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6.25.2003 :::
 
Da un incontro con uno scrittore molto in gamba, un frammento del suo discorso sulla scrittura.
(non metto il nome altrimenti spunta fuori con google e poi magari si incazza pure).

"Se siete qui, immagino che siate interessati alla scrittura. C´è sempre un dibattito sulle scuole di scrittura creativa, su quanto possano insegnare a scrivere, su quanto possano insegnare a migliorarsi. L´importante di queste scuole, oltre che la bravura dei docenti, siete proprio voi.
Nel senso che chi entra qui dentro, e lo fa già da piccolo scrittore, ha un suo "ingombro" che va messo da parte: ognuno di voi avrà un suo romanzo e chissà cos´altro nei cassetti. Dimenticatelo.

La domanda fondamentale che vi dovete fare è questa: io sono un dilettante o un professionista della scrittura?
Non è che dovete rispondere adesso, o domani, prendetevi il vostro tempo. Ma è questa la domanda fondamentale.

Il problema di molti, troppi, nella scrittura è che scrivono quello che vivono nel momento in cui lo vivono.
Nel senso che, siccome si scrive quasi sempre di botte in testa, di bastonate, di problemi, di rapporti umani, mentre li vivono o appena prima di viverli, si rifugiano nella macchina da scrivere, mentre il problema è ancora lì, irrisolto: io sono di là che scrivo, mentre nel mio tinello il problema è enorme, e probabilmente quando avrò finito di scrivere sarà anche difficile recuperarlo.
Il dilettante fa questo. Nel senso che il dilettante scrive quello che vive, senza schermo. Rimette sul libro quello che sta vivendo.
Il professionista no, prima risolve il problema, ne esce anche con le ossa rotte, se è il caso, ma non scrive quando prende le bastonate. Perché quello è il suo lavoro, e non può permettersi di portare sulla pagina i suoi problemi, perché la pagina rimane, e un domani si vedrà se ha fatto questo. Attenzione, non vuol dire che il professionista guadagni di più o sia più famoso, che ci sono tanti dilettanti che scrivono cose stupende, e che guadagnano un sacco di soldi: il problema è un problema di metodo.
Non si scrive quando si ha il vento in faccia, tutto qui.
Perché se scrivi credi di aver risolto il problema, in realtà non lo hai risolto, tu ti fai il tuo libro, lo porti a un editore: se te lo pubblica sei contento, e comunque non è cambiato un cazzo, perché tanto il problema sarà poi venderlo, e poi fare il libro dopo; se invece l´editore dice che il libro fa schifo, allora sei morto, ti ritrovi con un problema non risolto e un libro che fa schifo.
Terribile."

::: trovavo il tempo di scrivere alle 2:13 AM




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