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5.20.2003 :::
 
Ho letto un interessante articolo di Christian Raimo, un giovane scrittore di Roma che sto bene o male frequentando in queste settimane, lo trovate qui, e ho provato a rispondergli sul forum della case editrice. Riporto qui le considerazioni, magari potranno interessare qualcuno che poi si unirà alla discussione e così via.

"Inizi con una citazione di san Paolo, e te ne riporto un'altra sua, abusata ma a me molto cara, che temo c'entri molto con la faccenda: "Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato."

Nella prima parte, quando scrivi certe cose sulla nostra generazione (sono del '78), forse trascuri due aspetti a mio parere centrali: l'adolescenza allungata fino agli X anni (con x maggiore di 30) che va a braccetto con l'esaltazione dell'edonismo.
Temo di andare a finire sul sociologico, cosa che non mi appartiene, ma queste sono le due direzioni dove io ho sbirciato per rispondere alle domande che poni all'inizio, tanto che ci ho scritto un romanzo che finisce proprio con la citazione qui sopra.

Aggiungerei dunque un altro spartiacque, come lo chiami tu, ai 3 elencati: siamo una generazione straviziata.
Quindi genitori benestanti o più, con tanti dei quali che neanche hanno intravisto le ristrettezze degli anni intorno alla guerra, quasi tutti lontani da controlli rigidi su orari e libertà sessuali dei figli. E quindi, come il bambino che non becca mai uno schiaffo e non conosce i confini, c'è il rischio di vagare in questo mare di libertà e possibilità, cercando disperatamente spicci di divertimento o intrattenimento, magari nascosti dietro il dito di una facoltà universitaria.
E sai quale è secondo me la peggiore conseguenza di tutto sto pippone? L'indecisione. La mancanza di capacità di prendere decisioni-responsabilità-etc. E quindi giù di desiderio di post e neo che aggiustino tutto, o perlomeno lo smuovino per far muovere qualcosa.

Sorvolo quasi la seconda parte, il tema della nostalgia. Solo sottoscrivo il tutto e aggiungo la cosa peggiore che ho visto riguardo alla nostalgia del passato: persone che riguardano la storia con l'ex di turno e cercano di far ritornare a tutti i costi quella situazione, non rendendosi conto che le cose CAMBIANO, in maniera direi abbastanza inesorabile. Inutile sottolineare come questa difficoltà a mandare giù i cambiamenti sia collegabile all' "adolescentismo" di cui sopra.

Mi sembra che alle tue domande su come sia possibile che riusciamo ad accettare così con nonchalance feticci e schifezze varie rispondi perfettamente subito dopo, in particolare con la felice espressione: abbiamo da fare con i cazzi nostri. Certo, c'è sempre questo rischio di generalizzare, ma se prendo il mio collega qui davanti e gli chiedo perché non si iscrive al sindacato già so la risposta: la sfiducia completa nelle istituzioni, nelle organizzazioni che non puntano all'individualità ("cioè, io sono un cazzo di cav. jedi e ho la forza, IO." oppure: "IO posso stare meglio con la religione orientale X, IO."), sfiducia anche comprensibile calcolando che siamo cresciuti con una tangentopoli di mezzo (che ne dici?) e inoltre convinzione radicata che la felicità (quindi il divertimento) passi per l'attenzione al proprio ombelico.

Ultime domande, e che fare come narratori?
Beh, io per ora la risposta che mi sono dato e che porto avanti è quella del prendere una posizione chiara e raccontare perché secondo me è una che vale la pena di portare avanti o perché altre fanno danni.
Mi sembra banale scriverti che si può essere "embedded" per certi aspetti (la camicia bianca che porto ora, per esempio) vivendo però le cose con la coerenza e la carica critica della propria scelta, e quindi raccontandola.

A presto,

Paolo"

::: trovavo il tempo di scrivere alle 9:04 AM




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