai a rollare cantando sottovoce, qualcuno mi passò del gin misto ad altro. Mi concentrai sulla colla della cartina, cercai di distribuire bene il tabacco lasciando spazio per un piccolo filtro a S, fresco e asciutto come avevo scoperto al tempo giusto. Che poi girare a bandiera era un piccolo rito, lento e preciso, con i suoi tempi. Esplodeva in quel baffo di cartina strappato piano, negli sguardi sempre curiosi di qualcuno, aspettando che il piccolo capolavoro fosse pronto per il fuoco.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-95889870?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/95889870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/95889870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_06_15_archive.html#95889870' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-95185005</id><published>2003-06-02T03:01:00.000-07:00</published><updated>2003-06-02T03:01:25.536-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ma Pietro che fine ha fatto?&lt;br /&gt;Ecco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Gli altri sono arrivati alle nove, hanno suonato alla porta più volte e Pietro era fuori prima che il padre si staccasse dalla tv. Dietro la porta non c’era nessuno, Pietro si guardò un po’ attorno e due fari lo abbagliarono dal fondo della strada. Un Mercedes metalizzato, enorme, e dentro c’erano tutti e due, sorridenti, che fumavano aspirando in nuvole chiare fuori dai finestrini. Nicola gli ha fatto cenno di salire con la mano che non stringeva il volante, dentro Marco non smetteva di parlargli girandosi continuamente per incrociare i suoi occhi:&lt;br /&gt;-Suo padre torna domani, abbiamo messo venti euro di benzina e comprato due pacchetti di Marlboro: che vuoi, light o rosse? Lo sai quanto scarica questa bestia? &lt;i&gt;Duecentoventi&lt;/i&gt;. Cioè, fa &lt;i&gt;duecento venti&lt;/i&gt;, ti rendi conto?&lt;br /&gt;E lentamente sono usciti dal paese, a marce basse, con lo stereo che sussurrava leggero e i finestrini chiusi. Due curve dopo l’ultima casa Marco ha alzato al massimo, Nicola ha messo gli abbaglianti e abbassato il piede, il Mercedes è scivolato sopra i cento. Ogni tanto Marco abbassava il volume per dire qualcosa, Nicola urlava una risposta nella musica che tornava subito su, Pietro restava sdraiato, sorrideva alle battute anche senza sentirle chiaramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Imboccata la superstrada hanno spalancato i finestrini davanti, il vento urlava sopra la musica e Marco gli andava dietro, a squarciagola, muovendo il pugno stretto fuori dai vetri; la quinta si allungava sotto il piede di Nicola oltre i quattromila giri; Pietro stringeva la maniglia sopra lo sportello, ogni tanto riconosceva le luci di un paese; pensava alle persone che c’erano riuscite, quelle che non avevano ascoltato le voci dei parenti, degli amici già convinti, della paura di non farcela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una mezz’ora Nicola ha detto che voleva rientrare, che domattina doveva alzarsi presto anche lui. Marco ha rimandato l’inversione un paio di volte, alla fine ha sbuffato e ha accostato; dopo una sigaretta collettiva sono ripartiti verso casa. Nicola ha abbassato il volume, si sono messi a chiacchierare della velocità massima che avevano raggiunto e di quanto avevano consumato dividendo chilometri e litri, Marco ha rallentato un bel po’, per non dover rimettere altri dieci euro prima di entrare in paese. Dopo una pausa di silenzio Pietro ha messo la testa fra i due sedili davanti, ha chiesto a Nicola se lui era contento di lavorare col padre, hanno iniziato a discutere come se fossero state scelte fatte da altri.&lt;br /&gt;Allo svincolo per casa Marco li ha interrotti e ha rialzato il volume, ha urlato “guardate ora!”. Con uno stacco ha scalato in quarta e è salito fino a centotrenta in pochi metri, la macchina è schizzata dentro la curva, è finita sul brecciolino, c’è stato il rumore dello specchietto che saltava, due tre quattro botti secchi, uno dopo l’altro, e il rumore dell’erba che strusciava contro il tetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro riaprì gli occhi dopo un tempo che non sapeva. C’era solo buio e la gamba che non veniva via, schiacciata fra il poggiatesta e il tettuccio di vetro. Cercava di urlare, ma la voce non usciva, la bocca si apriva ma non arrivava un filo d’aria dai suoi polmoni. Tutto fermo in gola, e da fuori non si sentiva nulla. Eppure gli altri non c’erano, dovevano essere fuori, dovevano essere fuori per forza, ma perché non venivano a prenderlo? Le urla rimanevano dentro e i pensieri bloccati su quel silenzio, ma le mani cercavano un appiglio per tirarsi fuori, strappavano centimetri frenetici verso lo sportello aperto. In fuga dal terrore che potesse esplodere tutto con lui dentro, bloccato, incapace di scappare lontano come gli altri."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-95185005?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/95185005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/95185005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_06_01_archive.html#95185005' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-94638624</id><published>2003-05-20T09:04:00.000-07:00</published><updated>2003-05-20T09:04:40.320-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ho letto un interessante articolo di Christian Raimo, un giovane scrittore di Roma che sto bene o male frequentando in queste settimane, lo trovate &lt;a href="http://www.minimumfax.com/newsletter_2.asp?newsletterID=21&amp;pagina=n2"&gt;&lt;b&gt;qui&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, e ho provato a rispondergli sul forum della case editrice. Riporto qui le considerazioni, magari potranno interessare qualcuno che poi si unirà alla discussione e così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Inizi con una citazione di san Paolo, e te ne riporto un'altra sua, abusata ma a me molto cara, che temo c'entri molto con la faccenda: "Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella prima parte, quando scrivi certe cose sulla nostra generazione (sono del '78), forse trascuri due aspetti a mio parere centrali: l'adolescenza allungata fino agli X anni (con x maggiore di 30) che va a braccetto con l'esaltazione dell'edonismo.&lt;br /&gt;Temo di andare a finire sul sociologico, cosa che non mi appartiene, ma queste sono le due direzioni dove io ho sbirciato per rispondere alle domande che poni all'inizio, tanto che ci ho scritto un romanzo che finisce proprio con la citazione qui sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungerei dunque un altro spartiacque, come lo chiami tu, ai 3 elencati: siamo una generazione straviziata.&lt;br /&gt;Quindi genitori benestanti o più, con tanti dei quali che neanche hanno intravisto le ristrettezze degli anni intorno alla guerra, quasi tutti lontani da controlli rigidi su orari e libertà sessuali dei figli. E quindi, come il bambino che non becca mai uno schiaffo e non conosce i confini, c'è il rischio di vagare in questo mare di libertà e possibilità, cercando disperatamente spicci di divertimento o intrattenimento, magari nascosti dietro il dito di una facoltà universitaria. &lt;br /&gt;E sai quale è secondo me la peggiore conseguenza di tutto sto pippone? L'indecisione. La mancanza di capacità di prendere decisioni-responsabilità-etc. E quindi giù di desiderio di post e neo che aggiustino tutto, o perlomeno lo smuovino per far muovere qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorvolo quasi la seconda parte, il tema della nostalgia. Solo sottoscrivo il tutto e aggiungo la cosa peggiore che ho visto riguardo alla nostalgia del passato: persone che riguardano la storia con l'ex di turno e cercano di far ritornare a tutti i costi quella situazione, non rendendosi conto che le cose CAMBIANO, in maniera direi abbastanza inesorabile. Inutile sottolineare come questa difficoltà a mandare giù i cambiamenti sia collegabile all' "adolescentismo" di cui sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sembra che alle tue domande su come sia possibile che riusciamo ad accettare così con nonchalance feticci e schifezze varie rispondi perfettamente subito dopo, in particolare con la felice espressione: abbiamo da fare con i cazzi nostri. Certo, c'è sempre questo rischio di generalizzare, ma se prendo il mio collega qui davanti e gli chiedo perché non si iscrive al sindacato già so la risposta: la sfiducia completa nelle istituzioni, nelle organizzazioni che non puntano all'individualità ("cioè, io sono un cazzo di cav. jedi e ho la forza, IO." oppure: "IO posso stare meglio con la religione orientale X, IO."), sfiducia anche comprensibile calcolando che siamo cresciuti con una tangentopoli di mezzo (che ne dici?) e inoltre convinzione radicata che la felicità (quindi il divertimento) passi per l'attenzione al proprio ombelico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultime domande, e che fare come narratori? &lt;br /&gt;Beh, io per ora la risposta che mi sono dato e che porto avanti è quella del prendere una posizione chiara e raccontare perché secondo me è una che vale la pena di portare avanti o perché altre fanno danni. &lt;br /&gt;Mi sembra banale scriverti che si può essere "embedded" per certi aspetti (la camicia bianca che porto ora, per esempio) vivendo però le cose con la coerenza e la carica critica della propria scelta, e quindi raccontandola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A presto,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-94638624?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/94638624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/94638624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_05_18_archive.html#94638624' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-94070153</id><published>2003-05-09T12:59:00.000-07:00</published><updated>2003-05-09T12:59:02.326-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Pietro si sdraiò sul letto, col lenzuolo fresco sotto la schiena sudata, e cominciò a fissare il soffitto, già scuro della luce che accoglieva la sera. Aspettava il campanello. Avevano detto che sarebbero passati subito dopo cena, con le voci concitate che si accavallavano nella cornetta, e che assolutamente non doveva mancare. Aveva detto di no due, tre volte, che doveva alzarsi presto per andare col padre la mattina presto, ma alla fine aveva accettato. Era sceso al piano di sotto per avvertire i genitori che sarebbe uscito; c’era lo zio Mimì in salone, sulla poltrona verde, di fronte a quella del padre.&lt;br /&gt;-Pietro, ma chi te li ha fatti quei capelli? Mica sarà stato Luigino, sei andato da quello in piazza?&lt;br /&gt;-Lascia stare Mimì… se li taglia da solo i capelli, mio figlio. Fa lo strano…&lt;br /&gt;Pietro ha tirato dietro le ciocche nere sulla fronte, ha chiesto il permesso, è sparito in cucina.&lt;br /&gt;-Con chi vai stasera?- gli ha chiesto la madre, dandogli le spalle china sul tagliere, le braccia completamente nude scoprivano i segni dell’antivaiolo. &lt;br /&gt;-I soliti- ha risposto lui sedendosi al tavolo di ferro e plastica rossa. &lt;br /&gt;-E che fate?- ha insistito, senza smettere di battere veloce il coltello sul legno. &lt;br /&gt;-Le solite cose… che c’è a cena?&lt;br /&gt;-E le solite cose, quali sono?&lt;br /&gt;-Ma’, ti prego, che vuoi che facciamo? Andremo al bar in piazza, faremo due partite… che cavolo vuoi che facciamo in questo buco? No, ancora non ci droghiamo, tranquilla…&lt;br /&gt;-Pietro, non fare il cretino…&lt;br /&gt;-E che dovrei fare? Scappo come ha fatto Tonino, vado a fare l’università a Roma? E con quali soldi, eh? Senti, non fare te la cretina- ed è tornato su, si è sdraiato sul letto, sudato, e ha cominciato ad aspettare."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-94070153?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/94070153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/94070153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_05_04_archive.html#94070153' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-93521831</id><published>2003-04-30T02:45:00.000-07:00</published><updated>2003-04-30T02:45:07.436-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Giovedì 8 maggio, alla libreria Odradek (a Roma centro, via dei Banchi vecchi, 57), ore 18.00 circa: &lt;br /&gt;Federico Platania presenta il sottoscritto e Michele Governatori che si scontreranno a suon di letture con i loro due libretti: "Dove comincia la strada" e "Venere in topless", due Fernandel degli ultimi due mesi.&lt;br /&gt;Accorrete numerosi?&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-93521831?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/93521831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/93521831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_04_27_archive.html#93521831' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-93121926</id><published>2003-04-23T10:00:00.000-07:00</published><updated>2003-04-23T10:00:49.583-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Iniziò il triste girotondo degli Avemmaria e pensò a tutte le volte che aveva paragonato qualcosa ai grani di un rosario: le macchine in coda nel traffico, i cellulari della Polizia alle manifestazioni uno accanto all’altro, i momenti di ricordo e dolore quando si supera qualcosa che ha fatto male. “Quanti rosari deve avere sgranato Michela per quello che è successo”, si chiedeva e continuava a guardare i suoi capelli. Quelli di cui lei andava tanto fiera e che lui aveva guardato e commentato mille volte, sfiorati una volta sola, quella di troppo per ritrovarsi così. &lt;i&gt;come era nel principio ora e sempre&lt;/i&gt;, risposero tutti stavolta; “terzo mistero doloroso…” gracchiò il megafono. Si ricordò all’improvviso dei suoi capelli schiacciati nel casco, quando andavano in giro in motorino, la frangetta che le finiva sugli occhi e lui che la prendeva in giro tutta l’estate e poi a settembre non c’era più. Gli arrivarono sparati alla pancia i suoi sguardi con gli occhi spalancati e lui che scherzava e magari le raccontava di quella della classe affianco che per una volta lo aveva cagato ed era il più felice di Roma sud e dintorni. Arrivarono tutti i regali fatti da lei ad ogni occasione sacra o profana, le facce imbarazzate degli amici aspiranti writers, che copiavano una lettera o una scritta da quelle che lei lasciava la notte sul suo diario quando riusciva a rubarglielo. Sgranò tutti i ricordi e ricominciò a guardare e ascoltare, la gente ripeté ancora &lt;i&gt;come era nel principio ora e sempre&lt;/i&gt;. Laura continuava a non girarsi mai, Michela neanche, e forse lui era contento così, che non aveva avuto le palle di guardarle le braccia prima e avrebbe voluto non rifarlo mai più. Erano passati sei anni da quella notte ai 100 giorni, dai barili di birra col rubinetto direttamente in bocca e le prime bottiglie di Pampero strette fra le mani, sei anni dai loro sacchi a pelo messi uno sopra e uno sotto per una notte, sei anni da un risveglio dove non riusciva a mettere insieme una parola o un pensiero mentre lei lo fissava con gli occhi più grandi e fiduciosi mai incrociati fino a quel momento e mai più rivisti."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-93121926?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/93121926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/93121926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_04_20_archive.html#93121926' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-92949264</id><published>2003-04-20T15:42:00.000-07:00</published><updated>2003-04-20T15:42:55.356-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>In ritardo di 24 ore i miei auguri di Pasqua.&lt;br /&gt;Cos'è per me?&lt;br /&gt;Un attraversamento e un inizio. &lt;br /&gt;Buon inizio a voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-92949264?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/92949264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/92949264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_04_20_archive.html#92949264' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-92436039</id><published>2003-04-11T09:27:00.000-07:00</published><updated>2003-04-11T09:27:50.153-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Un'amica, da Parigi, mi ha scritto una mail parlando della difficoltà a cogliere la "vera profondità" della città.&lt;br /&gt;Le ho chiesto di spiegarmi che cosa intendesse, ma prima le ho scritto prima qualcosa su quello che penso io.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"È strano. A volte capita di cogliere qualcosa di intimo e importante anche al volo, in pochissime giorni. A volte uno sta settimane in un posto speciale e non coglie un cavolo.&lt;br /&gt;Personalmente ho visto questo: la bellezza della vita (forse è questo che intendi con "vera profondità"?), e il nostro coglierla, non dipende dal posto e dalla sua bellezza, ma dalle persone con cui ci stai e dalla tua disponibilità di "animo". &lt;br /&gt;Qualcosa che ha a che fare con l'attenzione, la sensibilità, lo sguardo più o meno liberato da filtri. Quello che accade poi, in realtà, è che i filtri e tutte le altre schifezze uno le riesce a buttare solo in vacanza, o in situazioni particolarmente fortunate.&lt;br /&gt;(Per questo il sottoscritto scriveva solo storielle di viaggi: solo lì aprivo un po' di più cuore occhi cervello orecchie etc)"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-92436039?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/92436039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/92436039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_04_06_archive.html#92436039' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-91621643</id><published>2003-03-29T14:46:00.000-08:00</published><updated>2003-03-29T14:46:12.890-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;i&gt;a Franz, claro&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Claudio arriva all’appuntamento in ritardo, i parcheggi attorno al Circo devono essere finiti da un pezzo. Abbandona la macchina su un marciapiede due curve dentro la collina, passi veloci ma senza fretta nell’aria fresca, quasi pungente, della notte di marzo. Le luci delle strade brillano più forte intorno al nero che si apre, quando Claudio arriva al bordo dell’avvallamento c’è solo buio nell’anello di prato del Circo Massimo. Un buio innaturale per il centro di Roma, che stride con l’arancione soffuso di tutti i ruderi attorno, più denso alle spalle dei marmi splendenti di bianco superbo. Un buio bucato solo dal rosso dei bracieri, minuscoli segnali di vita che si muovono lenti fra dita fidate, tagliato da brevi lingue di fiamme di accendini, fatui fuochi ondeggianti che sciolgono serate nel palmo di una mano.&lt;br /&gt;Manuel è al solito posto, gli altri seduti in un piccolo cerchio. Da qualche angolo arrivano ritmi di tamburi africani, suoni e vibrazioni diversi che sembrano accordarsi, tenuti assieme dal buio. Sotto l’albero un ragazzo suona accordi semplici e struggenti, la sua voce prega i pezzi a memoria e copre l’assenza di un basso, una batteria, una seconda chitarra. Sul prato, le ombre lunghe del gruppo ondeggiano appena, dipinte in nero quando lampeggia un accendino. Un’isola compatta, come tante, nell’arcipelago notturno del Circo.&lt;br /&gt;Sei in ritardo, ha detto Manuel vedendolo. Dai, siediti un minuto.&lt;br /&gt;Claudio fa cenno agli amici lì affianco, qualche saluto a mezza voce, sposta un pezzo di cartone sull’erba affianco a Manuel con un gesto antico, posa lo sguardo parallelo a quello di lui.&lt;br /&gt;-Ce l’hai fatta ad arrivare.&lt;br /&gt;-Traffico, parcheggio lontano, le solite cose, dai…falla finita, son arrivato no? Che volevi dirmi?&lt;br /&gt;-Solo con lei arrivi sempre puntuale, eh?&lt;br /&gt;-Manuel…&lt;br /&gt;-Shh… è tutto chiaro: qua non farti più vedere. E’ semplice.&lt;br /&gt;-E’ semplice. E se volessi dirti qualcosa?&lt;br /&gt;-Non ti ascolterei.&lt;br /&gt;Il rumore dell’accendino spezza il silenzio, un graffio nel buio della loro distanza. Manuel fuma profondamente e guarda avanti, i bonghi e le chitarre improvvisamente inghiottiti nella terra umida e immobile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre risale la collina Claudio si ferma un attimo. La panchina dove fumavano la sigaretta prima di andare a letto, mentre il sole della domenica filtrava fra le rovine del Palatino. Respira forte altri due passi e c’è la staccionata, i bastoni segnati dai loro incontri prima della notte, con le scritte intagliate da qualcuno senza fretta, le massime degli anni assieme scolpite in una fragile eternità di legno.&lt;br /&gt;Mentre scende dal marciapiede decide che farà il giro lungo per non passare davanti a loro. Al primo semaforo, toglie la mano dal cambio e, col dorso, la passa sotto un occhio."&lt;br /&gt;(continua)&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-91621643?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/91621643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/91621643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_03_23_archive.html#91621643' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-90716653</id><published>2003-03-14T08:39:00.000-08:00</published><updated>2003-03-14T08:39:18.873-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>E' finita l'università.&lt;br /&gt;Dopo cinque anni e mezzo:&lt;br /&gt;-c'è un voto: 105&lt;br /&gt;-c'è un titolo: dottore in ingegneria&lt;br /&gt;-c'è un volume grosso così, che inizia con la dedica ai miei nonni e finisce con un elenco di persone seguito da due righe:&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Ringrazio davvero queste persone e tutte quelle che in questi cinque anni e mezzo mi sono state accanto con amore: nei viaggi, nella scrittura, nell’amicizia quotidiana, nella preghiera. Sono loro che mi hanno aiutato a vivere lo studio come una parte molto bella delle mie giornate, e mai come la mia vita. Grazie."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-90716653?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/90716653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/90716653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_03_09_archive.html#90716653' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-90106966</id><published>2003-03-04T03:35:00.000-08:00</published><updated>2003-03-04T03:35:31.450-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Per i &lt;b&gt;milanesi&lt;/b&gt;: &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lunedì 17 marzo &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Alla libreria FNAC di Milano in via Torino ang. via della Palla, alle ore 18 Paolo Papotti e Mattia Signorini presentano "Dove comincia la strada, i racconti del premio Tondelli 2001" (Ed. Fernandel). Introduce Fulvio Panzeri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(festeggiamenti nella notte al Chico bar) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per i &lt;b&gt;romani&lt;/b&gt;: &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Mercoledì 19 marzo 2003&lt;/b&gt; ore 19.00 &lt;br /&gt;Al centro culturale Chris Cappell a Roma in via Tomacelli 146 (metro A, Spagna), &lt;br /&gt;Paolo Papotti presenta "Dove comincia la strada, i racconti del premio Tondelli 2001 (Ed. Fernandel)". Introducono Antonio Spadaro e Michela Carpi. Interventi di Andrea Monda e Stas' Gawronski. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(festeggiamenti da definire) &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-90106966?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/90106966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/90106966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_03_02_archive.html#90106966' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-89831244</id><published>2003-02-27T03:11:00.000-08:00</published><updated>2003-02-27T03:11:29.623-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"A tutte le ore il traffico impazzito ai piedi della scale. Da due giorni. I vigili guidano i flussi di gente a piedi, commossa, e quelli della gente in macchina, commossa, e incazzata. La gente che mischia risate e pianto, mentre aspetta un'ora, due, in piedi, gli stessi che bestemmiano ogni istante delle attese in fila alla posta, in banca, al bancone del pane. Gli stessi che maledicono le gambe doloranti o il tempo perso aspettando, da una vita. Ora bagnano i sorrisi di lacrime &lt;i&gt;-ti ricordi quella scena dove lui dice...? -e quel film, non mi ricordo il titolo, dai, quello dove lo spaghetto lo provoca... -l'ho visto al cinema con mia madre quello, mi ricordo i pianti che ci siamo fatti alla fine..&lt;/i&gt; e non c'è fretta, non c'è nervosismo.&lt;br /&gt;Solo un mese prima il funerale di Daniele. I compagni di classe con gli occhi segnati, qualcuno piegato sul legno a pregare, altri che guardano l'orologio, fanno un altro passo verso la porta e un impegno che pressa. &lt;br /&gt;Luca un mese fa non è andato al funerale di Daniele, ma stanotte è stato cinque ore in piedi fra strada, scalinata, piazza, camera ardente.&lt;br /&gt;Ne hanno parlato così tanto a tutti i tg, sui giornali, su internet, neanche ha pensato che per due giorni si deve essere fermata la guerra. Mentre usciva, dopo cena, sua madre l'ha guardato con affetto e un po' di invidia perché lei aveva la febbre, suo padrea troppo pigro per andare fino in centro ha detto solo di salutarlo da parte sua. In ufficio, fra gli amici, tutti dicono che era un grande, che il minimo è andare a salutarlo.&lt;br /&gt;Luca scende le scale che sono le due, c'è ancora gente che sale, le luci azzurre della municipale non si riflettono più sulle macchine parcheggiate in tripla fila. Una ragazza riccia ha lasciato un biglietto fra i fiori. Bassina, mora, come la ragazza di Daniele. L'unica che piangeva in silenzio, in quella mattina senza folla."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-89831244?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89831244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89831244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_23_archive.html#89831244' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-89732103</id><published>2003-02-25T12:56:00.000-08:00</published><updated>2003-02-25T12:56:21.043-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ah, dimenticavo di avvertire che domani sera -mercoledì- leggono il mio nuovo libretto a radio due (Dispenser), se avete tempo e voglia dovrebbe essere fra le 20.30 e le 21.00. &lt;br /&gt;(Se non ascoltate radio rai due potete trovare le frequenze sul sito: www.radio.rai.it/radio2/)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-89732103?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89732103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89732103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_23_archive.html#89732103' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-89726359</id><published>2003-02-25T11:09:00.000-08:00</published><updated>2003-02-25T11:09:07.043-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Lo sente il fischio, Luca, ma continua a correre. Soffocato dalla distanza, il sibilo arriva lo stesso dritto dentro il suo orecchio, ma lui non si ferma. Anche nascosto dietro gli incitamenti e gli insulti urlati il richiamo continua, in sottofondo, costante e presente come un filo sospeso fra lui e la porta. Corre dietro le gambe degli altri, Luca, le gambe veloci e precise che mettono la palla dove vogliono, che la fermano in un movimento morbido, che la tengono lontana dai suoi calci mentre li insegue. Sono così alti che a volte riesce a toccarla arrivando da dietro, defilato, in silenzio mentre qualcuno avanza guardando avanti. A volte la spinge via con la punta e un compagno riesce a correre verso la porta avversaria, la porta di quelli dei palazzi gialli, e quando segnano poi corrono indietro e gli toccano la testa, a volte gli dicono bravo e Luca non vede l’ora di ricominciare per toccare ancora un pallone.&lt;br /&gt;Oggi di gol non ne hanno ancora fatti. Lui, di palloni, ne ha sfiorati un paio, ma toccati bene nessuno. Sono sotto di un gol o due e continuano a buttare la palla a quelli avanti urlando, nessuno gliela passa, neanche quando sono in difesa e tutti quelli dei palazzi gialli sono lontani. Corre il doppio Luca e il fischio è troppo presto, gli altri non sentono nulla e non può sentirlo neanche lui, deve toccare almeno un pallone, deve vedere almeno un sorriso e un per lui, detto da Alessandro magari, che quando arriva col motorino rosso tutti lo salutano, e quando parla ridono forte mentre lui si sposta i capelli lunghi da una parte all’altra.&lt;br /&gt;L’ultimo sospiro del sole, nell’istante prima di scivolare dietro il palazzo azzurro, è sul pallone fra i piedi di Alessandro, mentre il fischio di interrompe un attimo e poi riparte più acuto. Luca è dietro, fermo, mentre Alessandro supera il centrocampo e punta la porta dei gialli. Non c’è nessuno con lui in difesa, corrono tutti avanti e corre anche lui, senza sapere di che colore sarà la sua paura ad un metro dalla porta degli altri. Corre Luca, quasi fino ad entrare nell’area dei gialli, quando qualcuno tocca la palla di Alessandro e lui sta ancora correndo avanti e se la ritrova fra i piedi, e non fa in tempo a spaventarsi del momento, degli sguardi su di lui, del pallone che non sa cosa farci ora e lì, che una gamba enorme lo prende in pieno da dietro ed è solo la faccia nell’erba e la caviglia che prende fuoco.&lt;br /&gt;Si accorge ora, per la prima volta, che l’erba è bagnata e la terra sotto umida e morbida. Si tiene la gamba forte e stringe i denti, anche se non fa così male, ma loro fanno così quando sono vicini alla porta e cadono a terra e allora urla anche lui un po’, ma senza strafare. Con gli occhi chiusi e la gamba stretta sente solo la voce di Alessandro: è rigore, e lo batte lui.&lt;br /&gt;Qualcuno protesta, altri ridono, Luca è ancora a terra con la gamba stretta fra le mani e il cuore che non sa più come battere per capire cosa fare. Quando Alessandro gli stringe la mano per tirarlo su e gli dice coraggio non si accorge neanche che il fischio è sparito."&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-89726359?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89726359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89726359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_23_archive.html#89726359' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-89487318</id><published>2003-02-21T01:11:00.000-08:00</published><updated>2003-02-21T01:11:05.236-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sull'onda dell'articolo di oggi sul Venerdì di Repubblica(cavolo, due pagine ci han dato) mi ha appena chiamato una radio milanese: &lt;br /&gt;questa sera alle ore 1930 su circuito marconi (a milano sui 94.750) breve intervistina su libro e viaggi.&lt;br /&gt;(Tre minuti di risate garantiti per milanesi e dintorni!)&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-89487318?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89487318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89487318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_16_archive.html#89487318' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-89235278</id><published>2003-02-17T04:13:00.000-08:00</published><updated>2003-02-17T04:13:55.873-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;Attenzione&lt;/b&gt;: l'url di questo blog da mesi e' &lt;a href="http://fotodivita.blogspot.com"&gt;&lt;b&gt;fotodivita.blogspot.com&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-89235278?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89235278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89235278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_16_archive.html#89235278' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-89231139</id><published>2003-02-17T01:39:00.000-08:00</published><updated>2003-02-17T01:39:57.040-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>continua, dal post del 7/2&lt;br /&gt;"Un istante era fiume nel vento.&lt;br /&gt;Un istante pista deserta.&lt;br /&gt;Lui, da solo, senza lei. Libertà da un peso quotidiano, libertà da un entusiasmo perduto, libertà da un’abitudine sommersa d’affetto. I cinema a riempire un silenzio, gli amici a tappare i buchi, la comitiva per dare un senso alle serate vuote. &lt;br /&gt;Il telefono vibrò nella tasca, zaino posato a terra, l’occhio sul display sperando che non fosse il nome di lei.&lt;br /&gt;-Luca, buongiorno, dove sei?&lt;br /&gt;-Nella merda. &lt;br /&gt;-Vieni a pranzo da me?&lt;br /&gt;-Arrivo.&lt;br /&gt;Quando il nome di Dario cancellò la mente fu solo la scala fino all’autobus, il desiderio di guardare tutte le facce di quelli attorno fino alla fermata della via di lui, il portone del cancello rotto, il citofono senza nome che è meglio così a volte, anonimi. Supermercato e offerta del giorno in 0,75 litri di bianco, passi veloci sul marciapiede largo e sporco, ascensore –Dario, sono io-. Mezzo abbraccio veloce un braccio per uno, bottiglia nel freezer, cucina pulita da giornata senza lavoro, poster di Trainspotting e divani coperti da un lenzuolo vecchio e logoro, carico delle storie della stanza nei piccoli strappi laterali e i disegni naif. &lt;br /&gt;Luca iniziò a parlare guardandosi le dita, Dario portò la chitarra alla luce della parete finestra, accordò mentre l’amico partì dai sabati sera buttati con Alice e finiva alla voglia di baciarsi consumata in quattro anni di vita assieme. Dario portò il suono dei PearlJam, Black in una versione acustica che fece abbassare il tono a Luca, lo spinse a cantare qualche parola, riprendere il flusso dei suoi problemi, urlare il finale sottovoce alzandosi per prendere il vino e i due bicchieri di plastica.&lt;br /&gt;-e tu, come vai? -&lt;br /&gt;Dario continuò a suonare, NothingMan, arpeggiando con una cura particolare. Luca versò il vino sussurrando le parole appena fra le labbra. Ultimo accordo dalle mani di Dario; inalò lento, espirò:&lt;br /&gt;-credo che lascerò anche questo lavoro&lt;br /&gt;"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-89231139?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89231139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/89231139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_16_archive.html#89231139' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-88968016</id><published>2003-02-12T04:06:00.000-08:00</published><updated>2003-02-12T04:07:12.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Il verde delle piante davanti al vetro, il verde del prato dietro. Luca in ginocchio su una sedia del salone, quelle imbottite con velluto giallo consumato, il legno scuro che quando si siede sul bordo fa male al sedere. Il suo sguardo fra le foglie delle piante alla finestra, i gomiti puntati fra i soprammobili della libreria contro il muro, la serranda abbassata fino all’altezza dei suoi occhi.&lt;br /&gt;Gli altri giocano pochi metri sotto, proprio dopo la strada, nel quadrato fra il nero della serranda sopra, il rosso degli infissi sotto, le foglie lucide a nascondere i suoi occhi.&lt;br /&gt;Non riesce a riconoscere chi gioca in fondo, ma in porta sotto la sua finestra c’è quello che tutti chiamano Cicci, ha i pantaloni con le imbottiture sui fianchi, di un nero lucido come l’acrilico della maglietta da portiere col numero uno dietro. Con Cicci aveva giocato una volta a scuola, gli aveva raccontato che al prato si scommettevano la coca cola: chi perdeva pagava anche per l’avversario.&lt;br /&gt;Luca li aveva visti qualche volta, mentre prendeva le figurine col padre tornando dalla messa del sabato pomeriggio, tutti sul muretto affianco alla Conad con le lattine rosse e lunghe da mezzo litro. &lt;i&gt;Luca, quali vuoi?&lt;/i&gt; chiedeva il signore dell’edicola sorridendo al padre, Luca lo ricordava sempre dietro quella distesa di riviste, da quando andava in edicola. Aveva la faccia larga e contornata di chiaro dappertutto: i capelli bianchi disordinati, la barba lunga con delle zone più grigie, i giornali all’altezza del petto in mucchi più o meno scuri. Il padre pagava le figurine e lo incoraggiava a prendere il resto, che poteva tenerlo per metterlo da parte. Luca usciva dall’edicola a testa bassa per paura che potessero notarlo, stringeva le monete contro i pacchetti rigidi della Panini camminando veloce verso casa.&lt;br /&gt;Da giù non possono vederlo, continua a guardarli nel dubbio di scendere o no, ma sua sorella entra inseguita dal cane nella stanza e lo tira giù dalla sedia in una risata."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-88968016?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/88968016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/88968016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_09_archive.html#88968016' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-88698891</id><published>2003-02-07T02:48:00.000-08:00</published><updated>2003-02-07T02:48:35.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>2. quando il momento sarà opportuno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il piccolo braciere fra le dita bruciava l’aria dal fiume, i minuti falliti di quella primavera dai venti troppo forti. &lt;br /&gt;Luca seguiva l’argine del Tevere, camminava lento e contava le curve di quella linea, controcorrente, verso il confine della città. La spalla piegata dal piccolo zaino rosso carico dei libri, aperti e richiusi in un’aula al neon, fino ad alzarsi, scappare fuori al sole, a cercare luce sulle inquietudini.&lt;br /&gt;Greto deserto quella mattina; solo scheletri di macchine bruciate, piccoli spazi di verde strappati alla città e coltivati a ortaggi, qualche siringa se si spingeva lo sguardo nell’erba più alta. Metri di terra di mezzo come le sue giornate, una pista ciclabile fantasma e scolorita che non troverà più bici, le piante selvagge arse in quel primo calore d’Aprile, testarde e lente a morire. &lt;br /&gt;Il nome di lei rimbalzò fra cielo e terra. Un istante era fiume e vento, un istante asfalto consumato e segnato dalle crepe. Luca seguì la linea, una curva dolce a sinistra, un pensiero a una vacanza assieme, la tenda smontata e rimontata nei sorrisi, l’amore consumato la mattina con le famigliole attorno, le parole facili e veloci nelle cene dal buio che incombe.&lt;br /&gt;Un istante era fiume nel vento.&lt;br /&gt;Un istante pista deserta."&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-88698891?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/88698891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/88698891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_02_02_archive.html#88698891' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-88108075</id><published>2003-01-27T10:29:00.000-08:00</published><updated>2003-01-28T08:47:30.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>E se il tempo libero per leggere (e scrivere) i blog fosse sintomo di infelicità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse può capitare anche a 24 anni. Di ritrovarsi 14enne e riscoprire quella specie di follia. Come se una persona con cui passare tutto il tempo che c'è coprisse tutto: i libri, i film, la musica, lo sport, i viaggi.&lt;br /&gt;Poi quelle cose inizi a farle con lei magari, ma un blog no. Un blog è personalità e narcisismo tutto per sè... ma di questo hanno già parlato tutti in tutte le salse e vi risparmio pure la mia.&lt;br /&gt;Dico solo che oggi ho trovato il tempo per le foto sempre più belle di Rachele, le parole poetiche di Nicola, i deliri ironici di Ark, l'autoreferenzialità collettiva del Botb. Ed è stato un piacere.&lt;br /&gt;(per i milanesi curiosi: martedì 17 marzo -ore 18.00- presentazione del libro "Dove comincia la strada" alla Fnac, dalle parti del Duomo. Bicchiere di vino garantito ai presenti che mandano avanti un blog.)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-88108075?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/88108075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/88108075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_01_26_archive.html#88108075' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-87378587</id><published>2003-01-13T15:57:00.000-08:00</published><updated>2003-01-14T01:12:46.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Aprì il portone dell'ufficio e s'accorse, in un brivido, che l'aria era ancora quella gelida e affilata del mattino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'edificio dove passava le sue giornate si affacciava su una strada di quartiere, poco frequentata, solo le feci dei cani affollavano i marciapiedi a tutte le ore. Da qualche parte, dietro i palazzoni dai cornicioni attaccati come creste monotone e compatte, la Tiburtina soffocava di traffico e passi; ma lì non arrivava ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La camicia che portava sotto il maglione dall'alba, quando lei gli aveva portato il caffè in camera senza dire una parola, gli stringeva il collo. Camminava al centro della strada, illuminato dai neon bianchi in fila verso la strada grande. Il pensiero di aprire la giacca e togliere la sciarpa per liberarsi di quel collo si affacciava ogni pochi passi; schiaffeggiato dal vento tornava indietro fino al primo respiro profondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel risveglio, poche ora prima, gli occhi pesanti di poche ore di buio lentamente si aprivano; lei lo aspettava da un tempo confuso, guardandolo. Lo fissava, aspettando. "Claudio" gli disse, "Claudio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camminò fino al bar del loro appuntamento. Si fermò solo a comprare le sigarette e per far scorrere gli occhi sulle file di fumetti usati in vendita all'angolo.&lt;br /&gt;Frequentava quel chiosco da quando aveva ricordi, sua madre comprava buste di Harmony, suo padre scaffali di Urania. Quando ne trovavano parecchi nuovi, contrattavano assieme con la signora cicciona appollaiata sullo sgabello da dove copriva ogni angolo. Ora c'era un uomo con gli occhi bassi su una rivista, neanche si guardava attorno. Claudio non comprò nulla e tirò dritto fino all'ingresso del bar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Buongiorno" le disse, masticando sillabe poggiato al cuscino. La abbracciò, stringendola. "Scusa, ancora. Non meritavi questo."&lt;br /&gt;"Non parliamone ora. Stasera, dopo il lavoro. Aspetta qui." e scivolò dal letto per uscire dalla stanza. Claudio sentì il rumore dei piedi nudi sulle mattonelle, il legno della porta chiusa piano, il senso di colpa che tornava a galla dopo averlo affogato nel buio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando lei arrivò si incamminarono verso la stazione, guardando le vetrine senza alcun interesse e senza parole. Una carrozzina urtò la gamba di lui mentre aspettavano ad un semaforo rosso. Lei giocò un po' con il bambino e si tirò su fissando Claudio in un sorriso. Lui si sentì sollevato, improvvisamente tutto gli era chiaro."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-87378587?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/87378587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/87378587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2003_01_12_archive.html#87378587' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-86128911</id><published>2002-12-16T13:18:00.000-08:00</published><updated>2002-12-16T13:18:06.930-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"La macchina insegue le luci rosse sull’asfalto scuro delle due corsie senza spazio per l’emergenza. L’odore di tabacco sale familiare dalle briciole in fondo alle pieghe della pelle nera attorno alla leva del cambio. Anche la musica è inconfondibile nella macchina di Ale: una chitarra accordata su un basso profondo e una batteria senza fretta. Chiude gli occhi, Claudio, sulle loro migliori giornate in giro per l’Italia fatte di prati e tende, mentre artisti improvvisavano le loro serate. “Stasera il concerto sarà blues” dice “credo ci saranno anche Giulia e Sara” Vorrebbe chiedergli come è finita con Sara, ma continua a guardare davanti le luci rosse su sfondo nero, aspettando che si faccia più grande l’orizzonte alla fine dell’asfalto.&lt;br /&gt;Il capannone a ridosso della spiaggia è incastonato fra gli stabilimenti delle domeniche al mare romane. Lo stradone deserto regala centinaia di posti con vista sul nero sconfinato, intravisto, dietro le luci rotanti del pub. Dentro un’ondata di caldo e musica altissima che colpisce dritta in faccia; Ale trova subito Giulia e indica vistosamente verso i suoi capelli biondi. Quando lei li nota, Ale si fa largo per avvicinarci fra gente che balla e tavolini stretti. Claudio saluta Giulia velocemente, a gesti, Ale si siede affianco a lei e lui giusto di fronte con le spalle al muro e la vista su tutto il locale, band con cantante obeso e nero inclusa. Ale si attacca all’orecchio di Giulia e gli passa il tabacco, ordinano birre e in due si lanciano in ricordi di Oktoberfest dove forse deve essere stata lei o almeno questo riesce a capire dai gesti e le pause fra le canzoni, ordinano subito altri due litri con boccale da portare a casa incluso e Claudio si guarda sorridendo Ale e le sue antiche paranoie su alcool&amp;vita&amp;guida. Il gruppo suona ancora, non è così male. &lt;br /&gt;Smettono di urlare nel volume impossibile e si concentrano tutti e tre sul ciccione e le sue smorfie, aspettando la fine del pezzo per scambiare le battute. Più di una volta Ale alza il boccale e brinda ancora e non smette di ridere e battere le mani, quando il batterista improvvisa si alza in piedi e applaude vistosamente con la sigaretta rollata stretta fra le labbra e Giulia ride mentre si siede aspirando una boccata più lunga fra i sorrisi. Si attacca di nuovo all’orecchio di lei e ridono forte e ancora fischi e applausi entusiasti alla fine del pezzo. Guardano Claudio, e applaude anche lui senza convinzione, nascosto dietro un sorriso. &lt;br /&gt;Brani che iniziano a scorrere ripetitivi e anonimi, mentre le chiacchiere a intermittenza si fanno sempre più brevi e il fumo ha creato una cortina spessa e pesante, Claudio scivola fuori dal locale cercando di mimare ad Ale di non andarsene senza di lui.&lt;br /&gt;Fuori respira l’aria fredda con piacere, a fondo, pulisce i polmoni dall’overdose di fumi. Si allontana lungo lo stradone verso la parte meno illuminata e la musica lo accompagna ancora per parecchi metri e finalmente l’apprezza con piacere, portata dal vento gelato nell’aria umida e dall’odore forte. Lo stradone immenso e deserto. E’ illuminato a giorno e quasi invita a seguirlo nel vento, alla ricerca di un buco per infilarsi verso la spiaggia. Segue gli stabilimenti dai nomi improbabili fino a trovare un varco; si infila nella notte in un tratto breve e sconosciuto fino al mare. I pali degli ombrelloni a schiera spettrali. La spiaggia enorme nell’oscurità dove la risacca si sostituisce al vento e fra le onde libera per qualche attimo un silenzio nuovo.&lt;br /&gt;Camminando fra il nero del mare e quello del cielo, punteggiati da riflessi bianchi, il pensiero fisso e determinato ad una fuga, un altro viaggio, ad un nuovo erasmus, un nuovo inter-rail, un nuovo altrove che non sia lì.&lt;br /&gt;I silenzi dei suoi anni di Roma e Ale lo fanno sedere sulla sabbia, fredda nonostante la giacca di pelle pesante. Stringe le gambe al petto, i jeans vecchi graffiano le dita gelate. Davanti il nero così presente da opprimere quasi, mentre il fruscio della risacca trascina i pensieri. La musica che esce ancora forte dal capannone e non si sente quasi più il vento.&lt;br /&gt;"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-86128911?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/86128911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/86128911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_12_15_archive.html#86128911' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85848218</id><published>2002-12-11T10:07:00.000-08:00</published><updated>2002-12-11T10:07:15.393-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Gli occhi di Claudio aperti all’improvviso, un sorriso sulle labbra nel buio. Il silenzio dei passi leggeri della madre in corridoio, del rasoio elettrico del padre attutito dalle porte chiuse; nell’aria ferma il sole disegna linee di polvere attraverso la serranda. Una sensazione come se fosse soddisfatto, il nome di lei chiarissimo e qualcosa che assomiglia alla sua presenza, a un sentimento condiviso. Elenca le sensazioni che sfuggono, insegue istanti veloci, leggeri come la polvere sospesa nella luce a strisce; aspetta che suoni la sveglia nell’attesa, nell’assaporare un piacere sottile e tutto suo, ma con lei presente in un qualche modo che non capisce.&lt;br /&gt;Quando la radio parte è un salto a terra di quelli pieni di vita e vitalità che non può essere solo il sole perfetto fra le righe della finestra, non può essere solo il blu svelato dalla serranda, il cielo cristallino e l’aria calda in una giornata di novembre. C’è qualcosa dietro, non lo cerca il nome, per non spaventarsi anche lui, per non dare per forza un nome ragione spiegazione a tutto. Si gode la colazione, saluta i parenti in un sorriso e crea scompiglio, si veste in una musica ska consigliata da un’amica, di quelle che ti fanno sentire anche sotto la pelle che fuori c’è il sole."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85848218?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85848218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85848218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_12_08_archive.html#85848218' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85777011</id><published>2002-12-10T03:23:00.000-08:00</published><updated>2002-12-10T03:23:20.390-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Microspot: sabato prima presentazione nuovo libro, &lt;i&gt;Dove comincia la strada&lt;/i&gt;, a Correggio(RE). &lt;br /&gt;Le info per sabato &lt;a href="http://www3.rcs.re.it/pvt/notizia.asp?id=112"&gt;qui&lt;/a&gt;, la prima minirecensione &lt;a href="http://www.stpauls.it/letture/0212let/0212le08.htm"&gt;qui&lt;/a&gt; (in fondo), una scheda del libretto &lt;a href="http://www.bombacarta.com/laboratori/libropaolo.asp"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85777011?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85777011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85777011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_12_08_archive.html#85777011' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85723244</id><published>2002-12-09T04:08:00.000-08:00</published><updated>2002-12-09T04:08:31.766-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"La Cassia è un ponte sul buio. Sospeso alle lucciole rosse, a destra, e quelle bianche, a sinistra.&lt;br /&gt;Claudio guida stringendole la mano. Il sonno e l'alternarsi dei fari alti e bassi li accompagnano nelle loro parole verso Roma. Rettilineo, fari alti, i paletti infuocati di rosso e bianco disegnano la strada. Luci si avvicinano da dietro la curva, fari bassi, il silenzio nella macchina nel silenzio del nero tutto attorno. Le ombre degli alberi nei campi, i paesi tratteggiati da punti bianchi posati sulle colline, i buchi bianchi nel cielo che le fanno dire -ci fermiamo?&lt;br /&gt;E dormono gli amici del sedile posteriore, piegati sulla stanchezza delle loro parole sempre in conflitto, stanchi dell'affetto scambiato sui rimproveri e le battute cattive. Scendono soli, pochi passi sull'erba e c'è uno di quegli abbracci che Claudio è in maglione ma i quattro gradi segnati sul cruscotto non li sente proprio. Sente solo lei, sente che c'è una qualche perfezione nell'accordare il nero della terra e il nero del cielo, le stesse luci bianche che raccontano sogni e certezze. La stessa perfezione di chi unisce la terra e il cielo per imbottigliare il vino di quel pomeriggio, la stessa costanza del vecchio che strofinava l'aglio sul pane quasi nero, un gesto uguale per ore e il sorriso offerto agli sconosciuti, il bicchiere di rosso sollevato agli amici.&lt;br /&gt;Ripensa a quelle mani Claudio, mentre la stringe e sente le sue braccia decise a non lasciarlo, pronte, lì e adesso, a perdersi e cadere in un sonno di fiducia o farsi forti e strette in un bacio e una notte assieme. Ripensa alle mani di tutti i suoi amici, che le toccavano una spalla, un braccio, che la sollevavano nel centro del salone di quella cena, che le passavano vino e canne, che la tiravano da una parte in una risata, che entravano nella sua camera senza bussare, che sfioravano i suoi capelli in gesti di amicizie e storie antiche. Tutte quelle mani, quei sorrisi, quell'affetto della sua vita, prima di lui, quando lui era solo un incontro di un estate inter-rail, tre giorni e un frammento del suo passaggio in una foto di Budapest. &lt;br /&gt;Niente gelosie allora, niente invidie. &lt;br /&gt;Solo una fiducia quasi cieca, la certezza che solo da lì si può partire, dal fatto che lei, ora, ha scelto lui. Che è la sua mano quella che stringe stanotte sulla Cassia deserta, con i riflessi bianchi e rossi che, sì, accecano per un attimo, ma segnano immobili e distanti la loro strada verso Roma."&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85723244?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85723244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85723244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_12_08_archive.html#85723244' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85481565</id><published>2002-12-04T06:04:00.000-08:00</published><updated>2002-12-04T06:04:46.530-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Chissà se qualcuno si è chiesto da dove il nome di questo blog. Ecco:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Crediamo che l’arte ci aiuti a leggere noi stessi. L'artista scruta se stesso e il mondo e, nello sforzo di creare, mette a fuoco ciò che forse, senza l’arte, non avrebbe mai osservato dentro e fuori di sé. Ecco, secondo noi, in che cosa consiste il valore della vera arte: aiutarci a ritrovare quelle realtà, nascoste nelle pieghe di noi stessi, che rischieremmo di non conoscere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso la nostra vita diviene ingombra di tante lastre fotografiche, che rimangono inutili perché l'intelligenza e il cuore non le hanno "sviluppate". L'arte invece è come un laboratorio fotografico, nel quale le immagini assumono i loro contorni. L'arte aiuta a non rendere l’esistenza nient’altro che una cascata d'acqua ininterrotta priva di senso che, per incapacità d'interpretarla, ci si limita a subire."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal "Manifesto di impegno culturale e creativo" di &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.bombacarta.it/"&gt;BombaCarta&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85481565?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85481565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85481565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_12_01_archive.html#85481565' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85477925</id><published>2002-12-04T04:15:00.000-08:00</published><updated>2002-12-04T04:15:42.976-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;i&gt;Information causes change; if it doesn’t, it isn’t information.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Claude Shannon&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sei seduto su una sedia” non è informazione.&lt;br /&gt;"Devolution, Polo diviso" non è informazione. (repubblica.it, adesso 13.14)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85477925?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85477925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85477925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_12_01_archive.html#85477925' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85373408</id><published>2002-12-02T04:31:00.000-08:00</published><updated>2002-12-02T04:31:53.083-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://www.lieveansia.it/blog/"&gt;Si chiede&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;"- Ma come ci si sente svegliandosi accanto alla persona amata? "&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non ci si è davvero svegliati?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85373408?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85373408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85373408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_12_01_archive.html#85373408' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85203709</id><published>2002-11-28T01:52:00.000-08:00</published><updated>2002-11-28T01:52:53.436-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"-Cioè, una che ti piace ti invita a dormire da lei e tu non ci sali?&lt;br /&gt;-Beh...no. Non sono sicuro che mi piace, che mi piace &lt;i&gt;davvero&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;-Tu sei un cretino.&lt;br /&gt;-Sì.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Un cretino che fa quello che vuole, però&lt;/i&gt; pensa Claudio, mentre due amici continuano a spiegargli che se una ti invita a salire a casa alle due di notte e ti piace &lt;i&gt;ci devi salire&lt;/i&gt;, che magari domani cambia idea e allora hai buttato un bellissimo angolo di vita nel secchio &lt;i&gt;senza motivo&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;-Ma a me se una domani può già aver cambiato idea non mi interessa salirci.&lt;br /&gt;-Tu sei cretino.&lt;br /&gt;-No. Io non mi accontento."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85203709?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85203709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85203709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_24_archive.html#85203709' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85112336</id><published>2002-11-26T07:50:00.000-08:00</published><updated>2002-11-27T03:02:55.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"-Mi parli di lei.&lt;br /&gt;-Dell'università? Del lavoro?&lt;br /&gt;-Di quello che vuole.&lt;br /&gt;E Claudio parte. Parole rovesciate fino a riempire la stanza di sè, dallo studio alla scrittura ai viaggi, passando per esami, pensieri buttati lì sul lavoro e il futuro e il passato e tutto insomma. E quella, elegante e truccata come una modella solo qualche chilo sopra lo standard, che sorride e ride alle sue cazzate, alle mezze battute e alla falsa modestia. Nascosta dietro una penna che scrive su un blocco, posato sul bordo della gonna, proprio sopra il ginocchio, appunti su appunti delle sue parole. E Claudio lascerebbe stare tutto subito-il primo colloquio personale, il secondo, l'assunzione, le promozioni, la pensione sicura- per sapere che cavolo sta tirando fuori questa sexy-psicologa dai racconti orali della sua vita. Ma niente, andrà avanti così un'ora, con la salette illuminata a neon sempre più simile ad un ambulatorio nel cuore della campagna romana, nelle lancette che battono i secondi con schiocchi secchi che non lasciano neanche il tempo di pensare,  nelle domande a raffica dietro gli occhialetti rettangolari:&lt;br /&gt;-se proprio deve dire il suo peggior difetto, cosa mi direbbe? -ma all'interno del gruppo di studio che ruolo aveva? -cosa direbbero di lei i suoi amici se fossero qui? -come si vede fra tre anni? -perché la J&amp;J dovrebbe sceglierla fra tanti che fanno domanda?&lt;br /&gt;E Claudio risponde con la leggerezza dell'incoscienza del primo colloquio e la certezza che comunque vada non sarà questa tizia a cambiare la sua vita. &lt;br /&gt;Sicuramente la cambierà molto di più la serata a casa di Silvia che la penna di questa. Sicuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-e se si trova con un lavoro che le piace tantissimo e un capo poco capace, cosa fa?&lt;br /&gt;-cerco di diventare il capo?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85112336?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85112336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85112336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_24_archive.html#85112336' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-85015875</id><published>2002-11-24T11:07:00.000-08:00</published><updated>2002-11-24T11:07:09.816-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Apre gli occhi Claudio. Sul pavimento disseminato di bicchieri di plastica infranti, di cicche marroni e strisce nere di sigarette, segnato dai suoi passi finalmente liberi. Nello spazio immenso e nelle note piene che ormai non c’è neanche più brusio, ma solo poesia nell’aria e libertà di muoversi in qualsiasi direzione, spalancare la braccia e ruotare su stesso, saltare per tutta la diagonale del tendone che sembra non finire mai, abbracciare Federico alla fine del pezzo, nelle luci ormai basse e dirgli ‘ora io posso andare’. Un inchino ai dj, che battono le mani a questi ultimi due innamorati delle note, un ultimo sguardo all’inferno che è diventato paradiso per almeno un’ora, gli ultimi passi ritmati, uscendo, sulla voce di David Bowie e la chiara sicurezza, la certezza consolatrice, che la bellezza non si ferma nel fossato di un forte, nel messaggio mai arrivato di una Silvia qualsiasi."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-85015875?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85015875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/85015875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_24_archive.html#85015875' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84976465</id><published>2002-11-23T10:43:00.000-08:00</published><updated>2002-11-23T10:43:44.203-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono mesi che volevo scrivere qualcosa su NY. Oggi pomeriggio ho trovato due ore prima e dopo il pallone. &lt;br /&gt;Sì, &lt;i&gt;il pallone&lt;/i&gt;, come i bambini. Un gruppo di sconosciuti che si vede tutti i sabato su un prato. Niente cellulari, niente prenotazioni, solo un pallone e il sole che tramonta sulla basilica e mi riempie dentro, mentre fuori urlo, sudo, mi incazzo e mi diverto come solo un gioco mi sa regalare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paragrafetto di NY per voi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ricordo di un pomeriggio in Central Park, di una musica suonata poco lontano nell’aria, di un cielo mobile e salato che corre verso l’oceano, attraversato di continuo dalle comete di aerei che ricordano la paura. NY inizia dal cielo. Da quel cielo che intravedi il primo giorno che arrivi, chilometri di passi con il naso in su, scoprendo che gli americani si presentano così: quelli che il cielo lo bucano a forza di chilometri verticali. Un cielo che ti ritrovi vicino, incastrato fra le cime dei grattacieli, con le nuvole bucate dalle luci ostentate e sempre presenti in un numero difficile da contare a meno di infinita pazienza. Nuvole che arrivano dall’alto e dal basso dei tombini, un vapore continuo che filtra una luce subacquea e sfuggente, luce metropolitana e marina, dove tutte le strade nascono e muoiono nell’oceano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84976465?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84976465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84976465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_17_archive.html#84976465' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84916156</id><published>2002-11-22T01:43:00.000-08:00</published><updated>2002-11-22T01:43:58.033-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Dopo il teatro, davanti al &lt;i&gt;sorchettaro&lt;/i&gt;, mezzanotte vicina come la minaccia del giorno dopo. Giorno lavorativo, of course.&lt;br /&gt;Alex nota una bella ragazza, dice "io così la vorrei. Che la mattina ti alzi, la vedi uscire dal bagno e pensi 'guarda con chi cavolo sto' "&lt;br /&gt;Sul momento sorrido, quasi annuisco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi mi si apre un dubbio. Poi quasi un abisso. Ma quanta frustrazione c'è dietro, per dire una cosa del genere?&lt;br /&gt;Quanto c'è il bisogno di avere una conferma di sè, passando per le sue gambe e il suo sorriso? &lt;br /&gt;Alex, cazzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84916156?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84916156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84916156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_17_archive.html#84916156' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84876739</id><published>2002-11-21T08:56:00.000-08:00</published><updated>2002-11-21T08:56:33.026-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Un bel gioco da un'idea del solito Claudio Sabelli Fioretti: l'Auditel fatto da noi. Audiblog lo trovate subito: &lt;a href="http://audiblog.blogspot.com"&gt;audiblog.blogspot.com&lt;/a&gt;. In tre secondi votate quello che avete visto la sera prima in tv e dite se vi è piaciuto o meno. &lt;br /&gt;Naturalmente(?) trionfa su tutte l'opzione "non ho visto la tv". &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84876739?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84876739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84876739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_17_archive.html#84876739' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84872454</id><published>2002-11-21T07:18:00.000-08:00</published><updated>2002-11-21T07:18:51.856-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>è bello sapere che c'è una persona ad aspettare una tua storia.&lt;br /&gt;Ti va venire voglia di scriverla sul blog, adesso, in mezzo ai pc del laboratorio, col capo che gira qui intorno a potrebbe chiedermi che sto facendo, con la stanchezza di 5 ore di lezione fatte a 24 folli 20enni che mi chiamavano prof e a me veniva da ridere ogni volta che mi giravo.&lt;br /&gt;All'inizio davano anche del lei (potenza della giacca&amp;cravatta), poi siamo passati al tu, poi siamo passati a cazzeggiare assieme nella pausa. Bello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia, storia, storia.&lt;br /&gt;Ieri sera per esempio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera inizia con una moto sparata sulle strade vecchie e bagnate. Le strade consolari, quelle che uniscono il centro dentro le mura con la campagna, con altre città vive a centinaia di chilometri o morte da centinaia di anni. Via Tiburtina prima, con l'asfalto piegato dagli autobus zeppi di studenti, di fuori sede dagli accenti e le occhiaie pesanti, dalle mani sempre strette a una valigia, una busta della spesa, una bustina d'erba, una bottiglia di vino. Via Tiburtina con gli occhi ancora stanchi per il neon del lavoro, vibrante e continuo come una minaccia senza pausa, senza pietà. Un solo pensiero che fa ruotare l'acceleratore al massimo e stringere i freni solo davanti ad un rosso troppo rischioso: riuscire a fare tutto, mettere insieme i pezzi della serata uno dopo l'altro in un incastro perfetto e pieno di VitaFuoriDiLì. Anche se il sole è già morto dietro l'orizzonte della tangenziale, proprio lì in fondo, dopo una fila senza fine di macchine ferme dagli stop rosso fuoco e il clacson facile che il traffico sembra non finire mai. Ma scivola la moto, nel torrente delle due ruote fra i due sensi di marcia, fila indiana di fortunati e temerari che sfidano la pioggia come un frontale. Evitato di un millimetro almeno tre volte al giorno il secondo, presa in faccia e nelle ossa la prima, massimo una volta a settimana.&lt;br /&gt;Scivola la moto sulla striscia di asfalto bagnato, scivola sfiorando i tetti di SanLorenzo sulla follia della tangenziale, scivola vibrando fino a casa sulle file di sanpietrini luccicanti della via Appia, quella antica, quella dove le prostitute ti aspettano sedute su ruderi, all'ombra di pini, a due passi dalla campagna e uno solo dall'infamia dell'amore comprato.&lt;br /&gt;Quando frena la moto sono le 18.35 ed è solo l'inizio della giornata vera, quella che sta dopo il computer e la camicia sui pantaloni precisi, ma leggermente a zampa, quella dopo capelli corti e tenuti bene, ma coi dr martens che spuntano sempre neri e impolverati al loro posto. C'è una corsa folle sulle scale, un saluto ai genitori che brontolano qualcosa, ma le loro parole non passano per il cervello e partono solo frasi già pronte dalle labbra "sono in ritardo - non torno a cena - a lavoro tutto bene - voi come state? - ci vediamo stanotte - sì calcetto e teatro - quelli dell'università e baricco - poi non so - posta ce n'è? - no, non torno a cena - sì, tutto bene a lavoro - no, no, sono in ritardo" mentre butta dentro al borsone nero qualsiasi oggetto associato al binomio calcetto&amp;doccia: accappatoio&amp;maglietta"SOCCER"presaUsata@NY, boxerpuliti&amp;pantalonciniPrimaEstateUK, ciabattePlasticaAntiVerruga&amp;occhialiPlasticaAntiTutto e così via. Dimenticando naturalmente pezzi fondamentali come lo shampoo o i soldi per il teatro o il libretto del motorino. E così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente, il capo passa proprio di qui e guarda proprio il mio monitor. Il resto domani, forse. Anche se domani ci sarà un'altra storia pronta ad essere schiacciata sui tasti. Spero.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84872454?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84872454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84872454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_17_archive.html#84872454' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84820336</id><published>2002-11-20T08:15:00.000-08:00</published><updated>2002-11-21T09:32:55.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>L'url del blog è cambiata in fotodivita.blogspot&lt;br /&gt;Perché?&lt;br /&gt;Perché troppa gente mi conosceva con quel nome.&lt;br /&gt;E allora?&lt;br /&gt;E allora lo faccio sparire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84820336?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84820336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84820336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_17_archive.html#84820336' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84594503</id><published>2002-11-15T13:45:00.000-08:00</published><updated>2002-11-15T13:45:21.320-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Una di quelle serate un po' adolescenziali.&lt;br /&gt;In cui il te stesso si spacca in due e si fa largo l'indecisione. &lt;br /&gt;Serata con amici, spagnole e filmetto, magari dopo un salto allo Zoobar che mettono rock come si deve.&lt;br /&gt;Serata con Eddie e tutte le canzoni dei PJ acustiche, in loop, mentre scrivi il primo capitolo di qualcosa che non sai ancora cosa sarà. Ma senti che deve essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E decidi in un attimo, dopo che hai già preso tre appuntamenti in giro per la città che ami, dopo che hai attaccato in faccia ad una persona importante per organizzarti la serata, dopo che hai già detto alle spagnole che sarai da loro &lt;i&gt;en un rato&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Perché ti ricordi che hai smesso di fare quello che sembra figo da anni. Per fare quello che vuoi, tu.&lt;br /&gt;E lo sai, che un venerdì con le tue storie fra le dita, spingendo il passato e il presente avanti riga dopo riga, può portare più vita di una serata &lt;i&gt;de copas&lt;/i&gt;, di un film che strappa una risata, di baci rubati all'alcool della &lt;i&gt;madrugada&lt;/i&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84594503?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84594503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84594503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_10_archive.html#84594503' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84517855</id><published>2002-11-14T01:27:00.000-08:00</published><updated>2002-11-14T01:27:24.150-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Basta parlare di fede tre minuti e l'audience si dimezza. Vi stupisce? A me no.&lt;br /&gt;Vediamo a questo come reagite. (Pseudo)letteratura. Incipit di un romanzo. A voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;primo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Come quando fuori piove&lt;/i&gt;. Andrea usava questa frase ogni volta che giocavamo a poker o eravamo abbracciati a letto. Dopo due anni d'Italia ancora inciampava nella pronuncia di fuori. Ogni volta strascicando le parole con l'accento esotico, pensierosa e sensuale alzava gli occhi dalle carte per saggiare i miei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva scelto lei la casa, i mobili della camera, ogni oggetto materiale del nostro appartamento, ma continuava a non sentirlo suo, a tremare ad ogni temporale. Anche nel mezzo della notte mi svegliava se da fuori arrivavano tuoni e scroscio violento -stringimi- cercando riparo stretta al mio fianco. Le mie parole e le mani aperte fra i capelli, lei ripeteva solo &lt;br /&gt;-come quando fuori piove &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seduti uno di fronte all'altro con i gelati a dividerci, i tavolini di ferro bianchi sul marciapiede assaporando il caldo illusorio di maggio, le chiedevo il perché di quella frase e continuavo a gustarmi il cono, a cercare di mostrarmi poco interessato.&lt;br /&gt;-&lt;i&gt;nada&lt;/i&gt;... è che a volte mi sento sicura con te... quando fuori piove - e nella sua risata, io con gli occhi bassi riuscivo solo ad arrossire e a dire stupido: -allora...grazie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori stanotte il diluvio piega gli alberi e anche se è sabato ci sono poche macchine in giro. Foglie cariche di smog si ammucchiano in un arcobaleno di grigi, verdi e marroni scuri sul marciapiedi di fronte, il neon bianco accende file di gocce verticali molto ordinate.Nel riflesso del vetro vedo uno sconfitto. Rifare da solo un letto disfatto in due diventa lentamente una mia abitudine. Ritrovare in notti troppo lucide il passato come una concatenazione di un volto, un amore e una delusione, poi di nuovo da capo, e poi ricominciare, intervallando con attenzione dosi di disillusione e seduzione, avvicinamenti lenti e addii rapidi, irreversibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allontano una zanzara con la mano, ma non insisto nel cercarla; spengo la luce per non regalarle troppa compagnia e mi stendo sul letto, senza sonno. Pensieri di cambiamenti necessari e di rinascita, ricerca di possibili protagonisti con finali diversi, la voglia di non ricominciare a mettere in ordine le persone e i rapporti, illudendosi di starci bene in mezzo finché durano e poi di nuovo ricerca, un buco nero nomade che risucchia affetti fino a fare il vuoto attorno. Incrocio le mani dietro la testa, cerco di infilarle bene dentro i capelli, allungo le gambe per far scivolare a terra le scarpe e ricomincio a fissare il soffitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84517855?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84517855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84517855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_10_archive.html#84517855' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84412866</id><published>2002-11-12T03:46:00.000-08:00</published><updated>2002-11-12T03:46:34.810-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il contatore rivela che siete raddoppiati. &lt;br /&gt;Da ieri. &lt;br /&gt;E tutte richieste dirette, come se una trentina di persone avessero cominciato a scrivere l'indirizzo a mano. &lt;br /&gt;Come è possibile? Mica sarà comparso questo minimal blog su qualche rivista o cose così?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mah... so solo che tutta questa gente ti gonfia l'ego e ti fa venire voglia di parlare di cose importanti. E quali sono le cose più importanti per me?&lt;br /&gt;La risposta viene subito: la fede e la scrittura.&lt;br /&gt;Ma sono davvero queste? &lt;br /&gt;E l'amore, l'amicizia, le persone? Ecco, queste stanno tutte nella fede. Perché se voglio bene ad un'amica cerco di farlo seguendo quel poco che ho capito dell'amore che sta testimoniato nei vangeli. Se porto avanti una storia d'amore con una donna è sempre lì che sbatto, e non c'è verso di innamorarmi di una che vuole solo "una storia". &lt;br /&gt;Mi piacerebbe, mi divertirei da morire, ma non succede. Quindi basta pensare e parlare di donne per un po'. Anche se gli amici non ci credono, dopo un mese e mezzo che mi vedono cambiare nome dell' "inseguita" o "inseguente" di turno ogni settimana.&lt;br /&gt;Ma ci vuole un po' pausa, per capire quello che voglio. &lt;br /&gt;Riflessione, meditazione, preghiera. &lt;br /&gt;Tutta colpa di DonFabio e delle sue catechesi che spaccano le ossa.&lt;br /&gt;Domenica sera ce lo ha urlato in faccia a tutti, 7-800 cattolici seduti in silenzio o ridendo in quella chiesa, pronti a seguirlo in un viaggio di due anni dentro le dieci parole, che dieci comandamenti non ci piace. &lt;br /&gt;"Di quelli che stanno qua dentro la stragrande maggioranza fa parte dei farisei, della gente pronta ad andare a messa e a fare il volontario per vari motivi, ma non perché conosce Gesù".  E ce li elenca tutti i motivi, dal misticismo naturale (" e in quell'alba, da sola, fissando il sole che sorgeva e cambiava i colori ho capito che Dio c'era" e i terremoti?) al sentimentalismo ("credo in Dio perché S.Antonio mi ha salvato da..." e tutti gli altri che son morti?), dalla fede "scientifica" (credere per scommessa, tanto per provarci "non si sa mai", per dimostrazione di S.Anselmo, per stupore davanti ai misteri della scienza...) a quella che va tanto: credo perché Dio lo sento.&lt;br /&gt;Lo sento. Come se i sentimenti non passassero.&lt;br /&gt;"Ma siete capaci di testimoniare Gesù davanti a un malato terminale? Davanti a un padre che ha perso il figlio o viceversa? Sapete parlargli dell'amore di Gesù?"&lt;br /&gt;Con il "lo sento" non conosci niente dell'Amore. Non capisci nulla di una fede che nasce da un uomo in croce, ma che potrebbe essere benissimo una sedia elettrica con un condannato a morte che vibra per l'alta tensione.&lt;br /&gt;"Allora pensateci a che Dio conoscete. &lt;br /&gt;Quando faccio questo discorso gli atei che sono in chiesa esultato "finalmente qualcuno che dice le cose come stanno!" e hanno ragione.&lt;br /&gt;Non siate ipocriti, potete aver sbagliato finora, mesi, anni, decenni. Ma potete cominciare a conoscere Dio da oggi, o meglio da domenica prossima che per stasera basta così."&lt;br /&gt;Domenica mi son alzato traballante dalla sedia come al solito, ho puntato l'uscita senza guardarmi troppo attorno come faccio di solito. &lt;br /&gt;E' martedì, e se posso dire cosa mi frulla nella testa di serio... è tutto qui sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di scrittura magari un'altra volta)&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84412866?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84412866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84412866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_10_archive.html#84412866' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84358090</id><published>2002-11-11T03:55:00.000-08:00</published><updated>2002-11-11T03:55:50.993-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Di Firenze, di un sabato passato fra passi e parole, ci sono tante immagini da raccontare. Ma ce ne è una su tutte. &lt;br /&gt;Io e R. che camminiamo parlando fitti (il mio amico mi chiederà alla fine della giornata: "ma vi siete raccontati tutta la vita?"), il muro di persone su tutti i lati, la musica alta che ti fa avvicinare le teste quando devi dire una cosa importante. Gli occhi scorrono a raccogliere i particolari degli operai, dei ragazzi come noi, dei fiorentini che salutano e sventolano bandiere dalle finestre... gli occhi si fermano: un bambino che corre ridendo intorno alla mamma. &lt;br /&gt;Proprio dalle parti dei disobbedienti, proprio nel mezzo del corteo, nel mezzo di Firenze, sabato nove settembre 2002.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84358090?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84358090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84358090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_10_archive.html#84358090' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-84112357</id><published>2002-11-06T04:22:00.000-08:00</published><updated>2002-11-06T04:23:23.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Poche parole, tante foto.&lt;br /&gt;Finalmente mi hanno riportato i cinque rullini degli states, devo solo rimediare uno scanner e...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(scopro oggi che il libro col mio raccontone ha finalmente un nome:&lt;br /&gt; "Dove comincia la strada". &lt;br /&gt;Uscirà fra un mese e mezzo con Fernandel.&lt;br /&gt;E -a proposito di foto- la copertina è oRiBBile... &lt;br /&gt;meno male che la quarta con la mia mini biografia almeno fa ridere!)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-84112357?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84112357'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/84112357'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_11_03_archive.html#84112357' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-83919404</id><published>2002-11-02T06:44:00.000-08:00</published><updated>2002-11-02T06:49:01.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Venerdì sera fra amici, vediamo &lt;i&gt;Bowling a columbine&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Esco un po' cambiato. Sarò ingenuo, ma ogni tanto mi dimentico di quanto siamo plasmati dai media.&lt;br /&gt;La cultura della paura che spinge gli americani a barricarsi, armarsi, portare avanti l'individualismo etc etc &lt;i&gt;Tanto in Italia, in Europa, siamo diversi. C'è ancora senso critico&lt;/i&gt; dice Domenico bevendo la birra chiara del Dome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi guardo il tg coi miei, pranzo a casa, finalmente. Quando mia madre porta la carne mi sembra di non mangiare qualcosa diverso dalla pasta o i panini da secoli. Al tg parlano di Firenze. No, parlano di quelli violenti, che sono stati già fermati per non mettere a ferro e fuoco Firenze. Perché sarà un delirio, sarà distruzione, sarà violenza. Il social forum.&lt;br /&gt;Guardo i miei genitori, gente che compra il giornale spesso, abbonata a L'Espresso, guarda almeno due tg al giorno: &lt;i&gt;Scusate, ma voi sapete cos'è il Social Forum?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;No&lt;/i&gt; fa lui&lt;br /&gt;&lt;i&gt;No&lt;/i&gt; fa lei&lt;br /&gt;Sanno solo che sarà sangue e distruzione. Che dobbiamo preoccuparci, spaventarci, armarci, barricarci.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-83919404?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83919404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83919404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83919404' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-83708929</id><published>2002-10-29T01:15:00.000-08:00</published><updated>2002-10-29T01:15:34.813-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ieri sera lei diceva che le piace andare in stazione. E il suo telefono scandiva la differenza fra il tempo che passa e quello che vivi: &lt;i&gt;ha questo suono di emergenza ogni 13 minuti&lt;/i&gt;, dice lei, &lt;i&gt;ma ne saranno passati massimo 2!&lt;/i&gt;, penso io, ma non lo dico per non fare per forza quello romantico.&lt;br /&gt;La stazione. Il treno. I non luoghi dove io ci sguazzo e il tempo me lo godo sempre. I luoghi dove prendo quintali di appunti, dove parlo con sconosciuti, leggo decine di pagine, guardo la vita degli altri scorrere.&lt;br /&gt;Mi chiedo perché ieri ho incontrato quella ragazza e ce ne siamo stati a chiacchierare per strada, il non luogo per eccellenza, con piazzale del verano tagliato dagli autobus traballanti sui sanpietrini, i motorini scossi dai binari, gli studenti a sciami stanchi nel buio dell'ora solare che mi deprime sempre un po'. &lt;br /&gt;Mica ce ne andiamo in un bar, no, ce ne stiamo lì mezz'ora, comodi nel luogo delle non decisioni, non aspettative, non impegno.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-83708929?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83708929'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83708929'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83708929' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-83687253</id><published>2002-10-28T15:41:00.000-08:00</published><updated>2002-10-28T15:41:46.970-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sleep The Clock Around&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;And the moment will come when composure returns&lt;br /&gt;Put a face on the world, turn your back to the wall&lt;br /&gt;And you walk twenty yards with your head in the air&lt;br /&gt;Down the Liberty Hill, where the fashion brigade&lt;br /&gt;Look with curious eyes on your raggedy way&lt;br /&gt;And for once in your life you have nothing to say&lt;br /&gt;And could this be the time when somebody will come&lt;br /&gt;To say, "Look at yourself, you're not much use to anyone"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Take a walk in the park, take a valium pill&lt;br /&gt;Read the letter you got from the memory girl&lt;br /&gt;But it takes more than this to make sense of the day&lt;br /&gt;Yeah it takes more than milk to get rid of the taste&lt;br /&gt;And you trusted to this, and you trusted to that&lt;br /&gt;And when you saw it all come, it was waving the flag&lt;br /&gt;Of the United States of Calamity, hey!&lt;br /&gt;After all that you've done boy, Im sure you're going to pay&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In the morning you come to the ladies salon&lt;br /&gt;To get all fitted out for The Paperback Throne&lt;br /&gt;But the people are living far away from the place&lt;br /&gt;Where you wanted to help, it's a bit of a waste&lt;br /&gt;And the puzzle will last till somebody will say&lt;br /&gt;"There's a lot to be done while your head is still young"&lt;br /&gt;If you put down your pen, leave your worries behind&lt;br /&gt;Then the moment will come, and the memory will shine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Now the trouble is over, everybody got paid&lt;br /&gt;Everybody is happy, they are glad that they came&lt;br /&gt;Then you go to the place where you've finally found&lt;br /&gt;You can look at yourself sleep the clock around&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-83687253?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83687253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83687253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83687253' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-83480403</id><published>2002-10-24T14:53:00.000-07:00</published><updated>2002-10-24T14:53:13.193-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Arrivo con un quarto d'ora abbondante di ritardo e non la vedo. Ai piedi di Giordano Bruno ci sono i fattoni dalla lattina di birra schiacciata e la richiesta della sigaretta pronta, i cani col muso sporco e stanco di strade, un paio di palestrati incamiciati a righe oblique che si guardano attorno. Sonia proprio non c'è.&lt;br /&gt;Però non è che uno faccia tardi senza motivo. Al supermercato c'era una ragazza dal volto cancellato, e io non c'ho più capito nulla. L'ho vista, mentre sceglievo il vino da offrire alla mia amica dal sorriso e la voce bella, e camminava fiera, fra le file di bottiglie e sguardi pietosi di donne di mezza età. Quelle della permanente una volta a settimana, delle collane d’oro, del profumo stantio, che lo senti violento se ti ci trovi a far la fila assieme. L'estratto di rose o cose così, odore di vecchiaia che tengo lontano e odio quando le trovo a guardare questa ragazza con una mano sul cuore e la bocca spalancata. Gli occhi fissi sul suo volto nero, bruciato, l'occhio coperto da una benda, le labbra un filo di rosso sulla carne ricostruita. Le odio queste vecchie e vorrei spaccare tutte le bottiglie di rosso sulle loro dentiere e il loro sguardo pietoso.&lt;br /&gt;Ma la ragazza cammina dritta. Guarda avanti con quell'occhio scuro e basso, i capelli a ciocche infinite coprono il suo sguardo e lasciano intravedere la violenza che è stata.&lt;br /&gt;Scelgo il chianti, annata 2001, niente di speciale, 4 euro di investimento per fare una figura decente e sorprendere un minimo Sonia (i capelli corti, la camicia e il vino da bene per strada...le mie contraddizioni che esplodono continuamente e mi fanno sorridere). Poi in fila mi ritrovo con lei. A fianco proprio.&lt;br /&gt;Non mi commuovo più da anni a vedere le persone menomate, i bambini che chiedono l'elemosina, le vecchie rumene che piangono la fame con la mano tesa. Una strato di ipocrita protezione e i rotoli di euro visti in anni di convivenza in mano ai Rom fanno la loro parte, mantengono il filtro alto. Ma se vedo una persona che porta il suo dolore con dignità mi piego.&lt;br /&gt;Se vedo un padre con il figlio down, la figlia handiccapata, magari maggiorenni, io muoio.&lt;br /&gt;Il cuore mi si fa piccolo e morbido e schiaccio tutte le mie piccole paranoie, tutte le mie infelicità  da fortunato viziato che mi raggiungono nelle giornate appena off. Guardo queste persone. Il padre che stringe la mano al figlio 30enne e lo porta a camminare, a fare la spesa, a prendere un gelato. Non so cosa dire o fare. Mi piego davvero, dentro, sento tutta la mia anima che ama queste persone e vorrebbe urlargli "coraggio, coraggio. Io sono con voi, nel mio cuore”. E allora prego. Prego il Signore di dare la forza a queste persone di affrontare il dolore, di attraversare il nero della delusione, della frustrazione, degli sguardi ingioiellati di signore dalla mano sul cuore e il 'poverino' pronto sulle labbra.&lt;br /&gt;Siamo vicini e quasi alla cassa. Non voglio fissare il suo volto come se fossi davanti allo specchio delle mie paure&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-ciao, come sono quei biscotti?&lt;br /&gt;-ma..ciao...sono buoni, cioè a me piacciono&lt;br /&gt;-no, scusa, è che me li comprava sempre mia madre da piccolo e mi obbligava a mangiarli... e ora solo a vederli ho la nausea!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima cazzata. La prima cazzata detta infilando una mano nei capelli corti e duri di gel, il nuovo rifugio all'imbarazzo, mentre la faccia diventa rossa e sorrido cercando di spettinare tutto, di spostare i suoi occhi verso l'alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-…non so… a me piacciono…&lt;br /&gt;-sì, certo, scusa... è che non li vedevo da anni e mi è scappato... scusa, magari fra un po' li riprovo, magari ho superato il trauma e posso ricominciare a mangiarli come una persona normale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorride. Dietro tutta quella pelle bruciata sorride e io continuo a distruggere i capelli guardando dappertutto tranne che fisso sul suo viso. Finiamo la fila scambiandoci qualche sorriso, pago il mio Chianti così poco che non mi sembra vero, mentre esco sento che mi tocca la spalla e mi offre un biscotto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sonia sorride con le occhiaie più leggere dell'altra volta, la riconosco da lontano e lei già ha la faccia sconvolta per i miei capelli. "ma dove li hai messi?? ma ti sei piegato al sistema! ma dai" e così via. Un "ti stanno benissimo" non le scappa neanche per sbaglio, ma va bene così.&lt;br /&gt;Andiamo a stappare il vino da un suo amico cameriere, uno dei bar più cari di Roma, proprio sotto lo sguardo severo di Giordano. Questo mi guarda male, penso "cazzo vuoi? ho ancora il cuore pieno dei biscotti di Marie e delle nostre parole tanto inutili quanto belle e...tu mi guardi male?". Poi capirò. Il tempo di aprire la bottiglia e questo le stringe la testa fra le mani, la bacia sulle labbra e Sonia rimane senza parole, sospesa in un suo mondo che non è qui. &lt;br /&gt;“Una specie di amante” dirà poi. E io manderò giù il primo bicchiere di vino tutto di un sorso. Pensando che devo smetterla di farmi tutte queste ottime amiche, che non è il caso di ubriacarsi quando devi tornare a casa per cena e ci sono ospiti, che campo de fiori ha dei colori che ti ricordano quanto cazzo è bella questa puta città, che le sigarette di Sonia in fondo le accetto e non vedo perché no, che il secondo bicchiere ce lo finiamo insieme, che lei andrà ubriaca fra le braccia di quello e io tornerò a casa a battere sui tasti parole senza un fine, per il gusto semplice e cristallino del raccogliere i momenti e fermarli. Ancora.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-83480403?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83480403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83480403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_20_archive.html#83480403' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-83027728</id><published>2002-10-15T12:41:00.000-07:00</published><updated>2002-10-15T12:41:36.926-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Oggi vorrei regalare ad una persona il secondo capitolo di un raccontone. Per la sua mail.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. quando il momento sarà opportuno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piccolo braciere fra le dita bruciava l’aria dal fiume, i minuti falliti di quella primavera dai venti troppo forti. &lt;br /&gt;Luca seguiva l’argine del Tevere, camminava lento e contava le curve di quella linea, controcorrente, verso il confine della città. La spalla piegata dal piccolo zaino rosso carico dei libri, aperti e richiusi in un’aula al neon, fino ad alzarsi, scappare fuori al sole, a cercare luce sulle inquietudini.&lt;br /&gt;Greto deserto quella mattina, solo scheletri di macchine bruciate, piccoli spazi di verde strappati alla città e coltivati a ortaggi, qualche siringa se si spingeva lo sguardo nell’erba più alta. Metri di terra di mezzo come le sue giornate, una pista ciclabile fantasma e scolorita che non troverà più bici, le piante selvagge arse in quel primo calore d’Aprile, testarde e lente a morire. &lt;br /&gt;Il nome di lei rimbalzò fra cielo e terra. Un istante era fiume e vento, un istante asfalto consumato e segnato dalle crepe. Luca seguì la linea, una curva dolce a sinistra, un pensiero a una vacanza assieme, la tenda smontata e rimontata nei sorrisi, l’amore consumato la mattina con le famigliole attorno, le parole facili e veloci nelle cene dal buio che incombe.&lt;br /&gt;Un istante era fiume nel vento.&lt;br /&gt;Un istante pista deserta.&lt;br /&gt;Lui, da solo, senza lei. Libertà da un peso quotidiano, libertà da un entusiasmo perduto, libertà da un’abitudine sommersa d’affetto. I cinema a riempire un silenzio, gli amici a tappare i buchi, la comitiva per dare un senso alle serate vuote. &lt;br /&gt;Il telefono vibrò nella tasca, zaino posato a terra, l’occhio sul display sperando che non fosse il nome di lei.&lt;br /&gt;-Luca, buongiorno, dove sei?&lt;br /&gt;-Nella merda. &lt;br /&gt;-Vieni a pranzo da me?&lt;br /&gt;-Arrivo.&lt;br /&gt;Quando il nome di Dario cancellò la mente fu solo la scala fino all’autobus, il desiderio di guardare tutte le facce di quelli attorno fino alla fermata della via di lui, il portone del cancello rotto, il citofono senza nome che è meglio così a volte, anonimi. Supermercato e offerta del giorno in 0,75 litri di bianco, passi veloci sul marciapiede largo e sporco, ascensore –Dario, sono io-. Mezzo abbraccio veloce un braccio per uno, bottiglia nel freezer, cucina pulita da giornata senza lavoro, poster di Trainspotting e divani coperti da un lenzuolo vecchio e logoro, carico delle storie della stanza nei piccoli strappi laterali e i disegni naif. &lt;br /&gt;Luca iniziò a parlare guardandosi le dita, Dario portò la chitarra alla luce della parete finestra, accordò mentre l’amico partì dai sabati sera buttati con Alice e finiva alla voglia di baciarsi consumata in quattro anni di vita assieme. Dario portò il suono dei PearlJam, Black in una versione acustica che fece abbassare il tono a Luca, lo spinse a cantare qualche parola, riprendere il flusso dei suoi problemi, urlare il finale sottovoce alzandosi per prendere il vino e i due bicchieri di plastica.&lt;br /&gt;-e tu, come vai? -&lt;br /&gt;Dario continuò a suonare, NothingMan, arpeggiando con una cura particolare. Luca versò il vino sussurrando le parole appena fra le labbra. Ultimo accordo dalle mani di Dario, inalò lento, espirò:&lt;br /&gt;-credo che lascerò anche questo lavoro&lt;br /&gt;Luca posò il bicchiere sul tavolo di legno smaltato, guardò l’amico piegato sulla chitarra e chiese se stesse scherzando o cosa. Dario non alzò lo sguardo dalla chitarra, lasciò scivolare le dita lente sulle corde e iniziò a suonare Eskimo, sottovoce, fino alle parole di Guccini e il bisogno di saper scegliere in tempo, non arrivare alle scelte per contrarietà. All’ultima nota posò un sorriso sereno sull’amico, prese il bicchiere e brindò nell’aria silenziosa.&lt;br /&gt;Luca sorrise e alzò il bicchiere, capì che anche con Francesca sarebbe finita e dopo due anni di Roma per Dario era già arrivato il suo tempo. &lt;br /&gt;Guardò l’amico rituffandosi nei suoi pensieri, cercò i fantasmi degli ultimi mesi con Alice e raccontò i suoi 17 anni e la ragazza di allora, quando pensava che era un peccato, che se l’avesse conosciuta a 26 anni l’avrebbe sposata senza dubbio alcuno. Con Alice era diventato lo stesso, che l’avrebbe voluta ritrovare tra 2-3 anni, quando il momento sarebbe stato opportuno.&lt;br /&gt;Dario smise di sfiorare le corde e lo guardò negli occhi: &lt;br /&gt;-eccolo il te stesso a 31 anni. Lo hai davanti. -&lt;br /&gt;Luca guardò il bicchiere. Bianco, senza suono.&lt;br /&gt;- Luca, “sbagliando si impara”. Ma non impari la morale. Impari a conoscerti. &lt;br /&gt;Le inquietudini non vanno via con gli anni, se sono parte di te. -&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-83027728?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83027728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/83027728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_13_archive.html#83027728' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82977708</id><published>2002-10-14T12:50:00.000-07:00</published><updated>2002-10-14T12:50:14.330-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e &lt;b&gt;farlo durare&lt;/b&gt;, e dargli &lt;b&gt;spazio&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;(I. Calvino)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82977708?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82977708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82977708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_13_archive.html#82977708' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82918406</id><published>2002-10-13T05:34:00.000-07:00</published><updated>2002-10-13T05:34:19.543-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Domenica strana.&lt;br /&gt;Dovrei essere contento per la gran serata in terrazza trasteverina, invece mi ricordo solo la battuta acida di M. mentre andavo via. Che il chianti+martini la faccia diventare più cattiva? O solo più sincera?&lt;br /&gt;Dovrei essere contento. Che c'è il sole e andrò in centro con le amiche spagnole e jacopo, farò foto alla città amata immersa nell'arancione. E invece niente, non mi dà nulla.&lt;br /&gt;C'è qualcosa sotto.&lt;br /&gt;Qualcosa di così intimo che uno non lo riesce a scrivere su un blog. &lt;br /&gt;Qualcosa che ha a che fare con la paura di non innamorarsi più.&lt;br /&gt;Primo brivido di solitudine? O semplici postumi di un'altra serata bagnata dall'alcool?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82918406?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82918406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82918406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_13_archive.html#82918406' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82890715</id><published>2002-10-12T11:03:00.000-07:00</published><updated>2002-10-12T11:03:11.350-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Stanco, stanchissimo. Arezzo in un giorno forse è stato davvero troppo. Soprattutto se hai una delle serate del mese pronta fra mezz'ora che ti aspetta al varco.&lt;br /&gt;E invece di morire sul letto, leggo il racconto di R. e lo trovo bello. Vorrei dirle mille cose. Anche oggi parlavo di scrittura e mi rendo conto che mi piace dire quel poco che so a chi scrive, lavorarci assieme come facevo al lab.scrittura di Bc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è il viaggio che porta stanchezza. E' la lenta consapevolezza che la distanza a volte è troppa e non puoi permetterti neanche di sognare un po'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82890715?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82890715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82890715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_06_archive.html#82890715' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82839738</id><published>2002-10-11T06:34:00.000-07:00</published><updated>2002-10-11T06:34:09.830-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;i&gt;Resaca&lt;/i&gt;. In italiano ci manca questa parolina magica per dire in 6 lettere una notte e il giorno dopo.&lt;br /&gt;-Hola, que tal?&lt;br /&gt;-Tengo una resaca, tio...&lt;br /&gt;Anche l'inglese ce l'ha: &lt;i&gt;hangover&lt;/i&gt;. Non serve una pagina per raccontarlo, e forse è un peccato perché non è stato così male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stamattina c'era tutto: la bocca pastosa come un vino rosso di quelli carichi, gli occhi che non si aprono, la sveglia che suona e uno ci sorride sopra girandosi e spegnendo l'udito. Poi alla fine cedo, perché la tesi è &lt;i&gt;la tesi&lt;/i&gt; e il tutor non ti segue certo, ma metti che stamattina ti cerca e non ti trova. E allora proviamo, ad alzarci, con le mani e tutte le buone intenzioni puntate contro il materasso, con una coperta di piombo che ti schiaccia e non trovi più neanche un muscolo che voglia dire la sua. Ancora un po', vado solo il pomeriggio, sì, sì...&lt;br /&gt;Poi mi ricordo che sono andato via da solo alle 3, dicendo che dovevo alzarmi presto e quindi niente cambio di locale, io chiudo con questo per stanotte, che rum&amp;cola è ottimo, ma basta, la tesi, la tesi, poi sabato devo partire, la tesi... e Roma vista con gli occhi ubriachi, deserta e illuminata di arancione, coi sampietrini che riflettono i fari e l'incoscienza in una distesa di luce, beh, è proprio uno spettacolo che ti aiuta a tenerti sveglio, e quindi vivo, fino a casa.&lt;br /&gt;Il problema sono gli spagnoli. Che poi non sono un semplice problema, ma una mezza benedizione di caciara e alcool, una dannazione di ghiaccio (amano il ghiaccio, è sempre presente a secchiate in un'insalatiera e a grappoli nei bicchieri) e parole. Parlo, parlo, parlo. Romano, spagnolo, inglese, italiano per correggere Clara che mi guarda da un millimetro e dice che vuole impararlo presto. Parliamo allora, parliamo anche con Marta, tutte di Madrid sì, ma guarda che appartamento, anni '70, con la tappezzeria delle pareti a fiori, e fiori sui divani, sul lampadario lassù, sulla tovaglia fra le bottiglie e i posacenere e le mani di Clara. Che ti guarda sempre più vicino, le parole sempre più sussurrate nell'orecchio -e come amo Roma e i romani- e cazzate così fino a quando non ti alzi per andare al bagno e la ritrovi con Ciccio, alla stessa distanza, con la stessa espressione e brindi ancora una volta alla tua stupida ingenua fantasia.&lt;br /&gt;Rimane solo il tempo per i quadri di Marta che sono belli davvero e a dicembre esibirà tutto a Madrid, il tempo di tornare al bagno ma stavolta con la testa poggiata al muro che le certezze crollano e allora cerchiamo di salvare il water, il tempo di salire in macchina e raggiungere via arenula, un locale con dentro jacopo e Virginia dritta da Alicante, per finire la serata a ridere dei romani &lt;i&gt;chulos&lt;/i&gt;, coatti, che ci provano con lei e l'amica e lasciano il locale tristi come le loro croci d'oro, immortali fra i peli delle camicie aperte al terzo bottone.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82839738?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82839738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82839738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_06_archive.html#82839738' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82784672</id><published>2002-10-10T03:13:00.000-07:00</published><updated>2002-10-10T03:13:41.170-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>ho voglia di sole e prati, di parole ed entusiasmo. vorrei una ragazza da guardare da vicino e scoprire, una persona che mi racconti storie di lei e del mondo visto dai suoi occhi, dalle sue mani.&lt;br /&gt;vorrei sentire la stretta di una mano senza motivo, due occhi curiosi che ti guardano con fiducia.&lt;br /&gt;vorrei la pioggia come oggi, ma la luce di una casa e non di un laboratorio, la musica di un poeta come guccini e non le ventole dei pc e le dita che battono sui tasti raggiungendo l'ora di pranzo.&lt;br /&gt;vorrei blu e verde. è tutta una scala di bianchi, grigi, neri: nelle pareti, nei bordi dei monitor, le tastiere mouse tavolo case porte pavimento. vorrei i piedi nudi sul prato, il cielo senza nuvole delle 11.30 che fissandolo trovi pace in tutto quella libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi salva la moto e il vento in faccia, Roma attraversata per le stradine che amo e un giorno scriverò di questo tragitto attraverso le sue vie e la mia storia. via appia antica, via sannio, la tangenziale che vola sopra casa di vale e mi porta verso nord, verso cate, chiara, marie che mi manda le mail di insulti e non capisco perché, tutti frammenti della mia nuova vita dopo A. che a volte disegnano sogni fragilissimi, a volte tagliano solo le dita.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82784672?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82784672'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82784672'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_06_archive.html#82784672' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82705126</id><published>2002-10-08T13:43:00.000-07:00</published><updated>2002-10-08T13:43:14.700-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Molti parlano spesso dei blog e di quanto è affascinante e quante possibilità e.&lt;br /&gt;Io in genere evito perché lo fanno già bene in tanti e quindi... ma oggi ci sono due cose che non posso fare a meno di citare:&lt;br /&gt;-mi ha scritto il mitico &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/"&gt;&lt;b&gt;Ludik&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, uno dei primissimi blog che ho scoperto, per chiedermi un articolo su questi. Un onore e un piacere.&lt;br /&gt;-mi sono aggregato al progetto &lt;b&gt;UBW&lt;/b&gt;: &lt;a href="http://www.granbaol.org/newz/02settembre/united_blogzine.htm"&gt;United BlogZine of www&lt;/a&gt;, il sogno di chi crede nella libertà di informazione (e non solo, vedi l'importante &lt;a href="http://w.skipintro.org/united/ecards/"&gt;&lt;b&gt;iniziativa &lt;/b&gt;&lt;/a&gt;per non farci convincere così facilmente che la guerra sia necessaria)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi scopro mail su mail che ci sono persone che ti possono far emozionare tutti i giorni. E magari le hai scoperte così, per un mucchio di parole lasciate libere di fare danni invece che represse su un txt.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Bene, bravi, bis.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82705126?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82705126'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82705126'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_06_archive.html#82705126' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82634998</id><published>2002-10-07T06:22:00.000-07:00</published><updated>2002-10-07T06:22:30.223-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Mi chiama la mia editrice. Un'ora di telefonata con io che galleggio sopra la felicità e l'entusiasmo, dico sì a tutto, anche alla proposta che mi fanno di un misero 8%, ma poi capisco che devo dirle io le regole e rimando l'argomento che è la prima volta che devo decidere IO.&lt;br /&gt;Dobbiamo cambiare il titolo del romanzo e questo mi spezza. &lt;br /&gt;Almeno abbiamo mezzo deciso che in copertina ci deve essere una foto di un treno o qualcosa del genere.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;NB&lt;/b&gt; Cercasi disperatamente foto di treni o qualcosa del genere. &lt;b&gt;H E L P  P L E A S E&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82634998?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82634998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82634998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_10_06_archive.html#82634998' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82487386</id><published>2002-10-03T15:39:00.000-07:00</published><updated>2002-10-03T15:39:00.713-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ci passo praticamente tutti i giorni. Piazza Bologna è un mostro circolare dal cuore verde affumicato, tentacoli asfaltati verso tutta Roma, il ferro dei semafori la tiene unita a tutte quelle macchine in coda. Cate abita in un tentacolo sottile verso l'università, dalla strada vedo la sua finestra e vedo che la serranda è su. Ok, citofono.&lt;br /&gt;Perché uno rimane con la fissa che se l'ultimo messaggio l'ha mandato lui mica può andare e citofonare, insomma, mica può cadere così in basso. Aveva detto che si sarebbe fatta sentire, bastava aspettare. Hai aspettato una settimana, aspetta un'altra o lascia perdere. Il silenzio è più che chiaro, no? E invece citofona -c'è Cate? -sì, sali.&lt;br /&gt;Le case dei fuorisede sono più belle. Lo so che qualsiasi fuorisede del mondo si incazzerebbe a sentire una frase così, ma dovrebbe provare a vivere coi miei genitori e poi dirmi se preferisce i tappeti persiani che non puoi farli calpestare ad un amico senza disturbare o le mattonelle logore e macchiate per sempre da tutta la gente che può entrare da quella porta.&lt;br /&gt;Comunque alla porta c'è Cate. E ha un sorriso che neanche quella notte che siamo stati in giro a raccontarci le nostre storie sui ruderi avevo intravisto.&lt;br /&gt;-ciao&lt;br /&gt;-ciao, allora sei tornato?- e spalanca la porta coi capelli legati e una voce felice&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Allora sei tornato?&lt;/i&gt; Le parole rimbalzano sugli ultimi tre scalini mentre penso che o è stronza lei o sono stupido io. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(i suggerimenti nei commenti, grazie)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82487386?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82487386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82487386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_29_archive.html#82487386' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82460138</id><published>2002-10-03T03:07:00.000-07:00</published><updated>2002-10-03T03:07:46.620-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il bello dei blog è che il giovedì mattina molti parlano di film e dei riflessi di quelle due ore al buio.&lt;br /&gt;Io sto ancora raccogliendo la perfezione di alcune scene di 'about a boy', il bambino che va via da solo e intuisce che un adulto che condivide un dolore in silenzio (o con una parolaccia) fa molto più di tanta gente che ti riempie di buone parole e saggi consigli.&lt;br /&gt;Devo imparare qualcosa da quella scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bello dei blog è che fai degli incontri, che forse non ti cambieranno la vita ma danno dei momenti intensi alle giornate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82460138?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82460138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82460138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_29_archive.html#82460138' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82417621</id><published>2002-10-02T07:45:00.000-07:00</published><updated>2002-10-02T07:45:50.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Assaggio il mondo del lavoro e lo trovo crudele.&lt;br /&gt;I capi non hanno tempo per i dipendenti.&lt;br /&gt;I dipendenti sono in una competizione nascosta dietro un sorriso.&lt;br /&gt;Un 24enne che fa la tesi non deve far perdere neanche un minuto a nessuno.&lt;br /&gt;Banalità e luoghi comuni che speravo di distruggere alla prima esperienza. Tutto vero invece. Tutto incredibilmente quotidiano e deprimente.&lt;br /&gt;Penso a S. che lavora in una ONG dove si fanno 12 ore di fila senza pause sigaretta. Ieri sera ci siamo rivisti dopo 4 anni, ci eravamo conosciuti a una presentazione, scambiati l'email e qualche racconto, pensiero, emozione mentre girevamo l'europa in paesi diversi. Appuntamento sotto Giordano Bruno, i nostri sguardi che si incrociano e ritrovano lineamenti dimenticati, ritrovano una persona che da troppo tempo era diventata solo parole.&lt;br /&gt;Mi sorprende subito. Ha quegli occhi di persona che ti ascolta mentre parli che mi fanno sempre balbettare un minimo, abituato a gente che guarda di lato o per terra mi sbattono le parole fra i denti per la gioia. Veramente strana la prima mezz'ora, quando la voglia di parlarci faceva a cazzotti con le distanze, le pause, i tempi, le battute, i nostri due mondi che cercavano un linguaggio comune, il momento giusto per poter fare una battuta o un'osservazione, le posizioni dei corpi fra il troppo intimo e il così non ti sento. Poi il bicchiere di vino, i racconti delle cose più grandi, i piccoli progetti e le grandi idee, ci spostiamo alla fontana e siamo da soli in mezzo a due fiorai e i riflessi della luce sull'acqua... Dopo un'ora eravamo così presi dai discorsi e dallo stare bene che sarei anche andato a cena da lei, un ex magazzino di un negozio a lato campo de fiori che visto da fuori sembra uscito dal '600 or ora. &lt;br /&gt;Ma l'invito non c'è stato, 'un passo alla volta' dobbiamo aver pensato all'unisono: &lt;br /&gt;-allora quando passi di qui citofona, è l'ultimo in basso, ma a volte non funziona e devi urlare dal cortile-&lt;br /&gt;-fantastico, se continuiamo a vederci finisce dritta in una romanzo questa casa-&lt;br /&gt;-certo che deve finirci, ormai i numeri li abbiamo-&lt;br /&gt;-...-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e pensavo...che pensavo?&lt;br /&gt;ah, sì: che era tutto perfetto.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82417621?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82417621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82417621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_29_archive.html#82417621' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82356867</id><published>2002-10-01T02:17:00.000-07:00</published><updated>2002-10-01T06:04:41.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>C'è un fantasma nuovo fuori dalla finestra.&lt;br /&gt;La solitudine può essere strisciante e bastarda come un virus che ti cova dentro. Mentre vai a ballare fino alla 4 in mezzo alle 100 persone dello zoobar, mentre ti squilla il cellulare senza posa, mentre ricevi 10 email al giorno da persone a cui vuoi bene.&lt;br /&gt;Eppure puoi sentire qualcosa che filtra tra le tue emozioni, la sensazione che le nuvole sul soffitto non smetteranno presto di annuvolarsi. Che la mattina dopo saranno ancora lì.&lt;br /&gt;(a volte i virus non ce la fanno a metterti ko e vinci tu. a volte ti ritrovi a letto un mese. vedremo)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82356867?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82356867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82356867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_29_archive.html#82356867' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82282590</id><published>2002-09-29T14:15:00.000-07:00</published><updated>2002-09-29T14:15:51.193-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Scrivevo del dolore che blocca lo stomaco. &lt;br /&gt;Degli occhi stretti fino a che non fanno male, la pelle che tira, le pieghe che si scontrano. Del respiro che manca e sembra di essere immersi in un liquido che stringe la gola. &lt;br /&gt;Si emerge solo per un respiro affannato quando lo stomaco molla, in un istinto di autoconservazione che non lascia speranza ad un svenimento liberatorio. La fuga da tutto questo, la droga delle distrazione per scappare da un incubo che sembra ci sarà per sempre. Le lacrime e i fazzoletti che si ammucchiano sulle urla trattenute, sui lamenti silenziosi, sulle scosse che arrivano e agitano il corpo. Sulla speranza che ci sarà un giorno e un nuovo incontro a cui aggrapparsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82282590?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82282590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82282590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_29_archive.html#82282590' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-82151757</id><published>2002-09-26T09:43:00.000-07:00</published><updated>2002-09-26T09:45:22.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Mentre fuori pioveva.&lt;br /&gt;Io, Vale, Domenico sul divano di lui, l'appartamento dei 40mq a 620euro al mese chiudeva il nostro mondo fra vino rosso e tv. &lt;br /&gt;"Un filmone questo" dice lui, Vale ascolta i dialoghi rapita, io ascolto la pioggia pensando alla mia moto sotto casa di lei, guardo le pile di cd e libri di Domenico. Ci provo, ma proprio non entra nella mia testa il film. Sono troppo preso dalla giornata dedicata alla tesi, dalla camicia precisa nei pantaloni, dalla cinta nera rubata a mio padre, dai calzini blu, dai capelli che per la prima volta ho pensato seriamente di tagliare corti. Accendo una sigaretta superlight offerta da vale, bevo un sorso del vino rosso dolce offerto da domenico, cerco di non pensare al capo, al mio pc, il mio io posto sotto il poster dell'uomo ragno: "un web designer, no?" dice scherzando il tipo in stanza con me.&lt;br /&gt;Che poi questo ambiente lavorativo che tanto mal di pancia mi ha causato domenica notte, non è che sia così male, male, male. Ti vesti preciso, ti fai la barba un giorno sì e l'altro pure 5 volte alla settimana, non usi parolacce e parole oscene dentro l'edificio, lavori ore su ore che tanto non ti distrae nulla (le donne neanche passano intorno al perimetro dell'istituto) e vai avanti. Dalle 9. Alle 6. Il bello è quando "stacchi", che stacchi davvero. Un po' perché sei fuso, un po' perché incontri persone che ti fanno dimenticare i problemi; almeno le ore per dire che hai fatto qualcosa di bello nella giornata. Infatti sono andato a cercare un paio di scarpe con vale, ho cenato al volo nella penombra con lei e il suo gatto che mi saltava attorno, abbiamo visto un film di merda al Tibur, siamo finiti a casa di domenico a bere vino. Una bottiglia in due a cena, una in tre dopo.&lt;br /&gt;Finiti sul divano di lui a dire cose leggere, cose profonde, cose artistiche, leggerci pezzi di libri, guardarci un frammento di tv, bere un bicchiere, poi un altro, poi squilla il cellulare ed è lei.&lt;br /&gt;Ed è come se tutto, TUTTO, tutto quello che fai nella giornata diventa incredibilmente sgonfio. Tutto diventa una coperta sdraiata sul tempo, un velo di faccende per tappare tutti i buchi; ma il tempo vero, quello che ti muove dentro, diventa quello che lei c'è. &lt;br /&gt;Dopo un mese che non vi vedete, dopo una settimana che non la senti. Dopo che con l'altra hai rotto ogni filo rimasto ancora in sospeso.&lt;br /&gt;E c'è questo balzo col telefono in mano, dall'ingresso alla stanza di domenico, nel buio, seduto contro qualcosa a raccogliere le sue pause e le sue domande, azzardare qualcosa e aspettare, sperare che risponda con un pensiero chiaro, definitivo, pieno. &lt;br /&gt;Alla fine il cellulare segna 4.16 minuti di chiamata. Quattro anni di amore totale, fedele, completo racchiusi in 4 minuti abbondanti di telefono e una sensazione strana, come se non capissi bene con chi ho parlato.&lt;br /&gt;Con chi ho parlato ieri sera?&lt;br /&gt;Il fantasma di lei?&lt;br /&gt;Il ricordo della donna che amavo?&lt;br /&gt;Il sogno della ragazza che voglio amare?&lt;br /&gt;E io chi ero per lei?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-82151757?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82151757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/82151757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_22_archive.html#82151757' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-81959117</id><published>2002-09-22T12:24:00.000-07:00</published><updated>2002-09-22T12:40:08.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Settembre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivammo in silenzio a destinazione e imboccammo il parcheggio. Un vento caldo e umido portava i bassi dall’altro lato della Flaminia fino ai nostri vetri. Le macchine ruggivano in sibili veloci dentro e fuori la città. I gruppetti di amici si muovevano in piccole file verticali verso un punto di passaggio, come bande di formiche verso lo stesso briciolo di vita da riportare alla tana. Le macchine sotto il ponte tagliavano la notte in strisce di luce bianca e rossa, scomparivano all’orizzonte e già attaccavano di nuovo. Ogni volta che un filo di luce spariva, sembrava che un sorriso silenzioso si aprisse su tutta la strada. Camminammo vicini verso il palco, sull’asfalto di uno scuro grigio ferito da fili di un’erba testarda, bicchieri di plastica trasparente, sigarette schiacciate dai piedi di tutti.&lt;br /&gt;	Lei si fermò all’altezza del grande palo al centro del parcheggio. Sul palco tutto era spento, pochissime persone bucavano l’aria densa dei bassi profondi, il buio del cielo rifletteva la desolazione che avevamo attorno. Faceva caldo, nuvole basse si addensavano velocemente, si lasciavano disegnare dai fasci di luce dei fari. Mi toccò la mano. &lt;&lt;&lt;i&gt;Perché siamo venuti qui assieme?&lt;/i&gt;&gt;&gt; disse.&lt;br /&gt;	&lt;&lt;&lt;i&gt;Ti volevo parlare&lt;/i&gt;&gt;&gt; le risposi.&lt;br /&gt;	C’erano due amici seduti davanti a noi, si scambiavano una canna parlando poco. Quelli dai capelli lunghi tirava in boccate profonde e lasciava salire il fumo soffiandolo lento dalla bocca aperta, l’altro fumava in tiri piccoli, uno dopo l’altro. Li guardammo con lo sguardo distratto fino all’ultimo tiro, avvolti nei loro arabeschi di fumo.&lt;br /&gt;	&lt;&lt;&lt;i&gt;Per distruggere qualcosa di bello, ci deve essere prima...Qualcosa&lt;/i&gt;.&gt;&gt; le dissi.&lt;br /&gt;	&lt;&lt;&lt;i&gt;Forse c’era&lt;/i&gt;&gt;&gt; disse lei.&lt;br /&gt;	&lt;&lt;&lt;i&gt;Forse c’era&lt;/i&gt;&gt;&gt; dissi &lt;&lt;&lt;i&gt;bastava lasciarlo uscire. Quel qualcosa&lt;/i&gt;.&gt;&gt;&lt;br /&gt;	&lt;br /&gt;Rimanemmo in quel silenzio a lungo. Una specie di fiore grigio si schiuse fra di noi, un fiore di plexiglas che, trovando la sua forma, parlò della distanza fra di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;roma, &lt;i&gt;primadomenicadiautunno &lt;/i&gt;22092002&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-81959117?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81959117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81959117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_22_archive.html#81959117' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-81844461</id><published>2002-09-19T16:26:00.000-07:00</published><updated>2002-09-19T16:26:27.440-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Forse non riuscirò a prendere la coscienza che è giusto che sia. Forse non la cercherò neanche, nelle serate di avvicinamenti e gioco con donne diverse da lei.&lt;br /&gt;La paura di incrociare la pietra ruvida del suo sguardo, che domanda e aspetta la risposta pronta. Come se tutto il vuoto di tempo e spazio fra noi due fosse stato riempito da pensieri su lei, su noi, su me. &lt;br /&gt;E non da bicchieri di vino in feste dai visi poco noti, da passeggiate nel buio illuminato dai riflessi del Colosseo e dalla bellezza di una lei, da una qualsiasi delle cose che riempiono le mie giornate lasciando una sensazione di pienezza. Un settembre di primavera, inaspettato e travolgente.&lt;br /&gt;Travolto dai messaggi e le telefonate e gli eventi e le emozioni. Travolto al punto che non c’è il tempo e lo spazio per pensare. Non c’è l’occasione di stringere un pugno sul presente e vedere cosa c’è dentro. &lt;br /&gt;Ci sono i rientri alle tre, i caffè del giorno dopo per annullare il vino, la bocca pastosa del tabacco di uno sconosciuto. C’è il brivido infantile quando arriva un messaggio. L’ennesima porta che si apre sulle giornate e che rimane aperta, non c’è bisogno di nasconderla o socchiuderla o di scapparci la notte o nelle pause, nei ritagli di un tempo al riparo dal suo sguardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è la paura di un incontro. Con lei. Con lei e un altro. I polmoni che si chiuderebbero attorno ad un soffio di aria, tenendoselo stretto, stretto per un po’, fino a quando non passa la paura (paura? Di chi? Di cosa?) o non si spezza qualcosa e le insicurezze, le incertezze schiacciate in un angolo di nonpensiero, nonpresente, saltano di nuovo tutte fuori, come polvere al primo soffio d’una scomoda verità.&lt;br /&gt;La verità di un cielo che non cade. Che rimane macchiato dal nero di una giornata o grigio del peso della quotidianità, un blocco di un indefinito compatto ed eterno fin dove arrivi a vedere. Un cielo scaldato da rossi e i riflessi di soli lontani, di un mondo che forse non è ancora il mio. &lt;br /&gt;Perché questo è il mio. Questo è il mio anche schiacciando quattro anni in un angolo, anche coprendo tutto quello che ho sopra la testa con poster e quadri, anche guardando lontano o chiudendo gli occhi sperando di non trovarlo più. Ma c’è ancora. Proprio sopra di me. E non so –non so – se ci sarà ancora domani, per sempre o mai più.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-81844461?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81844461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81844461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_15_archive.html#81844461' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-81718483</id><published>2002-09-17T05:08:00.000-07:00</published><updated>2002-09-17T05:08:51.906-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Raccontino scritto in un due ore, senza troppe pretese se non quella di urlare a C. che....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea scivolava veloce, fra le macchine lanciate verso l’incrocio che avrebbe cambiato la sua notte.&lt;br /&gt;Stringeva il pugno sull’acceleratore, la mano sinistra pronta sul freno, sotto i piedi la linea del sorpasso che sfrecciava in tratti di bianco e grigio, così vicini che diventavano un filo solo sospeso sopra i centoquaranta. La moto ondeggiava sfiorando le macchine del traffico del ritorno, sospese in una velocità vicina alla legalità, come nuvole lente verso un orizzonte che Andrea inseguiva ogni sera, nel tramonto. L’asfalto scuro segnato dai riflessi arancioni, fino a quando il sole cadeva dietro l’orizzonte e lasciava solo le luci rosse che galleggiavano nel buio, fantasmi da evitare con un movimento dolce che non rispettava nessuna regola: destra sinistra da una corsia all’altra, nel brivido di un incolonnamento improvviso, di un auto ferma senza triangolo, di una radice invadente che piegava la strada e lanciava la moto verso il cielo. Andrea inseguiva la sua paura e la scacciava sorpasso su sorpasso, superando l’incrocio di casa sua e continuando fino al mare quando aveva tempo, pronto a girare la moto verso la città alla fine della sigaretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel buio del discopub Ale non sente la voce di Barbara, sorride appena e balla senza entusiasmo scacciando il pensiero di lui. Le luci al ritmo della musica violenta accendono la sua gonna jeans, troppo stretta per ballare davvero, i bassi profondi scuotono i capelli sciolti finalmente sulle spalle, le ciocche rosse e castane che coprono un attimo gli occhi e tornano subito dietro l’orecchio, in un gesto automatico che riporta l’ordine sul suo viso. &lt;br /&gt;Mentre escono dal bagno Barbara le dice solo:&lt;br /&gt;-ti presento uno, andava in moto con Andrea parecchio tempo fa-&lt;br /&gt;-no, lo sai che non mi va-&lt;br /&gt;-sì, invece- e in uno strattone verso il bancone e verso un ragazzo dai capelli corti e neri -Claudio, lei è Alessia-&lt;br /&gt;Un’ora di parole dopo Claudio le chiede il numero sulla porta del pub, Barbara chiama dalla macchina, la musica arriva a bordate assordanti ogni volta che qualcuno apre la porta sulla pista. Fra una ondata di suono e l’altra Ale non dice nulla, solo in macchina sente il peso di quel silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea e Ale si erano scoperti in un pub di birre doppio malto e fumo denso, il compleanno di un amico comune che avrebbero dimenticato entrambi di ringraziare, la musica bassa che lasciava lo spazio alla loro voglia di trovarsi.&lt;br /&gt;Un desiderio esploso nell’ultima domenica di estate, nel buio bucato dalle luci del foro, nei loro passi senza fretta e senza silenzi attraverso una Roma incredibilmente calma e disponibile, pronta a farsi attraversare dai quei due sconosciuti senza una sigaretta o un bicchiere di birra qualsiasi tanto per tenersi occupati, per avere un qualcosa su cui scambiare due parole. Camminavano, sulla spinta di un desiderio così grande che uno neanche se lo dice per paura di rovinarlo, un desiderio su un tappeto di parole che si intrecciano e sembrano davvero disegnare quello che cercavi, ma aspetti ancora a toccarlo, aspetti ancora a dirti “eccolo!” per paura che scappi via o si frantumi sotto il peso di un dito. &lt;br /&gt;Quando Ale indicò la chiesa aperta Andrea non riusciva a crederci, sembrava una cosa così insensata che voleva per forza dire qualcosa. Qualcosa che non capiva ma non smetteva di chiedersi ad ogni passo verso la porta spalancata. Dentro il silenzio schiacciava i pensieri e lasciava solo il desiderio di guardare quel crocifisso, il legno segnato dal dolore con un cielo di nuvole enormi dietro, uno sfondo azzurro bagnato da un bianco di speranza. Uscendo trovò la risposta alla sua domanda: nella navata sinistra una piccola cappella ospitava quattro persone in ginocchio, in adorazione. Andrea entrò e piegò la testa, solo una preghiera venne da tutto il corpo fino alle sue labbra. Alessia lo aspettò alla porta per uscire assieme, di nuovo fra passi e parole verso il Colosseo fasciato di bianco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scendendo dall’autobus Claudio si ritrova proprio davanti a lei. Alessia sorride cercando di dirsi che non c’è nulla da essere emozionata, Claudio le stringe leggermente il polso scherzando che stavolta non l’avrebbe fatta scappare così facilmente. Nella luce del lampione Ale trova per la prima volta i suoi lineamenti nascosti dai flash del discopub e non riesce a non trovarlo simpatico, interessante come aveva lasciato intravedere urlando una parola ad ogni pausa della musica assurda del locale.&lt;br /&gt;-stavolta non te lo chiedo il numero, così non scappi-&lt;br /&gt;-no, dai, è che mi aspettavano-&lt;br /&gt;-ok, ok, niente numero. Ti seguo fino a casa-&lt;br /&gt;-no, Claudio, per favore. Scusami, vedrai che ci rincontriamo-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel buio della stanza le domande di Ale inseguivano i fantasmi di lui. Stretti nel letto ad una piazza della sua camera cercava di capire i perché delle sue fughe alle due, i perché della sua moto abbandonata in garage da quando si erano avvicinati, i perché di tutte le sue zone d’ombra che continuava a tenere lontano da lei. Andrea la guardava nel buio, i suoi occhi brillavano nelle strisce di luce dalla serranda rotta sulla strada. Nei riflessi delle foto alla parete vedeva il passato di Ale, non riusciva a scacciare il pensiero che sarebbe potuto finire anche lui lì sopra, prima di averle detto tutto. E così raccontò.&lt;br /&gt;La storia di quella preghiera, urlata con tutto se stesso nel silenzio della cappella e del suo cuore immobile da troppi anni. Le emozioni, che battevano di nuovo dopo tutto quel tempo, così forte da non capire nulla e sussurrare solo: “Signore, io non capisco, io non posso saperlo ora. Non capisco se Alessia è un’amica o una persona che può cambiare la mia vita, se è importante o solo un abbaglio di questa sera speciale. Solo una cosa ti chiedo: guida i nostri cuori e le nostre parole. Ti prego, solo questo ti chiedo.” e uscendo dalla chiesa aveva deciso che ogni domenica notte sarebbe stato lì, dalle due alle tre, che trovata lei avrebbe messo via la moto e le sue sfide senza senso verso il mare. Avrebbe cambiato le sue giornate, se Ale davvero avesse cambiato la sua vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due notti dopo, in un martedì segnato da un esame sbagliato, un professore le disse che con le parole non poteva fare molto di più di un ventisette. Scappata dal suo studio, Ale spense il cellulare in lacrime e si chiuse in casa con la sua migliore amica, cercando di dimenticare il mondo lì fuori. Andrea la aspettò all’appuntamento fino a mezzanotte, poi tornò a casa, parcheggiò la macchina e partì verso il mare. Una Smart senza luci non lo lasciò tornare più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una sera Claudio le raggiunge in moto a casa di Barbara; di nuovo a parlare fitto con Alessia, di nuovo una serata solo per loro due. Prima di andare Ale gli passa un biglietto, sotto al numero ha scritto solo ‘cercami, quando vuoi’.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-81718483?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81718483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81718483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_15_archive.html#81718483' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-81505892</id><published>2002-09-12T07:05:00.000-07:00</published><updated>2002-09-12T07:05:37.133-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Vorrei scrivere un racconto e invece sono qua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercando di raccogliere pezzi vecchi da far combaciare con quelli nuovi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra due mesi uscirà il libro. Con Fernandel. Fantastico. (Pezzo grosso, bordi lisci e morbidi.)&lt;br /&gt;Papà è stato in sala operatoria otto ore per cambiare fegato. (Pezzi ruvido, tagliente e fragile.)&lt;br /&gt;Lunedì si inizia con la tesi, gli esami son finiti sotto le gocce di temporali impietosi. (Pezzo colorato, imprevedibile.)&lt;br /&gt;Con lei siamo in PAUSA. &lt;i&gt;Stand by&lt;/i&gt;. Devo capire che significa al più presto. (Scheggia di vetro, senza un posto che sia suo.)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-81505892?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81505892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81505892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_08_archive.html#81505892' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-81290158</id><published>2002-09-07T14:25:00.000-07:00</published><updated>2002-09-07T14:25:42.946-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Prendi Hemingway letto in vacanza in Scozia, aggiungici il sabato più brutto degli ultimi anni e un pizzico di fantasia.&lt;br /&gt;Mescola bene ed ecco questo raccontino.&lt;br /&gt;(E'stato già scritto chissà quanti anni fa, è stato riscritto ad Edimburgo spostando i protagonisti, è *forse* finito oggi, mettendoci dentro un po' di me.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuvole come garze&lt;br /&gt;(tributo a E.Hemingway)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le nuvole sul cielo di Edimburgo erano gonfie e grigie, non sarebbero sparite prima della sera. Fuori dal vetro Prince street era il fiume di corpi e ombrelli dei saldi del sabato pomeriggio, l’asfalto nero e le lamiere in coda sotto la pioggia separavano i neon della città nuova dai giardini di un verde senza luce. Aspettavano, mentre gocce pesanti scivolavano lente fra gli infissi bianchi della finestra; dietro il velo di calore del caffè il castello dormiva ancora, senza più nemico.&lt;br /&gt;Lo spagnolo e la ragazza bionda con lui sedevano a due poltrone verso la finestra, solo il tavolino basso di legno li separava dai vetri appannati e dalla strada affollata. La valigia beige di plastica rigida era appoggiata al muro, i graffi delle strade passate disegnavano la geografia della sua carriera. Dentro, due racchette da tennis e una camicia di forza marrone aspettavano che la pioggia lasciasse lo spazio per il loro momento.&lt;br /&gt;-prendiamo un altro caffè?- chiese l’uomo&lt;br /&gt;-sono così leggeri che posso berne anche dieci- rispose la ragazza, stringendo il cellulare con entrambe le mani &lt;br /&gt;-allora un altro, dai... Two coffee- disse l’uomo verso una ragazza che passava fra le poltrone, il verde e il nero della polo richiamavano il simbolo del caffè&lt;br /&gt;-large?- chiese lei dietro un sorriso&lt;br /&gt;-yes, two large-&lt;br /&gt;La ragazza tornò con due bicchieri di polistirolo, circondati da un cartone riciclato scuro per non ustionarsi le mani stringendoli; chiusi con dei coperchi di plastica ermetici e pieni di avvertenze, mentre li aprivano il vapore usciva veloce e appannava gli occhiali di lei. La musica era cambiata, ma sempre leggera e ordinata; come le luci, i camerieri e i colori del locale.&lt;br /&gt;Lo spagnolo iniziava lo show sempre con le stesse battute, la valigia sbattuta a terra e il palmo violento sulla plastica che attirava l’attenzione di tutta la strada. Quando la gente si fermava a fissarlo scettica lui li imitava, con le braccia incrociate e lo sguardo fisso nel vuoto, perplesso, pensando male ad alta voce dello spettacolo che stava per iniziare. Il pubblico rideva e portava altro pubblico, più sorrisi e –forse- più pound per il suo cappello. Dal caffè guardava il cielo fra il castello e la città vecchia, file di nuvole sfilacciate in umori di grigi diversi.&lt;br /&gt;-sembrano garze stese ad asciugare- disse&lt;br /&gt;-cosa?- chiese lei&lt;br /&gt;-le nuvole-&lt;br /&gt;-ah. Può darsi- rispose mentre prendeva un altro sorso nero fra il vapore.&lt;br /&gt;La ragazza spostò gli occhi sul menù.&lt;br /&gt;-cos’è questo?- chiese indicando con un dito sulla plastica.&lt;br /&gt;-una specie di caffè col cacao-&lt;br /&gt;-posso provarlo?-&lt;br /&gt;-certo- e girandosi verso la cameriera –two frappuccino-&lt;br /&gt;-con cacao amaro? Grandi?- chiese lei in inglese&lt;br /&gt;-lo vuoi con il cacao amaro o normale?- chiese l’uomo alla ragazza&lt;br /&gt;-tu come lo prendi?-&lt;br /&gt;-amaro-&lt;br /&gt;-allora amaro-&lt;br /&gt;-due grandi, con cacao amaro- disse girandosi di nuovo.&lt;br /&gt;-ci sto facendo l’abitudine alle cose amare- disse la ragazza giocando con il bastoncino di legno sul fondo zuccherato del bicchiere – è un gusto nuovo, ma mi ci sto abituando.&lt;br /&gt;-Sole… smettila dai- disse lui&lt;br /&gt;-scusa-&lt;br /&gt;-siamo più o meno in vacanza, ce la facciamo a stare bene fra noi?-&lt;br /&gt;-hai ragione, scusa-&lt;br /&gt;L’uomo guardò di nuovo fuori. &lt;br /&gt;La sua performance si reggeva sulle sue spalle strette e slogate, sulla mezz’ora di streching che precedeva lo show e sull’abilità di mostrarsi nei guai con la racchetta che stringeva braccia, collo e gambe per qualche minuto. Quando le racchette diventavano due la maglietta veniva strappata via liberando i tatuaggi, allora, nel silenzio che piombava, bastavano le giuste pause e la faccia preoccupata per far emozionare anche il più scettico, bastava superare i polmoni per lasciar cadere il cerchio di graphite fra i fianchi e raccogliere gli applausi. Ma la pioggia batteva ancora contro la finestra, stringevano i bicchieri fumanti e li portavano alle labbra in sorsi brevi.&lt;br /&gt;-è bello stare qui con il caffè bollente mentre fuori diluvia- disse l’uomo&lt;br /&gt;-è perfetto- disse lei&lt;br /&gt;-non la sento più, Sole- disse l’uomo -sono due mesi che non ci vediamo o sentiamo-&lt;br /&gt;La ragazza abbassò di nuovo gli occhi dentro il bicchiere.&lt;br /&gt;-a Nico l’anno scorso è successa la stessa cosa. Ma sta ancora con Alicia e va tutto bene, o no?-&lt;br /&gt;La ragazza non disse nulla, girava lentamente il bastoncino spostando lo zucchero.&lt;br /&gt;-se tu continui a trattarmi come un amico io non so se ce la faccio, se saprò aspettare ancora-&lt;br /&gt;-e che cambierà poi?-&lt;br /&gt;-poi sarà tutto perfetto, come prima-&lt;br /&gt;-come fai a dire una cosa del genere?-&lt;br /&gt;-lo so. E’ l’unico problema che abbiamo. E’ l’unica cosa che rende tutto difficile-&lt;br /&gt;La ragazza posò il bicchiere e guardò fuori.&lt;br /&gt;-e tu pensi che dimenticando saremo di nuovo sereni, felici?-&lt;br /&gt;-Soledad, devi solo decidere quello che vuoi. Se tu non sai più cosa fare con me, io non posso e non voglio obbligarti ad amarmi. Ma vorrei davvero che fosse così-&lt;br /&gt;-Sì, ma se io ti perdono, cosa sarà come prima? Avrà di nuovo senso parlare di nuvole o caffè o qualsiasi cosa?&lt;br /&gt;-Anche ora ha senso Sole. Ma non riusciamo a vivere bene nulla se tu non decidi-&lt;br /&gt;-Allora dimenticherò. Non me ne importa più nulla-&lt;br /&gt;-no Sole, non devi dimenticare e basta -&lt;br /&gt;-invece sì, farò così e saremo di nuovo felici, questo è quello che conta-&lt;br /&gt;-se la pensi così allora lascia stare-&lt;br /&gt;Fuori aveva smesso di piovere, una nuvola si era lasciata bucare dal sole proprio sopra il verde e il nero delle rocce sotto il castello. I colori della città vecchia tornavano vivi e già si erano affollate le strade di artisti e giocolieri per i primi turisti usciti dai pub.&lt;br /&gt;-potremmo goderci tutto questo- disse la ragazza- potremmo avere tutto ogni giorno e non ci riusciamo-&lt;br /&gt;-ma che dici?-&lt;br /&gt;-che potremmo avere tutto-&lt;br /&gt;-noi possiamo-&lt;br /&gt;-no. No che non possiamo-&lt;br /&gt;-se siamo assieme possiamo avere ancora tutto-&lt;br /&gt;-no, quando perdi qualcosa non puoi averlo più indietro-&lt;br /&gt;-non abbiamo perso nulla Sole-&lt;br /&gt;-sì invece. Lo capiremo dopo-&lt;br /&gt;-Sole non voglio che la cosa vada avanti se…&lt;br /&gt;-se non voglio. Certo. Basta, per favore-&lt;br /&gt;-io vorrei solo che tu capissi che…&lt;br /&gt;-basta, per favore. Riusciamo a finire il caffè senza parlare? Grazie-&lt;br /&gt;In strada un mimo era fermo, immobile ricoperto di vernice e vestiti color rame. Le giapponesi facevano la fila per farsi fotografare con lui sotto le ali aperte e bagnate delle ultime gocce.&lt;br /&gt;-volevo solo- disse –che tu capissi che io ti aspetto, ma non so fino a quando-&lt;br /&gt;-puoi farmi un piacere ora?-&lt;br /&gt;-certo-&lt;br /&gt;-puoi andare fuori a vedere se ha smesso davvero di piovere?-&lt;br /&gt;-ok-&lt;br /&gt;La ragazza sorrise alla cameriera che puliva il loro tavolo. Agli altri tavoli c’erano due coppie che parlavano sottovoce, allo sgabello contro il muro una ragazza beveva il caffè fissando lo schermo di un portatile piccolo e bianco. Quando lo spagnolo tornò sorrise anche a lui.&lt;br /&gt;-piove pochissimo, abbiamo ancora qualche minuto. Tutto bene?-&lt;br /&gt;-sì. E’ passato. Tutto bene-&lt;br /&gt;Tolte le racchette mostrava al pubblico una camicia di forza. Il più palestrato del pubblico veniva chiamato a stringere le cinghie, lasciandolo con le braccia incrociate e immobili ma libero di fare il discorso dell’offerta: ‘cinque, tre, un pound, ma non andate via senza lasciare qualcosa; se non avete neanche un pound per voi lo spettacolo è gratis’. Dimenarsi e mostrarsi disperato, lamentarsi stremato col palestrato per il suo ottimo lavoro, buttarsi a terra urlando erano la parte più difficile e delicata. Ma quando si liberava, sbattendo a terra il cuoio consumato e macchiato da tutte le strade della sua storia, tutti finalmente si scioglievano, ed era un applauso di cinque minuti.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-81290158?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81290158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/81290158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_09_01_archive.html#81290158' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-79079873</id><published>2002-07-17T14:28:00.000-07:00</published><updated>2002-07-17T14:28:43.546-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>racconto appena finito per voi. titolo provvisorio al massimo: avevo 24 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo pezzo: Avevo 24 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo 24 anni e l'università aveva smesso di illudermi da un pezzo. &lt;br /&gt;Ne avevo visti abbastanza di volti stanchi e occhiaie scavate in quel corridoio, piaghe nere che scorrevano in silenzio sul bianco uniforme delle pareti. Dal mio computer contavo i caffè dei professori alla macchinetta, il dubbio che quella non fosse la mia strada cresceva tazzina di plastica su tazzina di plastica. &lt;br /&gt;Esplose il giorno che finì lo zucchero e vidi il preside di facoltà mandare la segretaria a comprarne un pacco o rubarne qualche bustina al bar di fronte. C'erano venti persone in fila quel giorno, il preside aveva rifiutato 21 piani di studio e io stavo modificando il mio da pochi minuti quando la segretaria uscì in fretta e furia scusandosi in parole che uscivano inciampando fra le labbra imbarazzate.&lt;br /&gt;Non so dove presi la lucidità, ma lo feci.&lt;br /&gt;I registri erano nel cassetto alla destra della sedia, proprio sotto il computer con le coccinelle e le foto della figlia attaccate con la calamita. Ritoccai con giudizio: i 23 erano dei 28 perfetti, i 22 dei ventisette dalla mano poco ferma, i 21 dei 29 sin troppo comodi. Davanti ad un 20 non trattenei la mano e ne uscì un 30 e lode scritto in grafia obliqua che giustificava l'esitazione iniziale. Il computer era acceso: pochi colpi di mouse e tastierino numerico e la media era quasi raddoppiata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo che bruciai il libretto la sera stessa ad un falò. Vedevo il mio volto diciottenne e sbarbato guardarmi nel riflesso verde della plastica della copertina fra le fiamme. Quando prese fuoco ci fu un brivido veloce, nascosto dietro un sorso più lungo di vino e una sigaretta scroccata a quello affianco.&lt;br /&gt;-grazie. Sei un'amico di Daniele?- alla ricerca di due parole facili, il tentativo inutile di scacciare quella foto che non smetteva di bruciare.&lt;br /&gt;-sì, ma guarda che ci conosciamo, alla festa di Simona l'anno scorso... tu stavi con mia cugina, Alessia- mi guarda convinto, nel riflesso del fuoco cerco i suoi lineamenti: regolari puliti insignificanti; non esce fuori nulla, ma mi fido: &lt;br /&gt;-oh, cazzo! bella! Certo, il cugino di Alessia! Bella! Come va? Scusa è che col fuoco...-&lt;br /&gt;-Ciao, tutto ok. Tutto ok.- &lt;br /&gt;Sorride, non mi viene nulla da dire, guardiamo il fuoco e tiriamo una pausa dalle sigarette.&lt;br /&gt;-E' un po' che non la vedo Alessia, come sta?- chiedo aspirando verso l'alto.&lt;br /&gt;-Bene, bene. Si laurea a fine mese. Sta finendo la tesi.-&lt;br /&gt;-Davvero? cazzo, fantastico.-&lt;br /&gt;Presi un'altra bottiglia di rosso e gli riempii il bicchiere, avevo voglia di un'altra sigaretta.&lt;br /&gt;Guardando avanti disse solo: -Secondo me hai fatto una mezza cazzata-&lt;br /&gt;-Eh?-&lt;br /&gt;-A lasciare mia cugina.-&lt;br /&gt;-Beh, è una storia lunga, mica puoi semplificare così.-&lt;br /&gt;-Uno non dovrebbe stare assieme tutto quel tempo se non è sicuro di andare avanti.-&lt;br /&gt;-Uno non dovrebbe dire certe cose se non sa un cazzo dei fatti.-&lt;br /&gt;-I fatti...- e si girò dopo aver buttato il bicchiere di plastica fra il legno che ardeva. &lt;br /&gt;Lo persi di vista nella penombra di un gruppo attorno a una chitarra. Il ragazzo coi capelli lunghi e neri suonava qualche cantautore italiano, inventavano le parole che non ricordavano o forse non avevano mai saputo.&lt;br /&gt;Avevo ancora voglia di fumare e non conoscevo nessuno, non avrei chiesto una sigaretta a un altro sconosciuto neanche se fossero stato l'ultimo attorno a quel fuoco. Presi un altro sorso di vino e iniziai a cercare Daniele, infilavo la testa nei gruppetti più scuri e chiedevo di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo pezzo: Pensarla dopo tutto quel tempo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensarla dopo tutto quel tempo era come riesumare una salma. Mi servì un altro bicchiere pieno all'orlo e un cartone comodo vicino alla chitarra, gli occhi proprio all'altezza delle fiamme che sfioravano i ricordi. Dalle corde vibravano note di canzoni che avevamo ascoltato assieme in quel 92. Anno di grazia a ripensare ai dischi usciti in 12 mesi, il concentrato della nostra adolescenza in un pugno di cassette che non bastava una serata per sentirle tutte di fila. Iniziai a ricordare le parole di qualche canzone tradotta assieme, l'inglese scolastico che inseguiva l'americano sussurrato o urlato su nastri consumati, senza Dolby NB a tagliare via i fruscii dei nostri problemi.&lt;br /&gt;I fatti. Quello stronzo mi aveva lasciato così, ma io i fatti proprio non me li ricordavo. Ricordavo la sua passione per la luna, dai poster ai libri ai pezzi di plastica appesi sul soffitto che di notte lasciavano cadere un ombra lattiginosa. Mi tornavano davanti agli occhi i baci rubati all'umidità di un prato, le parole sussurrate nei ricci dei suoi capelli castani, le ore ad aspettarla fuori della scuola, fuori della palestra, sotto il portone in un ritardo che non smetteva di urtarmi e non smettevo di perdonare nei quattro piani di discesa, quando finalmente si accendeva la luce dell'ascensore sul rosso. &lt;br /&gt;Proprio non ci riuscivo a ricordarmi cosa le avevo detto quel pomeriggio di giugno, col motorino accesso e puntato verso casa, neanche fossi stato lì ad aspettare il complice d'una rapina. C'era l'immagine di una sensazione disperata, la mia barchetta di libertà che imbarcava acqua e la certezza assoluta di essere ad un passo dalle fine e quindi scappare, scappare, scappare. Da quello che era un bicchiere d'acqua scambiato per un oceano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terzo pezzo: Alzandomi capii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alzandomi capii. Capii che l'amore era un equilibrio fra passioni e ostinazioni e pazienza che non faceva per me. Che non avrei mai avuto la lucidità per capire una storia che andava e una no e sarei andato avanti a colpi di vento e ondate alte e basse figlie dei miei umori. &lt;br /&gt;Sarei andato avanti, e basta. Avevo 24 anni e tutto il mondo mi risparmiava anche la fatica di giustificarmi, restavano solo poche eccezioni che non ci sarebbe voluto molto ad annullare bollandoli come bacchettoni. No hay problema.&lt;br /&gt;Avevo il fuoco e un cerchio di volti da scoprire. Avevo il bicchiere di nuovo vuoto e un sorriso pronto per chiederne un altro a una ragazza dai jeans a campana e i capelli scuri sciolti su tutto il viso, una camicia a righe violarosa nepalese separava il blu dei pantaloni e quello degli occhi. Avevo una storia appena gettata nel fuoco da raccontare, parole di coraggio e incoscienza e odio e speranza nel futuro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla faccia isterica del preside lei aveva già tirato fuori il pacchetto rosso e la mia voglia di fumare interruppe il racconto:&lt;br /&gt;-grazie, è che ho lasciato il pacchetto in macchina-&lt;br /&gt;-tranquillo, prendi pure, ma se vuoi ti accompagno a prenderle-&lt;br /&gt;Attraversammo la periferia morbida del falò, con le coppie che si baciavano nascoste fra i fili d'erba nelle zone d'ombra, i capelli neri di lei mi precedevano dondolando nel sentiero verso le macchine. &lt;br /&gt;Furono parole di ore, stelle intraviste assieme cadere e la coperta che tenevo in macchina da due anni finalmente bagnata sull'umido di una rugiada che aspettavo senza fretta. &lt;br /&gt;Poi sparì la luna, nascosta dietro un branco di nubi grigie e silenziose, e dissi qualcosa che non volevo:&lt;br /&gt;-E' tutto facile all'inizio, quando non si sa niente uno dell'altro.-&lt;br /&gt;-Sì, lo so.- disse stringendo le braccia attorno alle gambe e sorridendo -ma magari a volte rimane sempre così.-&lt;br /&gt;-No, un giorno tu saprai tutto di me. E io tutto di te.-&lt;br /&gt;-Dai, ma che discorsi sono! Mica hai bevuto troppo e ti piglia male?-&lt;br /&gt;-No, scusa, è che non riesco a non pensarci.-&lt;br /&gt;-...- guardava i suoi sandali di pelle con attenzione.&lt;br /&gt;-Scusa davvero, cancella gli ultimi 3 minuti.-&lt;br /&gt;-Ok- e sorrise alzandosi -ti va di tornare verso il falò? Qui inizia a far freddo-&lt;br /&gt;-Ok, ti raggiungo lì fra un minuto, finisco la sigaretta e arrivo.-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando misi in moto la macchina per andarmene la luna illuminava ancora la coperta vuota. Era come nuova e appena bagnata da gocce leggere, prima dell'alba qualcuno l'avrebbe sicuramente raccolta e portata via.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-79079873?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/79079873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/79079873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_07_14_archive.html#79079873' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-78933404</id><published>2002-07-14T05:27:00.000-07:00</published><updated>2002-07-14T05:27:16.703-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Cercando di smettere di inseguire il sottile piacere, che mi guida e accompagna, mentre scelgo parole da infilare in righe strette e sudate in un caldo che lei sai e soffre in qualche posa sexy davanti al pc.&lt;br /&gt;Ma devo scrivere poco che lo studio chiama, urla e mi viene a cercare armato di rimorsi: parliamo di cose serie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parliamo delle cose che piacciono.&lt;br /&gt;Ho visto &lt;i&gt;amelie&lt;/i&gt; e mi sono innamorato di questo gioco, chi vuole giocare con me?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quaero ama il sole al tramonto da maggio in poi. Il suo momento ideale è quando esce dalla piscina, sale sulla moto rossa e attraversa Roma verso una serata intrigante e invitante come un quadro di Mirò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quaero detesta non essere creduto. Il suo momento più odiato è quando sta giurando e spergiurando la verità e una o più persone si ostinano a non credergli, senza motivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-78933404?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78933404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78933404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_07_14_archive.html#78933404' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-78787744</id><published>2002-07-10T12:12:00.000-07:00</published><updated>2002-07-10T12:12:23.130-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Libri contro treni.&lt;br /&gt;Sudo sugli ultimi sguardi al libro di Comunicazione, lei suda sui chilometri tornando a casa.&lt;br /&gt;Mi chiama S e vuole invitarmi a cena da lei per parlare di capo nord. Mi sembra assurdo diventare amico con una 40enne che fa la presentatrice tv, le mie magliette adorate e logore affianco alle giacche dei direttori rai o altri tizi famosi che passano spesso di lì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo pensare all'esame, esame, esame.&lt;br /&gt;Ultimo vero scoglio fra me e le vacanze, mare, NYC, edimburgo, la tesi, la laurea, la libertà dai miei, la mia vita nuova lontano dai libri &lt;br /&gt;e forse più vicino ai treni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-78787744?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78787744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78787744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_07_07_archive.html#78787744' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-78738825</id><published>2002-07-09T10:47:00.000-07:00</published><updated>2002-07-09T10:47:03.950-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>s, che fa la presentatrice, la regista, la mamma e chissà quanta roba ma alla fine è grottesca&lt;br /&gt;mi accoglie, parliamo di capo nord e lofoten, canti partigiani cantati da un gruppo toscano in toni acidi riempiono silenzi brevi. poi beve bianco con tutti noi in terrazzo (su lungotevere e san pietro, il tramonto è un soffio arancione che toglie la vita un istante) e parla di anarchia.&lt;br /&gt;ho i capelli sciolti e bagnati ancora di cloro e doccia, la maglietta Praha comprata al mercato affianco al cimitero ebraico, i pantaloni con le righe sui sandali&lt;br /&gt;-ecco, tu invece saresti proprio un bell'anarchico&lt;br /&gt;-io? ma se sono fascista dentro&lt;br /&gt;le rispondo in un sorriso per vedere che faccia fa, la figlia bionda di 8 anni gioca con la playstation in cucina, il padre è andato via di casa da poco e in giro c'è tutta la sua roba in scatole di cartone scuro&lt;br /&gt;-allora dovrò chiederti di uscire di casa mia&lt;br /&gt;le sorrido senza dir nulla, ha un completo di lino bianco, C alza il bicchiere e ad alta voce:&lt;br /&gt;-noi siamo come ci vuole la padrona di casa!&lt;br /&gt;S ride, ci porta una bottiglia di champagne e ci lascia casa sua per una notte &lt;br /&gt;-a presto ragazzi, ciao "fascista"&lt;br /&gt;-ciao S, a presto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-78738825?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78738825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78738825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_07_07_archive.html#78738825' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-78644477</id><published>2002-07-07T02:20:00.000-07:00</published><updated>2002-07-07T02:20:21.353-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>E io che cercavo di non pensarla, che  mi lasciavo cullare dalle folle della festa dell'unità, un fiume di volti e parole incanalati fra 2 muraglie di stand in plastica bianca.&lt;br /&gt;Pronti a vendere qualsiasi cosa può desiderare un goloso, un alternativo, un affamato, un vanitoso o chiunque abbia un po' di denaro da spendere in tasca.&lt;br /&gt;Io ho comprato un libro che cercavo da tempo, la commessa mi ha attaccato un pippone su Salinger e ho gli altri nella folla.&lt;br /&gt;mi sono messo in mezzo al fiume a guardare avanti e indietro&lt;br /&gt;e finalmente ho visto.&lt;br /&gt;ho visto le facce, i vestiti, gli occhi delle ragazze sui miei e sui pantaloni a righine enormi e bellissimi. ho visto le labbra regalarmi frammenti di vita in tutte le direzioni, i pantaloni bianchi lasciar intravedere desideri, le magliette strette per muscoli gonfi da esaltare.&lt;br /&gt;un momento di grazia quasi. la completa empatia con l'ambiente attorno, con ogni singolo persona di quell'ondata continua.&lt;br /&gt;Mi è venuto in mente Tondelli. La sua descrizione del posto ponte e la sua veglia, consapevole che era nato per raccogliere storie e raccontarle.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-78644477?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78644477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78644477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_07_07_archive.html#78644477' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-78597440</id><published>2002-07-05T15:08:00.000-07:00</published><updated>2002-07-06T01:10:55.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>cercandoci infine ci troveremo.&lt;br /&gt;sfiorandoci senza volerlo avremo un brivido &lt;br /&gt;e non sarà più così facile&lt;br /&gt;non sarà più così liscio&lt;br /&gt;così liberi di lasciarci andare alle parole&lt;br /&gt;ogni sogno potrà diventare una possibilità&lt;br /&gt;ogni paura due labbra vicine che scambiano promesse&lt;br /&gt;ogni mail uno sguardo senza bisogno di altre parole.&lt;br /&gt;ogni istante di quello che sarà potrà avere un sapore ruvido e denso,&lt;br /&gt;che graffia la pelle e fa stringere i pugni&lt;br /&gt;...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-78597440?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78597440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78597440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_30_archive.html#78597440' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-78318617</id><published>2002-06-28T10:03:00.000-07:00</published><updated>2002-06-28T10:03:58.663-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;i&gt;"e qualcosa rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;penso sia l'incipit più potente del mondo.&lt;br /&gt;quando voglio scrivere qualcosa e il cervello è bianco penso a quella frase e nascono le storie mischiate a un pizzico di poesia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;qualcosa rimane, fra le nostre telefonate e il nostro cercarci, fra le sue partenze e i miei abbracci con A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;qualcosa rimane e ci fa stare male. ci fa sorridere di uno squillo e leggere di fretta un messaggio, ci tiene ad un pc, ma ci fa traballare gli equilibri e fa un po' paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;al telefono mi piace la sua voce, inizio a riconoscere il tono e le pause e le parole veloci che dicono 'lasciami parlare!' in un sorriso&lt;br /&gt;penso a quante poche persone parlo con la stessa voglia e le parole che vanno una sopra l'altra e poi si sciolgono e ripartono.&lt;br /&gt;smetto di pensarci subito. la paura che dicevo sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;qualcosa rimane e non dobbiamo dargli per forza un nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;questo weekend credo che porterà qualcosa, io sono pronto...spero&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-78318617?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78318617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78318617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_23_archive.html#78318617' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-78098709</id><published>2002-06-23T09:50:00.000-07:00</published><updated>2002-06-23T09:50:30.873-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La spiaggia era una folla compatta di pelle più o meno scura, più o meno rifatta, più o meno lucida, più o meno tonica, più o meno esposta, più o meno guardata&lt;br /&gt;Affianco a me e A due ragazze quasi anoressiche, senza seno, gambe fianchi sedere perfetti, tutto esposto in un quasi nudismo volgare e violento (tipo tanga, ma davanti e dietro; reggiseno solo sui capezzoli)&lt;br /&gt;nere e sorridenti, nascoste dietro occhiali scuri e un ocheggiare continuo  e petulante, il cellulare squillava di tanto in tanto e di dialoghi me ne sono beccati un paio&lt;br /&gt;-jacopooooooooo, ma quanto te odioooooooooooooooooooo&lt;br /&gt;-stasera nu lo sò che famo, chiamameeeeeeee&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;l'acqua era calda e torbida di un tirreno violentato, nuotavo cercando di chiudere stretti gli occhi e allargare bene le spalle, prendere velocità verso il confine infinito, fra gli azzurri intensi e brillanti che si sfiorano&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;le gocce dense di acqua e sale che cadono sul petto sono un'emozione che sa di libertà e gioia&lt;br /&gt;lasciare scivolare lo sguardo verso riva sul riflesso di un'onda con i capelli sciolti che bagnano le spalle, il gioco dell'infinito andare e venire dell'acqua sulle gambe: gli amici, l'amore, la serenità, il successo&lt;br /&gt;accettare quel gioco o romperlo&lt;br /&gt;scappando verso la spiaggia più arida senza più il rischio di bagnarsi&lt;br /&gt;o tuffandosi con gli occhi chiusi e una fiducia cieca&lt;br /&gt;quasi irrazionale&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-78098709?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78098709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/78098709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_23_archive.html#78098709' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77905171</id><published>2002-06-18T14:11:00.000-07:00</published><updated>2002-06-18T14:11:16.720-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>sto scrivendo un nuovo racconto, si intitola 'biscotti'&lt;br /&gt;ne posto un pezzo e magari anche quelli che seguiranno stanotte o nei prossimi giorni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il telefono squillava già da parecchio quando finalmente si svegliò. Luisa aveva spaccato tutti i telefoni impazziti del suo sogno di calciatori e amiche con la bocca cucita, ma era stato tutto inutile. Il suono acuto e penetrante aveva schiacciato il suo sonno, si era riuscita ad alzare puntando i gomiti e la prima bestemmia sul cuscino. Lampeggiavano le 9:15 sui led rossi della sveglia silenziosa, la luce filtrando dalle serrande chiuse disegnava linee compatte di polvere nell’aria e lasciava indovinare il sole già padrone delle strade nell’afa imminente.&lt;br /&gt;-Sì?&lt;br /&gt;-Buongiorno, servizio attenzione al cliente della Motta, parlo con Luisa Mampana?&lt;br /&gt;-Mhh… sì… che c’è?&lt;br /&gt;-Abbiamo ricevuto un reclamo per dei biscotti, dei frollini del mattino per la precisione.&lt;br /&gt;-sì, ora mi ricordo… mi dica&lt;br /&gt;-Volevo chiederle se può descrivermi meglio il problema che l’ha spinta a reclamare, se gentilmente può dirmi i difetti che ha trovato nei biscotti.&lt;br /&gt;-Ah…mhhh… sì, dunque… diciamo che non erano buoni… sembravano vecchi, ecco, vecchi&lt;br /&gt;-Sì, ho capito. E può dirmi se la confezione era integra, se i biscotti avevano un aspetto diverso da quello illustrato su questa?&lt;br /&gt;-beh, erano più piccoli… la busta era chiusa mi pare&lt;br /&gt;-ho capito, ma in particolare cosa avevano questi frollini? Erano troppo duri? Erano poco fragranti?&lt;br /&gt;-Sì! Esatto, non erano fragranti! Come se fossero vecchi appunto.&lt;br /&gt;-Bene. La ringraziamo per la sua segnalazione e la sua disponibilità. Presto le faremo avere un piccolo dono per scusarci del disturbo e ringraziarla per il suo contributo al miglioramento dei nostri prodotti. Buongiorno.&lt;br /&gt;-Ah, grazie. Ciao&lt;br /&gt;Fragranti, ecco questa doveva usarla più spesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai il peggio era lì. Impossibile ricadere nel sonno alle 9 e mezza, restava solo da trovare le forze per raggiungere la cucina e scaldare il caffè rimasto ad aspettarla dalla caffettiera delle 7 scarse, dalle ciabatte di pezza strascicate fra il bagno e la cucina dai suoi genitori e le loro mezze parole. Un lago eterno e nero, spezzato dal suo cucchiaiano carico di zucchero e voglia di essere lontana da lì. Prendendo un altro frollino si chiedeva se le sembravano fragranti, una risata e il tempo di segnare Motta sul calendario, il pacco del caffè già stretto fra le mani -dov'è il numero verde?-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla strada un sole che non lasciava il tempo di lamentarsi che già ci si ritrovava all'ombra a prendere fiato. I ray-ban anni 70 riflettevano bene raggi uva troppo violenti e sguardi scivolosi sui suoi pantaloncini e il verde militare del top, i passi lenti e impastati alle prime sigarette della giornata la portavano giù per il corso, verso il mare e la casa dove avrebbe trovato Marco.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77905171?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77905171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77905171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_16_archive.html#77905171' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77842820</id><published>2002-06-17T05:45:00.000-07:00</published><updated>2002-06-17T05:59:58.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>E' stato un weekend di merda, buttato fra indecisione e delusione, salvato da un tramonto e una cena d'amici seguita da 3 ore di musica celestiale.&lt;br /&gt;Pat metheny è un angelo con la faccia di stanlio dai capelli lunghi e la chitarra stretta fra le mani. Sa tirare fuori da quelle corde  emozioni palpabili tanto che non servono le parole, D darebbe un dito per scrivere una canzone paragonabile alle sue. Io credo che un giorno ce la farà, quando saprà finalmente innamorarsi e riuscirà a scrollarsi di dosso le paranoie e i pesi che si costruisce da solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo parlato un po' di grenoble e ha fatto una battuta su F che mi ha fatto incazzare molto. Mi sono rifugiato in P e in ciccio, quando un amico mi ferisce cerco di allontanarlo per non distruggere tutto e farmi passare la delusione mista a rabbia. Forse sarebbe stato meglio un bel cazzotto nell'occhio, peccato avere istinti violenti così sottomessi a sentimenti e ragione, a volte mi scaricherei e forse sarebbe mille volte meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P mi ha invitato ad andare a vivere con lui finchè non parte. Mi sembra una cosa grandiosa, ma devo parlarne con i miei e vedere che dicono. La stanza del suo coinqui è abbandonata da giorni e se ne sta solo soletto in un appartamento che se sarà mio diventerà  l'ambientazione dei miei prossimi mille racconti o romanzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ieri sera mi sono addormentato con un incipit in testa per un racconto (non riuscivo a dormire, colpa del caffè+discorso troppo serio di &lt;br /&gt;James -il prete indiano + matto di roma, beve e fuma molto più di me- e non solo):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Le mura della stanza erano così sottili che si sentivano perfettamente le urla dall'ascensore.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E comincia il racconto, tutto ambientato in un appartamento, con queste urla in sottofondo come presenza nera. brrr, sono impazzito? :-) sarà stato il caffè o i discorsi di James in camera sua? Una vista sul teatro di marcello da farmi venire i brividi, la musica classica e una marlboro rossa fumata sulle nostre parole e i suoi deliri.&lt;br /&gt;Però gli voglio bene, mi ha visto giù e mi ha preso da parte come se fossimo amici da una vita. gesti che magari gli amici di una vita &lt;br /&gt;non sanno più fare come una volta e allora ci vuole un james per aiutarti a superare le paranoie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bah, mi son rotto di stare male!! ho voglia di sole e solarità, di gustarmi le cose come non faccio più in tante situazioni, di partire verso F o accoglierti se verrai a roma come hai promesso, di studiare senza quel rompiballe di M che vive la vita come uno stress continuo, di nuotare 100 vasche e sentire il mio corpo vivo in ogni millimetro, di bere birra con diego e ritrovare i suoi occhi e le sue parole, di leggerli e prendere ogni singolo secondo della sua attenzione, perché mi piace, mi manca e mi fa stare bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77842820?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77842820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77842820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_16_archive.html#77842820' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77774185</id><published>2002-06-15T03:48:00.000-07:00</published><updated>2002-06-15T03:48:12.273-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sabato mattina di pace e serenità.&lt;br /&gt;I miei sono partiti e il sole di Roma illumina i miei pensieri e le giornate che saranno.&lt;br /&gt;Un po' di studio e tanta musica e un film, sarebbe meglio il mare, ma devo recuperare un po' di solitudine per legare i pensieri e i movimenti di questa settimana di lenti alti e profondissimi bassi.&lt;br /&gt;Credo che fra i 20 e i 22 anni ogni italiano sano di mente e di corpo sia pronto per andare a vivere da solo. Quando ero in Spagna l'ultima cosa di cui sentivo la mancanza era il letto rifatto da mia madre o il pranzo pronto. Voglio una casa mia, una stanza qualsiasi con altri studenti, un letto dove entrare e uscire e saltare e amare senza due adulti che saranno sempre mamma e papà e da questo non si può scappare più di tanto.&lt;br /&gt;Rapporti strani che si recuperano solo vivendo con uno alla volta, come quando sono tornato dalla Spagna e ho condiviso giornate con mio padre: per la prima volta avevo l'&lt;b&gt;uomo&lt;/b&gt; di fronte ed ero visto come un &lt;b&gt;uomo anche io &lt;/b&gt;oltre che un &lt;i&gt;figlio&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77774185?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77774185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77774185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77774185' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77743580</id><published>2002-06-14T09:09:00.000-07:00</published><updated>2002-06-14T09:10:41.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Un racconto che non è un racconto, ma una lunga mail di delirio notturno per una persona importante che forse finalmente incontrerò. &lt;br /&gt;Si intitola&lt;br /&gt;binario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a F, sempre più vicina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La luce sui binari è filtrata da polvere e sogni. Nei passanti pensieri veloci come le gambe fra treni e biglietti, le parole vomitate dall'altoparlante in una lingua lontana e smozzicata accompagnano i freni che stridono sul ferro stanco.&lt;br /&gt;Gli occhi sono attaccati al vetro da quando si è intravista la stazione, nell'alba sulla città ancora addormentata nelle periferie, sempre più viva e intricata nei palazzi e le strade man mano che il treno si spingeva come una spina verso il centro.&lt;br /&gt;F è riflessa nel finestrino, la luce giovane e timida scalda appena il suo batticuore, il respiro appanna un velo del suo calore sul vetro. F guarda la città immensa e pensa che non è sua, che è troppo per il suo cuore e il suo bisogno di confini controllabili in un giro in bici. -A Grenoble Dani andava sempre in bici- le ha detto P e il primo sorriso è liberato dalla stanchezza del viaggio. &lt;br /&gt;Viaggio sbagliato, l'hanno detto mamma e papà e M e una parte di lei. Ma alla fine sul treno è salita, e quando il fischio ha separato l'immobilità della stazione di Bari dal suo mondo è partita dentro una felicità che conosce. Una felicità di mondi visti veloci attraverso il vetro, di incontri senza progetti fra una poltrona scolorita e un'aria condizionata che è sempre troppo forte o rotta, di tendine tirate bene per cercare un'ora di sonno stretta allo zaino e al pensiero di un binario e l’uomo mai visto che sarà lì per lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P misura i pensieri dalla metro al suo binario. All'andata è una paura di deludere forte, al ritorno la rassicurazione che dietro tante parole e tanta voglia non ci potrà essere altro che loro due. E quindi sarà pieno e chiaro come il primo giorno di vacanza, con gli esami lontani e la certezza che l'inverno è passato, che le giornate saranno lunghe e piene dei rumori, i profumi, i silenzi e i riflessi sognati sui libri quando il cielo sembrava troppo stretto e lontano per quello che si ha dentro.&lt;br /&gt;La moto è intrappolata ad un palo nella catena blu e occhieggia dall'angolo verso via Cavour. La stazione e la strada simbolo dei preparativi inter-rail illuminano il passato e lo sguardo sul futuro. La tessera AIG non sarà mai più nella sua tasca, non salirà mai più quelle scale di via Cavour 34 per comprarla assieme a D o L, ma la stazione sarà sempre parte di lui, delle file interminabili per comprare il biglietto con i soldi e l’entusiasmo stretti in mano, dei suoi viaggi verso gli amici e gli amori lontani, delle alzate impossibili e le fughe con la casa immersa nel silenzio e la gioia presente in ogni riflesso del sole. Come questa mattina di raggi chiari sul cielo sereno della giornata che sarà.&lt;br /&gt;Sono 39 passi dalla metro al binario dove fra un ritardo e un venditore di giornali lei sta per apparire, sono pensieri sui sandali impolverati e le gambe abbronzate, sui pantaloncini militari legati stretti da una cinta troppo elegante, sulla maglietta blu comprata a Madrid quando le giornate erano scandite dall'alba al tramonto e la felicità stava tutta in un appartamento pieno di studenti desiderosi solo di festa e movida. Sono di nuovo 39 i passi verso il mostro strano che porta F qui, quella scatola magica che lascerà uscire quel corpo fatto di parole e pensieri rendendolo finalmente vero, caldo e profumato di sorprese e ore di attesa. &lt;br /&gt;L'orologio segna l'ora che aspetta da una settimana, si accendono le due luci gialle sopra le lettere bianche allineate nella scritta B A R I e il suo respiro si ferma.&lt;br /&gt;E mentre lui è lì, col cuore che si è fermato nell'incertezza del da farsi, con le gambe tese e il casco stretto nella mano destra che la cinghia quasi si spezza nella presa, il mostro strano sbuffa e posa il muso e soffia ancora stanco proprio affianco a lui e le porte si aprono e finalmente può correre. Corre fra i marocchini e i cd di speranza sdraiati a terra, corre fra l'emozione di non sapere cosa fare, corre fra i viaggiatori che scendono lenti e le vecchiette che cercano una mano per la valigia enorme, corre fra le centinaia di mail lette e scritte in notti di mani emozionate e bar schifosi e laboratori regni della chat, corre fra gli impiegati in giacca cravatta 24ore che lo guardano sprezzanti, corre verso un sogno che culla e nasconde per non farsi troppo male, corre sulle sigarette spente d’una notte d'attesa, corre verso lei e sa solo che non ci sarà un abbraccio, né un bacio, né altro, ci sarà il suo mondo raccolto negli occhi di F e le loro mani strette e uno sguardo che cercherà, scaverà, esplorerà ogni millimetro dell'anima per finalmente trovarsi, per poter guardare la vita e prenderla in giro e a parolacce e a baci e a corse e a salti a occhi chiusi e a risate e tutto quello che hanno fatto in due mondi separati e tenuti vicini da un filo che finalmente si stringe perché su quel binario stamattina lo tirano assieme.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77743580?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77743580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77743580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77743580' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77697952</id><published>2002-06-13T07:37:00.000-07:00</published><updated>2002-06-13T07:37:22.716-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Devo studiare ma non ci riesco. L'aria condizionata del laboratorio gela la schiena e le gambe fino ai brividi sui piedi. Vorrei il sole qui fuori sulla pelle e dentro dove giornate inutili stanno accompagnando i miei piccoli, banali problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti grandi scrittori hanno avuto affianco per tutta la vita una donna serena, della categoria 'tranquille' diciamo.&lt;br /&gt;Anche io (pseudo scrittore, grande solo nell'ego) ho sempre avuto affianco donne sin troppo tranquille. Come se le inquietudini della vita, del lavoro, delle parole inseguite e incatenate alla carta avessero bisogno di un porto sicuro dove tornare.&lt;br /&gt;Uno scrittore che adoro -Pennac- nei suoi romanzi, credo molto autobiografici, parla dell'amata come una portaerei. Il suo seno enorme il rifugio sicuro dove planare ogni volta che torna da un'avventura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi chiedo perché nelle mie giornate incontro molto spesso ragazzi di un certo spessore e pochissime ragazze. Forse perché queste sono più introspettive, timide, non hanno bisogno di mostrare al mondo le loro qualità interiori perché tanto quasi tutti cercano solo quelle esteriori, non sanno 'vendersi' bene come i maschietti o forse la nostra società è ancora fortemente maschilista e non hanno spazio o visibilità.&lt;br /&gt;Non so.&lt;br /&gt;Penso ai gruppi di amici che suonano, quelli che hanno un po' di successo. Tutti ometti.&lt;br /&gt;Penso agli amici immersi e affioranti nella politica. Idem.&lt;br /&gt;Penso ai compagni dei viaggi migliori, ai grandi viaggiatori in gruppo o in solitaria che conosco. Idem.&lt;br /&gt;Penso alle persone che sanno reggere un discorso davanti a un tot di sconosciuti con simpatia e senza banalità. Anche qui ometti, ma forse un paio al massimo.&lt;br /&gt;Penso alla scrittura. E qui ci sono finalmente le soprese più belle, Michela, Francesca escono vittoriose dai vari Domenico, Stas, Mattia. Anche se poi quelli che si affermano in prosa son quasi sempre uomini e le donne vengono lasciate libere di dare il meglio nella poesia. Ma perché?&lt;br /&gt;Penso alle persone con cui si può parlare di problemi personali e tirare fuori un consiglio o un sollievo. Qui quasi tutte donne. Sì, pensandoci bene son solo donne o quasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conosco le donne sbagliate? Ne conosco poche? Eppure su internet trovo ragazze che tirano fuori il meglio e sono davvero forti. Allora è timidezza? E' l'apparire che le incatena a qualcosa perché noi solo apparenza sembriamo chiedere?&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77697952?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77697952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77697952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77697952' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77671871</id><published>2002-06-12T15:28:00.000-07:00</published><updated>2002-06-12T15:28:04.610-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Daniele Silvestri spinge le mie mani sulla tastiera.&lt;br /&gt;Vorrei scrivere racconti e storie e mail. Lo studio stronca le mie giornate e raccolgo gli avanzi delle mie forze per pochi minuti di fretta.&lt;br /&gt;Che poi sto studiando intelligenza artificiale e vale la pena di studiarla bene, il mondo è convinto che presto ci saranno automi parlanti e non sanno che in 30 anni di ricerca abbiamo concluso ben poco. In realtà abbiamo ragione io e Damiano,che si dovrebbe partire dalla medusa e dalla formica, prima di cercare di simulare l'uomo.&lt;br /&gt;Ma la comunità scientifica la pensa diversamente e io e lui andiamo avanti da soli, portando la psicologia Gestalt nella visione artificiale. Vediamo se riusciamo a convincerli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77671871?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77671871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77671871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77671871' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77616726</id><published>2002-06-11T10:37:00.000-07:00</published><updated>2002-06-11T10:37:16.666-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>"Dev'essere importante che un giovanotto sempre intento a studiare, a voltar&lt;br /&gt;pagine, a cavarsi gli occhi, facesse la sua grande poesia sui momenti in&lt;br /&gt;cui usciva al balcone o sotto il cespuglio o sul rialto o in verde zolla&lt;br /&gt;(Silvia, Infinito, Vita solitaria, Ricordanze). La poesia nasce non dall'our&lt;br /&gt;life's work, dalla normalità delle nostre occupazioni, ma dagli istanti&lt;br /&gt;in cui leviamo il capo e scopriamo con stupore la vita. (Anche la normalità&lt;br /&gt;diventa poesia quando si fa contemplazione, cioè cessa di esser normalità&lt;br /&gt;e diventa prodigio). &lt;br /&gt;Qui si capisce perché l'adolescenza è grande materia di poesia. Appare a&lt;br /&gt;noi - uomini - come istante in cui non avevamo ancora chinato il capo alle&lt;br /&gt;occupazioni."&lt;br /&gt;C. Pavese, il mestiere di vivere, 16 aprile 1940.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77616726?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77616726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77616726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77616726' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77615586</id><published>2002-06-11T10:07:00.000-07:00</published><updated>2002-06-12T15:29:09.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Un altro pezzetto di laurea in tasca: 3322132233 la sequenza delle risposte trovata sul tavolo scritta a matita da Manolo. Mi chiedo come possa venire in mente ad un prof di fare un esame in due turni senza cambiare le domande. Seconda prova a crociette e seconda copiata scandolosa in cinque anni, mi torna in mente la Spagna e gli spagnoli sconvolti da me e i miei compatrioti presi a scambiarci fogli e foglietti e parole all'esame di electronica ed economia general. Questione di razza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con lei da stasera forse inizierà il lasciarsi col timer. Una settimana o due di non so cosa per fare chiarezza e cercare una verità sfuggente.&lt;br /&gt;Ieri sera abbiamo litigato al telefono per Dio, che non si manifesta chiaramente quando uno ne ha bisogno e lei si incazzava e accusava. Ho cercato di spiegarle che anche se scendesse qui davanti nella luce e nei tuoni senza dubbio non avremmo seguito le sue parole. Presi da un'indecisione cosmica e una mancanza di fiducia che rende arida e veramente vuota la vita. Credo che Dio urli attraverso le persone che incrociamo e quelle che vengono chiamate coincidenze e i sogni e quella voce interiore che ognuno sente e si gira dall'altra parte rifugiandosi in quello che da sicurezza.&lt;br /&gt;Stasera concerto di Daniele e Andrea e lei, speranze e paure si intrecceranno sul jazz e il fumo della notte.&lt;br /&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77615586?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77615586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77615586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77615586' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77600971</id><published>2002-06-11T00:16:00.000-07:00</published><updated>2002-06-11T00:16:20.816-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il cielo è il pulito d'uno schioccare di ali di farfalla. Mi chiedo come sarà possibile intrecciare le giornate dopo aver incrociato tante parole.&lt;br /&gt;Forse non è possibile e fra me e F rimarranno solo parole strette che quasi esce il sangue, una goccia è caduta su un fiore stanotte.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77600971?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77600971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77600971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77600971' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77578475</id><published>2002-06-10T13:16:00.000-07:00</published><updated>2002-06-10T13:16:42.820-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ancora le punte dei capelli bagnate dalla doccia post piscina. Ho mangiato poco a pranzo e girava la testa, due semisconosciuti del nuoto si sono fatti in quattro per una bustina di zucchero e mi hanno coccolato come un figlio per una stupidaggine. Ma mi hanno sopreso e ora sono diversi da due corpi seminudi e fintogentili come tanti altri.&lt;br /&gt;Passo le dita sulle ciocche umide e si bagnano appena, sul collo sono fresche e accompagnano questi minuti di euforia.&lt;br /&gt;Andrea, uno dei miei amici più amati, è tornato; domani sera sarà al concerto con noi e io sono felice. Si è fidanzato con una tedesca di Berlino, finalmente innamorato e corrisposto e io sono davvero FELICE per lui. Andrea è un riflesso di me senza la mia lei e con tanti problemi in più. Una crisi depressiva l'anno scorso e io il primo ad essergli accanto, nei discorsi come nelle preghiere.&lt;br /&gt;Ora è felice, l'erasmus ha cambiato la sua vita e il pensiero vola a F.&lt;br /&gt;La mia giovane amica F che fra un anno sarà in Francia, erasmus come Andrea e come me due anni fa.&lt;br /&gt;F con le caviglie scoperte stasera, su tacchi incerti e sorrisi sinceri intorno al tavolo della famiglia. il cellulare che squilla e vibra forse e ancora quel romano che la cerca e la insegue.&lt;br /&gt;Follia di un rapporto dove fra me e F non c'è nulla e c'è tutto. C'è un rapporto che si può ripetere in un minuto con chiunque in tutta italia e c'è tutta l'esclusività di noi due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domani un altro mezzo esame e saranno due e mezzo, forse ho vinto un viaggio in scozia pagato dall'uni e devo capire se accettare o no, rinunciando alle vacanze con lei o a un mese da sogno pagato a fintoimparare inglese bevendo birra e sentendomi vivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77578475?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77578475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77578475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77578475' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77538311</id><published>2002-06-09T14:26:00.000-07:00</published><updated>2002-06-09T14:26:58.733-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Chiedo tempo.&lt;br /&gt;Ho guidato 7 ore su una striscia d'inferno, il sud è diviso dal nord da una strada più che da mille problemi o luoghi comuni.&lt;br /&gt;La salerno-reggio calabria è stato il mio inferno in terra per un'ora venerdì e due ore oggi pomeriggio, il sud è più lontano di quello che desidero, ma devo accettarlo.&lt;br /&gt;E' una notte di merda, di quelle che andrebbero vissute lentamente e assaporate, invece di infilarsi nel letto e cercare di dormire sul dolore.&lt;br /&gt;Certe mail possono far male e quella che ho trovato oggi spezza un filo. Un filo che volevo sciogliere o stringere in un incontro e invece è spezzato in una notte. Bruciato, calpestato.&lt;br /&gt;Perché è facile distruggere, lavare in nero le emozioni e le immagini costruite assieme.&lt;br /&gt;Questo vuole F, è il suo bene, forse un giorno anche il mio.&lt;br /&gt;Prendo il mio tempo per l'omicidio, una piccola cerimonia, il funerale. E poi sarò pronto per una 'bella amicizia', per mail piene di nulla per poi arrivare ai forward e ai biglietti di natale e pasqua.&lt;br /&gt;Un po' di tempo, per buttare tutto nel nero e lasciarlo lì a marcire.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77538311?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77538311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77538311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_09_archive.html#77538311' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77459342</id><published>2002-06-07T05:37:00.000-07:00</published><updated>2002-06-07T05:37:57.163-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Parto per tre giorni in Basilicata.&lt;br /&gt;L'esame stamattina è andato bene e ho bisogno di tre giorni con lei.&lt;br /&gt;Buon weekend.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77459342?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77459342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77459342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77459342' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77435746</id><published>2002-06-06T15:02:00.000-07:00</published><updated>2002-06-06T15:02:19.196-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono riuscito a mettere i commenti e solo chi ha li ha messi con lo stesso sito che uso io sa quanto è stata dura (minuti di tensione alle 18.00 in punto per prendere uno dei 25 contatori messi in palio ogni sei ore).&lt;br /&gt;Giornata piena di lavoro e vuota di me. Una cena a casa della mia ragazza, genitori gentili e cucina abbondante.&lt;br /&gt;Mi son sempre chiesto cosa deve pensare il padre di una ragazza quando questa porta in casa un uomo. Io farei pensieri fastidiosi e mi starebbe un po' sul cazzo questo tizio che chissà cosa combina con la mia bambina.&lt;br /&gt;Sarei un padre terribile? Forse, di quelli che non fanno mettere la gonna corta a 15 anni e obbligano le figlie a fughe a casa delle amiche o stravolgimenti volanti in ascensore. Forse sarei solo un padre consapevole degli ormoni di un ragazzo a 16 anni e del fatto che per essere attraenti non serve per forza la gonna corta o il nude look.&lt;br /&gt;Ma queste sono cose che una 15enne non sente, o almeno credo. Vagli a spiegare la sensualità di uno sguardo o di una frase, con lei tutta piegata sui suoi brufoli e l'amica più figa o più sciolta con gli uomini che ha fatto sempre qualche passo in più.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Brrr...&lt;/i&gt;se una donna leggesse queste righe forse mi vorrebbe morto, visioni stereotipate figlie della tv e qualche racconto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi torna in mente una mia amica, si lamentava con una che aveva scritto un racconto (racconto di &lt;b&gt;merda&lt;/b&gt;, scusate) dicendole:&lt;br /&gt;-vedi, io vedo che c'è un'amicizia fra queste due donne, ma tu non me la fai vedere, non me la racconti. ma io vorrei un'amicizia fra donne raccontate da una ragazza, perché questi qua non sanno proprio scrivere nulla sull'amicizia, anzi non ne sanno nulla!-&lt;br /&gt;Certo, scaricava il racconto di merda su noi ometti insensibili, ma in realtà le stava dicendo che il racconto non andava, gli stava incartando una bocciatura nella stagnola e ci riusciva benissimo.&lt;br /&gt;Io quel pomeriggio -s.saba, sala grande, sabato romano di due anni fa- ho visto due donne che si intendevano su qualcosa che io non conosco e -come avete letto sopra- forse non scoprirò mai.&lt;br /&gt;Perché sono così diverse che davvero resteranno un mistero: competitive fino all'anima, pronte a 'morire per' o uccidere la migliore amica di sempre nel giro di poche ore, etc etc&lt;br /&gt;Noi ometti siamo più piatti forse -ti piace a te X? allora non ci provo, vai- o viceversa. Le donne sono più un nemico o un bene comune  che qualcosa su cui scannarsi (stiamo parlando di approcci e non di corna però, altrimenti cambia tutto).&lt;br /&gt;Non so. Ci vorrebbe il commento di una donna.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77435746?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77435746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77435746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77435746' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77412851</id><published>2002-06-06T02:52:00.000-07:00</published><updated>2002-06-06T02:52:52.450-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ancora dal laboratorio. Ho messo a sinistra i blog che ho iniziato a leggere.&lt;br /&gt;Perché pian piano viene la voglia di conoscere gli altri folli che condividono pezzi di vita e pensieri. E ci si ritrova uniti da una serie di link colorati, uno verso la vita dell'altro, guidando le nostre connessioni attraverso storie che diventano sempre più intime. I volti prendono contorni fatte di parole, di aneddoti, di deliri e più aumentano i giorni e più si sente una complicità, quasi un'amicizia cieca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi ho seguito la mia ultima lezione. Tre esami e una tesi di sei mesi almeno, poi sarò &lt;i&gt;ingeniere&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;In aula ero quasi emozionato, il prof parlava ma dietro le sue parole ridondanti io pensavo che non chiacchiererò più con un amico per ore con lo sguardo su quel vuoto della lavagna, che le mie giornate non saranno mai più scandite da una parentesi quotidiana che dava un buon motivo per scappare di casa e un senso alle settimane vuote.&lt;br /&gt;Sono 5+3+5+5 anni che la mia vita è scandita dalle lezioni. Da settembre a giugno in una circolarità che mi spaventa abbandonare.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77412851?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77412851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77412851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77412851' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77388527</id><published>2002-06-05T13:31:00.000-07:00</published><updated>2002-06-05T13:31:34.066-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Complesso da pagina bianca.&lt;br /&gt;Nelle scuole di scrittura creativa per superarlo mettono in mano carta e penna e nell'aria una musica qualsiasi 'seguite la musica, senza inibizioni, se non vi viene nulla in mente scrivete "&lt;i&gt;non mi viene nulla in mente&lt;/i&gt;", scrivete scrivete scrivete e avrete già una storia o un personaggio'&lt;br /&gt;Io ho molta fortuna. Mai avuto paura della pagina, &lt;i&gt;tutte le grandi idee iniziano da una pagina bianca&lt;/i&gt;, urla in spagnolo una di quella cartoline da discopub raccolta a Madrid. Perché la musica la accendo ma dopo pochi secondi non c'è già più. Ci sono sogni e fantasmi e le dita che scivolano sulla plastica grigia e sui pensieri della giornata, le immagini che lasciano un segno qualsiasi che merita di essere raccolto, le storie incrociate fra aule, strade, pub e chiese.&lt;br /&gt;Una grande scrittrice ha lasciato un saggio sui racconti brevi che fa scuola da non so quanti anni, una frase su un post-it giallo sotto il mio monitor "se cominci da una personalità vera qualcosa accadrà per forza".&lt;br /&gt;'I ferri' l'ho scritto così, partendo da Andrea, il suo cane e i nostri 16 anni (per gli ultimi arrivati è il primo racconto postato, lo trovate in fondo o forse già in archivio)&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Personalità.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Vorrei che &lt;b&gt;tu&lt;/b&gt; che leggi &lt;b&gt;ora &lt;/b&gt;riuscissi a definire la tua personalità in cinque righe. Non banalità come 'la gente dice che sono simpatico' o 'mi piace stare con gli amici'. Tutta qui la nostra personalità? Siamo così &lt;b&gt;piatti&lt;/b&gt;?&lt;br /&gt;Penso che molti leggano narrativa o vedano film per capirsi. Per riconoscersi in un personaggio e dire &lt;i&gt;Eccomi!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Sempre meglio di quelli che prima scelgono il personaggio e poi lo inseguono, eh! Ma quelli a 24 anni non li incontro più, fanno parte dell'infanzia e quel mondo di miele e veleno che è l'adolescenza.&lt;br /&gt;Personalità.&lt;br /&gt;Quanto siamo &lt;b&gt;noi &lt;/b&gt;e quanto siamo riflesso dei nostri genitori, della nostra famiglia?&lt;br /&gt;Vi siete mai trovati a fare un gesto, un gesto vostro, uno di quelli che nella comitiva o al lavoro fate &lt;b&gt;voi &lt;/b&gt;e gli altri sorridono o vi riconoscono, una battuta, un modo di dire, un atteggiamento e poi... tornate a casa e lo ritrovate in vostro padre o un'altra persona che fa parte del vostro passato?&lt;br /&gt;A me è capitato. E nel momento in cui l'ho riconosciuto ci sono rimasto male, ma mi sono anche sentito &lt;b&gt;libero&lt;/b&gt;, un po' più &lt;b&gt;me stesso &lt;/b&gt;finalmente. &lt;br /&gt;Un po' più consapevole di quello che sono e quello che sarò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77388527?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77388527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77388527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77388527' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77382636</id><published>2002-06-05T10:53:00.000-07:00</published><updated>2002-06-05T10:53:25.426-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Pochi minuti rubati.&lt;br /&gt;A cena c'è gente e i miei chiamano già da un po'. Vorrei segnare su queste pagine inconsistenti lo scambio di battute inutile oggi con Ste.Il suo ragazzo sconvolto da uno che si è girato una canna sotto i suoi occhi. Sabato notte. Ad un falò. Se gliela avesse offerta se ne sarebbe andato indignato (!). Io me la guardo, cerco di capire se scherza.&lt;br /&gt;A Roma le canne ci sono, ragnatela invisibile di compratori e spacciatori e fumatori silenziosi e grammi nascosti e ostentati e tiri scroccati e offerti a quella carina.&lt;br /&gt;Possibile rimanere 'offesi' da uno che si gira una canna sotto i propri occhi?&lt;br /&gt;Sono forse cresciuto in mezzo ai fattoni e penso scontate assurdità?&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77382636?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77382636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77382636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77382636' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77335909</id><published>2002-06-04T09:45:00.000-07:00</published><updated>2002-06-04T09:45:55.783-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;i&gt;Incredibile&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Oggi una decina di persone hanno letto queste righe. La cosa mi sorprende e mi lusinga, l'ego può involarsi fino a sbattere contro il soffito e finalmente tornare giù, pensando che in fondo queste anime pie e perse per la rete non hanno possibilità di critica o commento. &lt;br /&gt;Quindi c'è poco da esaltarsi ma, al contrario, da preoccuparsi un po' che qualcuno possa stare davanti al pc a sbellicarsi o a pensare &lt;i&gt;'questo è un cretino' &lt;/i&gt;o &lt;i&gt;'un esaltato'&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Ma ormai il diario è partito e non credo smetterò presto. Perché non tenevo una sorta di diario da 4 anni e perché condividere certe cose con voi apre delle &lt;b&gt;&lt;/b&gt;strade che affascinano. Potrebbe spuntare una persona che porta il consiglio o la critica giusta alla mia vita. Potrebbe spuntare una persona che scrive e mi manda un suo racconto. Potrebbe accadere qualsiasi cosa e questo fa superare la timidezza e portare avanti le parole.&lt;br /&gt;Uno dei blog che mi ha convinto ad aprire queste pagine (quello di &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/"&gt;&lt;b&gt;Luca&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;) mi ha risposto ad una mail e mi metterà nei link. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.bloggando.com/"&gt;Bloggando &lt;/a&gt;mi ha linkato. &lt;a href="http://www.blog-it.net/"&gt;Blog.it &lt;/a&gt;mi ha linkato. Grazie della fiducia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra pochi giorni potreste essere una decina a leggere queste righe, come &lt;b&gt;100&lt;/b&gt;, come &lt;b&gt;zero&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Strade che si aprono e si chiudono dietro un link seguito o meno, la voglia di perdere 10 minuti o di trovare un amico, il desiderio di andare oltre i siti commerciali e intrecciare le parole di una persona che forse resterà per sempre uno sconosciuto.&lt;br /&gt;Io vi aspetto.  &lt;br /&gt;E intanto edito un racconto per proporvelo al più presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77335909?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77335909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77335909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77335909' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77303357</id><published>2002-06-03T14:40:00.000-07:00</published><updated>2002-06-03T14:46:27.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>un'amica mi ha scritto:&lt;br /&gt;&lt;i&gt;'Vorrei essere + concreta e razionale.&lt;br /&gt;Vorrei riuscire ad essere più superficiale.&lt;br /&gt;Non lo vorrei mai essere!!!!&lt;br /&gt;Sono un impulsiva, va bene anche se non va bene!'&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;da quando ho casini con la mia ragazza mi urlo molto spesso: &lt;i&gt;vorrei essere più tranquillo, sapermi godere quello che ho senza mai cercare il massimo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;poi ho parlato con un amico e mi ha detto cose importanti, fra cui una frase banalissima: 'sbagliando si impara'.&lt;br /&gt;mi sono lasciato con la mia ex di tanti anni fa pensando 'vorrei averti incontrato a 30 anni per stare insieme per sempre' convinto che a quell'età sarei stato "tranquillo".&lt;br /&gt;ora con lei penso lo stesso.&lt;br /&gt;che significa? che sbagliando non impari la &lt;i&gt;morale&lt;/i&gt;, ma &lt;b&gt;conosci te stesso&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;io sono così e lo sarò a 31 anni come il mio amico, a 40 o a 50 e quindi &lt;b&gt;ORA &lt;/b&gt;devo capire se con lei è solo la mia indole irrequieta o se veramente è finita. &lt;br /&gt;questo sta uccidendo le mie giornate una sull'altra, fino a un quando che ancora non so.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77303357?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77303357'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77303357'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77303357' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77285248</id><published>2002-06-03T06:07:00.000-07:00</published><updated>2002-06-03T06:07:14.576-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>40 pc che ronzano e qualche minuto rubato al lavoro.&lt;br /&gt;Fare il borsista all'uni è un lavoro malpagato e inutile, ma potrebbe arrivare a coprire il mio viaggio a NY e allora va bene così. I pc ronzano, gli erasmus controllano la posta, qualche maniaco chatta da 5 ore e andrà avanti fino alle 18.&lt;br /&gt;Che anche oggi con Federico dicevamo proprio questo, che la nostra generazione ha problemi a comunicare. E allora via a chat, email, sms, telefonate su telefonate. In una discoteca almeno il 90% va per rimorchiare o conoscere nuova gente, vorrei sapere quanti tornano a casa soddisfatti.&lt;br /&gt;L'aria condizionata spacca la schiena, l'Italia vince 2 a 0 e mezza università è chiusa in un'aula con un 14 pollici e un'ottima scusa per non studiare. Non sono riuscito a trovare la partita online ed è un buon segno, non sono ancora riusciti a far diventare internet una televisione da infiniti canali come in tanti temiamo. Continuano a girare tante parole e spazi come questi, dove circolano le idee e il confronto fra persone.&lt;br /&gt;Giornata calda e stanca, vorrei sapere se ho vinto la borsa di studio per la scozia questa estate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77285248?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77285248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77285248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77285248' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77250098</id><published>2002-06-02T07:10:00.000-07:00</published><updated>2002-06-02T07:10:51.453-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Odio le domeniche pomeriggio. Quando la coscienza ti spinge a fare qualcosa e la noia ti inchioda ad un pc. Quando il telefono squilla solo per rompipalle o gente che non vorresti mai sentire.&lt;br /&gt;Fa troppo caldo oggi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77250098?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77250098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77250098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77250098' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77246635</id><published>2002-06-02T02:41:00.000-07:00</published><updated>2002-06-02T02:41:31.960-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>ho dormito poco.&lt;br /&gt;un telefono ha squillato qualche ora fa e il vino di ieri sera ha fatto il resto. &lt;br /&gt;troppo vino forse.&lt;br /&gt;è che ai falò il fuoco chiama intimità e l'intimità troppo spesso è accompagnata dal vino, oltre ai baci, le carezze, gli sguardi fra i riflessi delle fiamme.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77246635?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77246635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77246635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_06_02_archive.html#77246635' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3549780.post-77217540</id><published>2002-06-01T05:49:00.000-07:00</published><updated>2002-06-01T05:49:28.190-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Bentrovati, vi posto il primo racconto per inaugurare questo spazio. Scritto stamattina in un'oretta di voglia di scappare dallo studio. Si intitola 'i ferri' ed è dedicato ad Andrea "Mubby", con una citazione di Raymond Carver nella prima frase, quasi un omaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i ferri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavo al bancone del latte quando riconobbi Andrea. Lui doveva avermi già riconosciuto dietro i segni degli anni perché mi guardava e sorrideva. Io dovetti scavare le sue guance per riconoscere il viso sottile e adolescente, togliergli il completo grigio e cravatta per ritrovare i pantaloncini della nike, quelli che portava da aprile a ottobre e stringevano le gambe corte e grosse. Ci siamo abbracciati un buon minuto davanti a quel bancone del latte, poi abbiamo scambiato due parole sul nostro aspetto e i numeri del cellulare, increduli nel vederci così contenti del nostro rincontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla cassa ho cominciato a chiedergli dei nostri amici della comitiva, il quartiere che non frequentavo già da alcuni anni e dove Andrea ancora accompagnava serate all’unico pub a lunghe passeggiate col cane. Il suo cane nero e grosso, col pelo lungo che si inzuppava nei nostri discorsi verso la campagna, nel prato del quartiere residenziale che lasciava spazio all’erba alta e le parole infinite dei 16 anni. Andrea raccoglieva i nomi e la spesa dal carrello: l’amico matto che finito metalmeccanico a Bologna fra il latte light e la bresaola, il Boccia pilota nell’aeronautica militare, il Pollo con una figlia di due anni e viveva con la donna fra gli squot di Londra e la casa dei genitori di lei a Centocelle, ricotta, insalata e cocacola senza caffeina. Mi ha chiesto del lavoro e controvoglia ho detto qualcosa sulle ore al computer a scrivere i dati dei miei assicurati, le giornate messe in fila fino al venerdì e a qualche viaggio decente. Disse che mi capiva, che lui non poteva lamentarsi ma il tempo per la ragazza e gli amici lo trovava giusto al supermercato il sabato mattina. Mentre uscivamo ci scambiammo le intenzioni e le idee per la serata, nomi di locali e di persone che avevano tenuto le nostre strade separate quegli anni. &lt;br /&gt;–Andrea ma tu ci passi ancora in gelateria ogni tanto? Chi è rimasto?-&lt;br /&gt;-lascia stare… ogni volta rischio la depressione-&lt;br /&gt;-mica avrà chiuso?-&lt;br /&gt;-no, no, c’è tutto: Mario alla cassa con la sigaretta, i motorini parcheggiati davanti uno sopra l’altro... sono tutti i pischelli davanti che mi fanno paura, non conosco una faccia e stanno seduti sui vasi e mi guardano sprezzanti, identici a come stavamo noi-&lt;br /&gt;-oh cazzo, stiamo proprio invecchiando!- e ci siamo messi a ridere posando le buste e accendendo una sigaretta assieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea ha spento rapido il mozzicone e raccolto una busta –dai, si potrebbe uscire insieme una sera-, concordai che era sacrosanto nel parcheggio davanti al supermercato, le buste strette a segnare il palmo, un sorriso che scacciava la cortesia e cercava di dire ‘vediamoci davvero però’. Mentre ci stringevamo forte la mano gli chiesi se era ancora in vespa e lui indicò sconsolato una smart blu e nera, gli diedi del traditore e una leggera spinta sul suo equilibrio schiacciato dalle buste stracolme e ridemmo forte. Raccolsi la busta nella destra e lo invitai a seguirmi, che dovevo fargli vedere una cosa un minuto. &lt;br /&gt;–non è come andare sulla tua vespa senza casco col 150 e la polini sotto, ma meglio che chiudersi in una scatola!- mentre gli mostravo il mio scooterone con parabrezza, bauletto e tutto, ma almeno erano ancora due le ruote. Andrea posò le buste e iniziò a girarci attorno facendo complimenti, che lui la vespa mica l’aveva buttata e stava ancora nel garage del padre e prima o poi l’avrebbe rimessa a posto. Lasciai le buste a terra anche io e sfilai la catena –dai provala un attimo, mica ti sarai dimenticato come si piega!- infilai la chiave fluida, feci soffiare il motore leggero. Andrea sorrise, disse –aspetta, qui balla il parafango, ce l’hai i ferri nel bauletto?-, posò la giacca piegata bene sulle buste, chiese una 10 e un cacciavite a stella.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3549780-77217540?l=fotodivita.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77217540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3549780/posts/default/77217540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fotodivita.blogspot.com/2002_05_26_archive.html#77217540' title=''/><author><name>Paolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00260050897165033635</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
